Sanità, il caso Polistena, interrogazione senato, Minasi, scuote la politica: “Chi vuole far tacere chi difende i pazienti?”
Set 14, 2026 - redazione
Sanità, il caso Polistena, interrogazione senato Minasi, scuote la politica: “Chi vuole far tacere chi difende i pazienti?”
La vicenda dell’ospedale spoke di Polistena torna a scuotere la politica calabrese e nazionale. E lo fa con una domanda che, più di tutte, meriterebbe una risposta chiara: chi ha interesse a indebolire chi si batte per la sanità pubblica?
A riaccendere i riflettori è l’interrogazione parlamentare presentata al Senato dalla senatrice della Lega Tilde Minasi. Una presa di posizione che, secondo i promotori delle battaglie a difesa dell’ospedale, avrebbe però finito per sollevare più interrogativi di quanti ne abbia chiariti.
Il punto centrale riguarda le denunce presentate dall’ASP e dal comitato per la tutela della salute e, soprattutto, il mancato intervento – secondo quanto denunciato – delle procure calabresi, compresa quella di Palmi. Da qui nasce una domanda politica inevitabile: perché si chiede conto all’autorità giudiziaria calabrese delle sue iniziative, mentre contemporaneamente la Procura di Messina avrebbe acceso i riflettori sul direttore di “Approdo” e sul comitato che si è battuto per la tutela della salute?
È una questione delicatissima, sulla quale ogni eventuale responsabilità dovrà naturalmente essere accertata nelle sedi competenti. Ma proprio per questo la politica dovrebbe pretendere massima trasparenza, non silenzi.
La vicenda di Polistena, infatti, non riguarda soltanto un ospedale. Riguarda il modello di sanità pubblica che si vuole costruire in Calabria: una sanità capace di garantire servizi nei territori, soprattutto a chi non può permettersi di spostarsi o rivolgersi alla medicina privata.
Negli ultimi mesi, la battaglia per il rafforzamento dello spoke di Polistena ha coinvolto esponenti politici di schieramenti diversi. Un fronte trasversale che ha visto convergere parlamentari e consiglieri regionali di centrodestra e centrosinistra sulla necessità di salvaguardare i servizi sanitari territoriali.
Anche per questo oggi appare ancora più necessario fare chiarezza.
Se esistono coperture finanziarie per il potenziamento della struttura, vengano indicate pubblicamente. Se esistono interessi contrari, vengano individuati. Se sono state assunte decisioni amministrative o politiche, siano spiegate ai cittadini.
Non può essere la sanità pubblica a pagare il prezzo di eventuali contrapposizioni politiche.
E i fatti, almeno sul campo, raccontano anche un’altra storia. Reparti che sembravano destinati al ridimensionamento sono tornati a operare. L’ortopedia, indicata come uno dei settori maggiormente a rischio, è stata rilanciata anche grazie all’impegno del comitato e del direttore di “Approdo”. A Polistena vengono ancora eseguiti interventi di elevata complessità, come quello realizzato dal dottor Felice Bugge’ su una paziente di Gioiosa Ionica vittima di un grave incidente.
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Sono risultati che, al di là delle appartenenze politiche, dovrebbero essere valutati per ciò che rappresentano: servizi sanitari che funzionano e che possono fare la differenza nella vita delle persone.
Ed è proprio qui che la politica deve uscire dalle ambiguità.
La domanda non è soltanto chi abbia ragione in una contrapposizione politica o amministrativa. La domanda vera è: quali sono gli interessi in gioco attorno alla sanità pubblica calabrese?
Il ministro competente dovrebbe fare piena luce sulle risorse disponibili, sulle decisioni assunte e sulle prospettive concrete dello spoke di Polistena. E i parlamentari calabresi, di maggioranza e opposizione, potrebbero chiedere a loro volta risposte precise.
Perché sulla salute dei cittadini non dovrebbero esistere zone d’ombra.
Polistena non chiede privilegi. Chiede di poter curare. E chi difende il diritto alla salute non dovrebbe mai essere costretto a difendersi per averlo fatto.
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