Il Blitz nella Piana di Gioia Tauro delle Fiamme Gialle, tre arresti per detenzione e vendita di armi comprese armi da guerra, riguarda uno dei cartelli criminali del territorio, il clan Molè. I DETTAGLI E NOMI
Mar 28, 2026 - redazione
Ne avevamo dato notizia ieri in merito alla presenza delle Fiamme Gialle sul territorio di Gioia Tauro, dove all’alba la popolazione è stata svegliata dai fragori dell’elicottero e oggi arriva la conferma. Il Comando Provinciale della Guardia di finanza di Reggio Calabria ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di tre soggetti, per detenzione e vendita di armi da guerra, armi comuni e armi clandestine.
Dalle indagine emergono decine e decine di armi da guerra, mitragliette, esplosivo. Ed anche un dispositivo telecomandato in grado di fare saltare in aria e distruggere mezzi e persone a bordo di due autovetture blindate. A confermare l’allarme e la delicatezza dell’operazione della Guardia di finanza, che ha portato in carcere due persone ed una terza ai domiciliari, riconducibili alla cosca Mole’ di Gioia Tauro. Un vero e proprio “catalogo di morte” gestito via smartphone, dove kalashnikov e panetti di tritolo venivano fotografati e venduti come in un normale e-commerce. È il cuore dell’operazione della Guardia di Finanza di Reggio Calabria che ha smantellato la nuova “Santabarbara” della cosca Molé di Gioia Tauro, pronta a riarmarsi per lo scontro con i rivali Piromalli. L’inchiesta è partita dall’analisi di alcune chat criptate riconducibili agli indagati. Conversazioni cifrate dalle quali è emersa la disponibilità di un vero e proprio arsenale da guerra. Le armi venivano fotografate dagli arrestati per essere vendute o scambiate con acquirenti rimasti, in parte, ignoti. Le foto dei kalashnikov comparse nelle chat hanno consentito alle Fiamme Gialle di rilevarne la corrispondenza con le armi che i carabinieri, nel gennaio 2025, trovarono interrate nelle campagne di Gioia Tauro. Su quei fucili e pistole sono state rinvenute le impronte digitali degli arrestati, che gestivano di fatto un “supermarket delle armi”. Nella loro disponibilità c’erano anche: 600 grammi di tritolo proveniente dall’ex Jugoslavia; Una pistola mitragliatrice tedesca risalente alla Seconda guerra mondiale.
Quanto emerso nell’inchiesta va letto in relazione alle storiche frizioni tra i Molé e i Piromalli, l’altra cosca egemone a Gioia Tauro, segnata dall’omicidio del boss Rocco Molé nel 2008. Stando all’analisi dei magistrati, la cosca Molé si stava riorganizzando militarmente, dotandosi di un arsenale per tutelarsi e reagire a eventuali nuove “azioni” da parte della cosca rivale.
Il Comando Provinciale della Guardia di finanza di Reggio Calabria, con il supporto dello S.C.I.C.O. e della componente aerea del Corpo, ha dato esecuzione a una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di tre soggetti – di cui, due in carcere e uno agli arresti domiciliari – indagati per illecita detenzione e vendita di armi da guerra, armi comuni, armi clandestine e ricettazione, in taluni casi, aggravate dal metodo mafioso. Tale provvedimento, emesso dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria, costituisce l’esito di un’indagine eseguita dal dipendente Nucleo PEF/GICO, con il coordinamento di questa Procura della Repubblica/Direzione Distrettuale Antimafia, che trae origine dallo sviluppo di comunicazioni cifrate riferite ad alcuni degli odierni destinatari della misura cautelare, da cui è emersa la disponibilità, in capo ai medesimi, di numerose armi comuni da sparo e da guerra. Raffrontando le immagini veicolate tramite la suddetta piattaforma informatica criptata con quelle relative all’arsenale rinvenuto a Gioia Tauro e sottoposte a sequestro nel mese di gennaio 2025 dalla locale Compagnia Carabinieri, è stato possibile rilevare una sostanziale corrispondenza tra alcune delle armi comuni ai due contesti. Tali evidenze hanno trovato, altresì, un’importante conferma negli esiti degli accertamenti tecnici condotti dal R.I.S. di Messina sulle suddette armi sequestrate a inizio anno 2025 e che hanno permesso di individuare delle impronte riferibili agli odierni arrestati. Sulla base delle risultanze investigative, che dovranno comunque trovare conferma nelle successive fasi giudiziarie, nei confronti di uno dei tre indagati è stata riconosciuta l’aggravante mafiosa, in considerazione della finalità di agevolare, soprattutto in termini di “rafforzamento militare”, le attività di una cosca di ‘ndrangheta egemone nel mandamento tirrenico. In tal senso, allo stato del procedimento e fatte salve successive valutazioni in merito all’effettivo e definitivo accertamento della responsabilità, convergono anche le dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia e altri riscontri investigativi acquisiti nell’ambito di altre operazioni di polizia che vedono tale soggetto come ben inserito nell’ambito della predetta cosca. L’ingente numero di armi detenute, custodite e, in parte, sequestrate, sono risultate riconducibili, pertanto, a quest’ultima compagine criminale quale strumento indispensabile per il perseguimento delle finalità mafiose del medesimo sodalizio, incrementandone enormemente la “forza intimidatoria”.
I NOMI DEGLI ARRESTATI
Vincenzo Condello, 28-02-1991 (in carcere)
Salvatore Infantino, 02-01-1987 (in carcere)
Vincenzo Saverino, 14-11-1983 (ai domiciliari)
Su Salvatore Infantino, detto “Testazza”, pesano anche le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia che lo inquadrano vicino ad ambienti di ‘ndrangheta. Quanto emerso nell’inchiesta va letto in relazione alle storiche frizioni tra i Molé e i Piromalli, l’altra cosca egemone a Gioia Tauro, segnata dall’omicidio del boss Rocco Molé nel 2008. Stando all’analisi dei magistrati, la cosca Molé si stava riorganizzando militarmente, dotandosi di un arsenale per tutelarsi e reagire a eventuali nuove “azioni” da parte della cosca rivale.




