A Polistena la protesta si allarga, 2400 cittadini firmano la diffida all’Asp di Reggio Calabria. La Di Furia li denuncia utilizzando il decreto sicurezza. In migliaia si iscrivono al comitato per difendere la libertà di protestare
Apr 01, 2026 - redazione
Protestano in 2400 per la sanità, l’Asp li denuncia: scontro a Polistena sul diritto di manifestare
Può sembrare una vicenda locale, circoscritta alla realtà di Polistena, ma in realtà tocca un tema molto più ampio: il rapporto tra istituzioni e cittadini, e il diritto di protesta in un contesto sempre più delicato.
Al centro della polemica c’è la decisione dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria di denunciare per calunnia i componenti del Comitato per la tutela della salute di Polistena, supportato da ben 2400 cittadini. Un atto che ha immediatamente acceso il dibattito pubblico: dov’è finito il diritto di manifestare?
La protesta e la mobilitazione popolare
Il comitato nasce nei mesi scorsi per difendere l’ospedale di Polistena, in particolare per scongiurare la chiusura del reparto di Anestesia e Rianimazione, fondamentale per garantire la continuità delle attività sanitarie.
A dicembre, i cittadini avevano organizzato sit-in e iniziative pubbliche proprio davanti al presidio ospedaliero. Una mobilitazione partecipata e determinata che aveva prodotto anche effetti concreti: pochi giorni dopo, il Consiglio regionale aveva approvato una norma per consentire il richiamo in servizio dei medici in pensione, nel tentativo di tamponare l’emergenza personale.
La diffida e la risposta dell’Asp
Nelle scorse settimane, il comitato ha fatto un ulteriore passo: una diffida formale inviata all’Asp e anche alla Procura della Repubblica di Palmi, sottoscritta da 2400 cittadini, con cui si chiedeva l’attivazione di alcuni servizi essenziali e risposte entro 30 giorni.
La reazione dell’azienda sanitaria, però, è stata durissima.
Il direttore generale Lucia Di Furia e il direttore amministrativo Maddalena Berardi hanno risposto con una lunga nota di diciassette pagine, in cui rivendicano il lavoro svolto per migliorare i servizi sanitari, ma soprattutto contestano il contenuto delle comunicazioni del comitato.
Secondo i vertici dell’Asp, le note stampa sarebbero “diffamatorie” e tali da ingenerare “allarme nella popolazione”. Da qui la decisione di presentare denuncia per calunnia, ipotizzando conseguenze penali che potrebbero arrivare fino a sei anni di carcere.
Un caso che va oltre Polistena
La vicenda si inserisce in un clima nazionale già teso sul tema della sicurezza e dell’ordine pubblico. Il recente decreto sicurezza – criticato da più parti – introduce infatti misure come il Daspo urbano, limitazioni alla partecipazione a manifestazioni e un inasprimento delle pene per proteste non autorizzate.
Secondo molti osservatori, si tratta di un quadro normativo che rischia di comprimere gli spazi di partecipazione democratica, pilastro fondamentale della Costituzione italiana.
Il nodo politico e democratico
Il caso di Polistena apre dunque interrogativi profondi: è legittimo che cittadini organizzati, che rivendicano il diritto alla salute, possano essere denunciati per le loro iniziative? Dove si colloca il confine tra critica, denuncia pubblica e reato?
Da una parte, l’Asp rivendica la tutela della propria immagine e la necessità di evitare allarmismi. Dall’altra, il comitato e i cittadini parlano di un’azione intimidatoria, che rischia di scoraggiare la partecipazione civica.
Una vicenda ancora aperta
Lo scontro è tutt’altro che concluso. Nei prossimi mesi saranno probabilmente la magistratura e il dibattito pubblico a stabilire se si è trattato di un eccesso nella protesta o di un uso improprio dello strumento penale da parte dell’ente sanitario.
Nel frattempo, a Polistena resta una domanda destinata a pesare ben oltre i confini locali: difendere la sanità pubblica può diventare un rischio penale?




