Marisa Valensise, “CHI STIAMO TUTELANDO?” Il Comitato replica a Minasi: “Siamo pronti a essere ascoltati. Ma qualcuno ci dica se a essere difesi sono i cittadini o chi non vuole essere disturbato”
Set 12, 2026 - redazione
Marisa Valensise, “CHI STIAMO TUTELANDO?” Il Comitato replica a Minasi: “Siamo pronti a essere ascoltati. Ma qualcuno ci dica se a essere difesi sono i cittadini o chi non vuole essere disturbato”
REGGIO CALABRIA – Una domanda semplice, ma tutt’altro che scontata: chi stiamo realmente tutelando?
È da qui che il Comitato per la tutela della salute parte per replicare al comunicato dell’onorevole della Lega Tilde Minasi, intervenuta su una vicenda nata da una denuncia presentata dai cittadini diversi mesi fa.
E la prima domanda che il Comitato pone è proprio questa: perché oggi?
Se l’obiettivo è davvero quello di garantire il diritto alla salute dei cittadini, il Comitato assicura di essere pronto a collaborare. Ma alcune affermazioni, secondo i promotori, meritano un chiarimento, soprattutto laddove si parla della possibile ingerenza o pressione esercitata da un Comitato nei confronti del personale sanitario.
“Il Comitato per la tutela della salute – viene ribadito – non impartisce ordini ai medici e non si sostituisce agli operatori sanitari”.
Il suo compito, spiegano, è invece quello di raccogliere le segnalazioni dei cittadini, denunciare le criticità, chiedere trasparenza e pretendere che i servizi sanitari funzionino.
Una funzione che, per il Comitato, rientra pienamente nell’esercizio della cittadinanza attiva.
“Tutti frequentano gli ospedali. A chi abbiamo dato fastidio?”
C’è poi un altro interrogativo che il Comitato considera centrale.
Comitati, associazioni e gruppi di cittadini frequentano quotidianamente le strutture sanitarie, non soltanto quella di Polistena. Entrano in contatto con medici, operatori sanitari e cittadini. Una presenza che, sottolineano, esiste da anni.
Da qui una domanda ancora più diretta:
“A chi avremmo dato fastidio proprio in questo preciso periodo?”
Il Comitato chiede quindi che eventuali accuse di pressioni indebite, forzature o interferenze siano accompagnate da elementi concreti.
“Se esistono forzature, pressioni indebite o interferenze sull’attività degli operatori sanitari – sostengono – sarebbe interessante sapere quali siano, quando si sarebbero verificate e su quali elementi concreti si fondino queste preoccupazioni”.
Perché, secondo il Comitato, segnalare una carenza, chiedere un servizio, denunciare una criticità o pretendere che un cittadino venga curato non significa interferire con il lavoro di un medico.
“Significa fare cittadinanza”.
“Convocateci. Vogliamo essere ascoltati”
La replica non si limita però alle domande.
Il Comitato rilancia e dichiara la propria disponibilità a essere ascoltato qualora esistano indagini, verifiche o accertamenti sulla sua attività.
Anzi, chiede espressamente di essere convocato.
“Vorremmo essere ascoltati e messi nelle condizioni di raccontare tutto ciò che da anni denunciamo sulla sanità calabrese – affermano – non soltanto ciò che fa comodo inserire in un comunicato stampa”.
E il terreno sul quale il Comitato vorrebbe spostare il confronto è quello dei problemi concreti della sanità: servizi che non funzionano, prestazioni mancanti, liste d’attesa, difficoltà quotidiane dei cittadini e criticità segnalate nel corso degli anni.
Questioni che, secondo il Comitato, meriterebbero maggiore attenzione rispetto al generico riferimento alla possibile “preoccupazione di qualcuno” davanti all’attività di un gruppo di cittadini.
“Non abbiamo paura di essere scomodi”
Il Comitato precisa inoltre di non avere alcun problema con la politica che intenda controllarne l’operato.
Ma, allo stesso tempo, pone una condizione di reciprocità:
“La politica dovrebbe avere lo stesso coraggio quando si tratta di controllare ciò che accade dentro il sistema sanitario”.
E arriva una distinzione che rappresenta forse il cuore della replica.
“Invece di chiedersi se il Comitato abbia disturbato qualcuno – sostengono – sarebbe forse più utile chiedersi se le nostre denunce abbiano disturbato qualcuno, oppure le comunicazioni e le informazioni che ci danno i cittadini”.
Due cose, sottolineano, profondamente diverse.
Il messaggio è netto: il Comitato rivendica di non essere disponibile a compromessi, silenzi di convenienza o ammiccamenti.
“Chi decide di denunciare ciò che non funziona può, prima o poi, diventare scomodo. Qualche ‘nemico’ lungo la strada, probabilmente, ce lo siamo fatto”.
Ma la conclusione è ancora più determinata:
“Se essere scomodi significa continuare a chiedere diritti, trasparenza, servizi e tutela della salute, allora preferiamo esserlo”.
“Meglio tardi che mai”
Infine, l’invito diretto all’onorevole Minasi.
“Quando vuole siamo disponibili a incontrarci. Meglio tardi che mai”.
Il Comitato si dice pronto a mettere sul tavolo atti, segnalazioni, documentazione e fatti concreti, nella convinzione che un confronto diretto possa chiarire la vicenda molto più di qualsiasi comunicato.
E proprio da quel confronto, secondo il Comitato, potrebbe emergere la risposta alla domanda che ha dato origine alla replica:
“Che cosa si vuole realmente tutelare? Il diritto dei cittadini a essere curati? Oppure il diritto di qualcuno a non essere disturbato dalle domande dei cittadini?”
Una domanda destinata, con ogni probabilità, ad alimentare il dibattito sulla sanità calabrese.
E dopo questo comunicato, il Comitato dice di avere una sola certezza: quella domanda è ancora senza risposta.



