La lettera. Annamaria, “vorrei tornare a vivere il territorio, incontrare persone, partecipare, conoscere, respirare il mondo fuori”

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Riceviamo e pubblichiamo

Salve, Mi chiamo Annamaria Saffioti e vivo a Palmi (RC). Convivo con una tetraparesi spastica, una condizione che limita profondamente la mia autonomia motoria. Mi muovo con carrozzina elettrica e, in alcune circostanze, con carrozzina manuale o girello, sempre con assistenza. Comunico attraverso i gesti, con la pazienza e la forza che la vita mi ha insegnato. Non dispongo di un accompagnatore stabile:
i miei genitori sono anziani, le mie sorelle presenti ma non sempre disponibili, e nella mia famiglia convivono due condizioni invalidanti che rendono impossibile un supporto continuativo.
Questa realtà mi espone a un isolamento che non ho scelto, ma che ogni giorno cerco di attraversare con dignità. Per anni ho frequentato il Centro Emmanuele di Palmi, un luogo che per me era vita: attività, relazioni, quotidianità condivisa. Poi è arrivato il 2020. La pandemia ha chiuso porte, sospeso abitudini, cambiato volti e presenze. Da allora, il centro non è più uno spazio capace di nutrire la mia curiosità e il mio bisogno di relazione, e la mia vita sociale si è lentamente ridotta fino quasi a scomparire. Oggi sento un desiderio semplice e immenso:
tornare a vivere il territorio, incontrare persone, partecipare, conoscere, respirare il mondo fuori. Vorrei farlo con la stessa naturalezza con cui lo fanno gli altri. Ma senza un accompagnatore, senza un servizio, senza un supporto, tutto questo mi è precluso. In passato ho frequentato il Centro Emmanuele, ma oggi avrei bisogno di valutare altre realtà, come il Centro Calabria, che però non posso raggiungere a causa dell’assenza di un servizio adeguato. Mi è stata indicata una persona di riferimento, ma non ricevo aggiornamenti chiari né una programmazione stabile.
Questa mancanza di comunicazioni mi impedisce di organizzare le uscite con il necessario anticipo e mi costringe a rimanere in casa, con un impatto diretto sulla mia autonomia e sulla mia partecipazione alle attività quotidiane. Ho necessità di un servizio di trasporto dedicato, sia per gli spostamenti nel Comune di Palmi, sia per raggiungere altre città quando necessario (Roma, Napoli, Milano). Senza questo supporto, non posso accedere a centri socio‑educativi, non posso partecipare ad attività, non posso vivere il territorio. Rimango chiusa in casa, non per scelta, ma per mancanza di strumenti. Per questo vi scrivo. Con gentilezza, ma anche con fermezza. Con fiducia, ma anche con la consapevolezza che il silenzio istituzionale, in Calabria, troppo spesso si traduce in esclusione. Vi chiedo informazioni precise riguardo a: servizi di trasporto attivi nel territorio; possibilità di spostamenti fuori Comune o fuori Regione; accesso a centri socio‑educativi o diurni; tempi e modalità del supporto che dovrebbe essermi garantito; contatti affidabili e una comunicazione chiara e programmata. La mia storia non è solo mia. Rappresenta tante persone che non possono uscire di casa perché manca un accompagnatore, un servizio, un mezzo, una voce che li ascolti.
Rappresenta chi vive una disabilità grave e si scontra ogni giorno con un sistema che non risponde, non comunica, non programma. Il diritto alla mobilità, alla partecipazione e alla vita sociale non può dipendere dalla fortuna di avere qualcuno accanto. Io non voglio rassegnarmi a una vita chiusa in casa. Vorrei viaggiare, conoscere, vivere il mondo — come chiunque altro. Vi chiedo ascolto, orientamento, collaborazione. Anche un piccolo aiuto può aprire una porta che per me è chiusa da troppo tempo. Resto in attesa di un vostro riscontro scritto, indispensabile per programmare la mia vita quotidiana e garantire il rispetto dei miei diritti. Con stima, Annamaria Saffioti