Sanità calabrese, tra emergenza e gestione: il caso dell’Ortopedia di Polistena, accende il dibattito. Ma il presidente Occhiuto ne è a conoscenza della gestione fallimentare della Di Furia. Applicando questa incentivano tutti i medici a lasciare il lavoro per operare a prestazione aggiuntive
Apr 14, 2026 - redazione
Sanità calabrese, tra emergenza e gestione: il caso dell’Ortopedia di Reggio Calabria accende il dibattito. Ma il presidente Occhiuto ne è a conoscenza della gestione fallimentare della Di Furia. Applicando questa incentivano tutti i medici a lasciare il lavoro per operare a prestazione aggiuntive
Di Marisa Valensise
Portavoce del comitato spontaneo per la tutela della salute
Una vicenda che riaccende i riflettori sulla gestione della sanità pubblica in Calabria e, in particolare, sulle scelte organizzative dell’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria. Al centro delle polemiche, il reparto di Ortopedia e il ritorno in corsia, a pochi mesi dal pensionamento, dell’ex primario Laganà attraverso il meccanismo delle prestazioni aggiuntive.
Una soluzione formalmente legittima, prevista dalla normativa per far fronte a carenze di personale, ma che in questo caso solleva interrogativi di natura organizzativa ed etica. Il rientro del medico pensionato avviene infatti in un contesto già segnalato come critico: organico ridotto, dimissioni volontarie e difficoltà nel garantire standard adeguati di assistenza.
Secondo quanto denunciato da più parti, il reparto si sarebbe trovato a operare con un numero estremamente limitato di dirigenti medici, aggravato dall’assenza di un professionista e dall’uscita di un giovane specialista. Una situazione che avrebbe richiesto, secondo i critici, un intervento strutturale immediato, a partire dalla pubblicazione di nuovi bandi di concorso.
Invece, si è scelto di ricorrere ancora una volta a strumenti emergenziali. Una prassi sempre più diffusa nel sistema sanitario, che consente di garantire continuità nell’immediato ma che, nel lungo periodo, rischia di alimentare un circolo vizioso: carenza di personale, soluzioni tampone, mancata programmazione.
La gestione dell’Asp è affidata alla direttrice generale Lucia Di Furia, mentre la responsabilità politica complessiva del sistema sanitario regionale ricade sul presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, anche nella sua funzione di commissario alla sanità.
Proprio su questo punto si concentra una parte del dibattito pubblico: quanto siano condivise e monitorate, a livello regionale, le scelte operative delle singole aziende sanitarie. Se da un lato è vero che le ASP godono di autonomia gestionale, dall’altro è altrettanto evidente che le criticità diffuse richiedono una visione strategica più ampia.
Il nodo resta quello del ricambio generazionale. Il ricorso a medici pensionati, seppur utile nell’immediato, rischia di rallentare l’ingresso di nuovi professionisti nel sistema pubblico, già segnato da difficoltà di reclutamento e da una crescente fuga verso altre regioni o il settore privato.
Intanto, tra i corridoi degli ospedali e le segnalazioni dei comitati civici, cresce la preoccupazione per una sanità percepita sempre più come “in emergenza permanente”, dove le soluzioni straordinarie tendono a diventare ordinarie.
Una dinamica che, secondo osservatori e operatori del settore, rischia di compromettere non solo l’efficienza del servizio, ma anche la fiducia dei cittadini nelle istituzioni sanitarie.




