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Fiat: Fini, Marchionne? Un po’ paradossale

Fiat: Fini, Marchionne? Un po’ paradossale

| Il 25, Ott 2010

”Marchionne mi sembra ieri abbia dimostrato di essere un po’ piu’ canadese che italiano, visto che e’ italo-canadese”.

Fiat: Fini, Marchionne? Un po’ paradossale

”Marchionne mi sembra ieri abbia dimostrato di essere un po’ piu’ canadese che italiano, visto che e’ italo-canadese”.

 

ROVIGO – ”Marchionne mi sembra ieri abbia dimostrato di essere un po’ piu’ canadese che italiano, visto che e’ italo-canadese”. Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, parlando durante un incontro con gli studenti a Rovigo della questione Fiat.

”Ha detto una cosa – ha aggiunto – che sarebbe normale se detta da uno che non e’ un top manager italiano, ma e’ un po’ paradossale che lo dica l’amministratore delegato della Fiat perche’ se e’ ancora un grande colosso e’ stato perche’ c’e’ stato il contribuente italiano a garantirlo”.

EPIFANI, MARCHIONNE VUOLE ANDAR VIA – ”La verita’ e’ che Marchionne vorrebbe andarsene dall’Italia”. Lo dice, in un colloquio con Repubblica, il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani commentando le affermazioni dell’amministratore delegato della Fiat sulla produttivita’ degli impianti italiani. ”Non a caso – aggiunge Epifani – sostiene di non avere piu’ debiti con il nostro Paese. E’ come se si sentisse obbligato a stare qui da noi, mentre il gruppo e’ sempre piu’ americano, forte in Brasile e negli Stati Uniti”. Per il leader della Cgil e’ impensabile che possano provenire utili dagli stabilimenti italiani se ”sono praticamente fermi”. ”Si fa cassa integrazione dappertutto – spiega -. E si ricorre alla cassa integrazione perche’ il mercato europeo non va bene in particolare per i marchi Fiat. Sulle fasce medio alte, quelle che fanno guadagnare, la Fiat e’ praticamente assente, e su quelle medio piccole la concorrenza e’ agguerritissima. Non ci sono i modelli: questa e’ la realta”’. Che Marchionne ”fosse molto scettico sul futuro della Fiat in Italia” il Epifani dice di averlo capito da tempo, in particolare ”dopo la decisione di chiudere lo stabilimento siciliano di Termini Imerese e poi dall’ipotesi per molto tempo in ballo di chiudere anche Pomigliano d’Arco. E ancora dal fatto che a Mirafiori non sono arrivati nuovi modelli mentre a Torino continua ad esserci un problema di sovraccapacita’ produttiva”. ”Ma davvero si puo’ pensare – si chiede – che tutto dipenda da un turno in piu’ o in meno?”. Epifani propone allora ”una commissione neutrale”, anche istituita dal Parlamento, ”per verificare se sui turni ha ragione la Fiat oppure gli operai che dicono di non farcela”. La verita’, conclude, e’ che ”allo stato non c’e’ un progetto industriale per l’Italia”.

CALDEROLI: A TORINO RICORDINO PRESTITI E INCENTIVI – ”Marchionne ha la memoria corta sugli aiuti di Stato”. Lo dice in un’intervista a Repubblica il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli a proposito delle affermazioni dell’amministratore delegato della Fiat sulla produttivita’ degli impianti italiani. ”Si potrebbe dire – aggiunge – che gli italiani, e in particolare la Padania, senza la Fiat in questi anni sarebbero stati meglio”. ”Un conto e’ aver restituito un prestito – prosegue Calderoli -. La verita’ e’ che in questi anni gli italiani la Fiat se la sono comprata gia’ due volte”. Per il ministro leghista Marchionne non puo’ ”prendere in considerazione solo il suo periodo di gestione” e per quanto riguarda gli incentivi, ”se crede di riceverne altri se lo scordi”. Se ci saranno soldi, promette, ”devono andare alle piccole imprese che non hanno mai avuto nulla e che non sputano come lui nel piatto dove hanno mangiato per anni”. Per Calderoli ”probabilmente Marchionne cerca un paracadute per i risultati che portera’ a casa e darne ad altri la responsabilita’. Da canadese ha fatto presto ad italianizzarsi. La Fiat ha gia’ partorito l’avannotto Montezemolo, non possono produrne un altro”.

BOMBASSEI: BENE MARCHIONNE; SERVE SFORZO DI SISTEMA – Da Marchionne parole ”del tutto condivisibili”, anzi l’ad di Fiat avrebbe potuto dire anche che ”la competitivita’ di un Paese non e’ solo una questione di costo del lavoro ma anche di costi dell’energia, di fisco, di infrastrutture; insomma, dello sforzo comune di un intero sistema. Purtroppo tutte queste voci vedono l’Italia soccombere al cospetto di altri Paesi”. L’analisi delle affermazioni del numero uno del Lingotto e’ di Alberto Bombassei, vicepresidente di Confindustria, intervistato dal Corriere della Sera. ”Non e’ solo con Pechino che siamo perdenti – prosegue l’industriale -; in Polonia, ad esempio, le ore lavorate ogni anno sono mediamente 200 in piu’ rispetto all’Italia. Sono confronti a cui non possiamo piu’ sottrarci altrimenti corriamo il rischio di una vera e propria desertificazione industriale. Sarebbe fatale, per l’Italia, ripetere l’errore commesso dagli Stati Uniti che hanno pensato di poter sostituire la manifattura con la finanza”. ”Nessuna deroga contrattuale – aggiunge Bombassei – e’ possibile senza l’assenso dei sindacati. Ma occorre dialogare e trovare tutti assieme le condizioni perche’ non solo gli investitori stranieri ricomincino a scommettere sull’Italia ma anche perche’ le aziende non fuggano all’estero”. A questo proposito e’ necessario ”il coinvolgimento della politica”, per il vice di Confindustria ”troppo assente” e ”presa da altre questioni”.

BONANNI: SFIDO MARCHIONNE SU PROFITTI AI LAVORATORI – ”Lancio la seguente sfida all’amministratore delegato del Lingotto: arriviamo al pieno utilizzo degli impianti in cambio non solo del salario di produttivita’, ma anche della ripartizione degli utili e si arrivi ad un livello alto di partecipazione delle decisioni aziendali”. Lo dice in un’intervista al Corriere della Sera il segretario della Cisl Raffaele Bonanni a proposito delle affermazioni di Sergio Marchionne sulla produttivita’ degli stabilimenti italiani di Fiat. ”Lo sapevamo – aggiunge – che la produttivita’ e’ un problema reale” a causa ”dell’immobilismo del governo e dell’ideologismo dell’opposizione”. Con l’ad del Lingotto Bonanni spiega che la Cisl aveva ”gia’ affrontato il problema”. Il punto, afferma, e’ ”vedere insieme come si puo’ arrivare ad un utilizzo intensivo degli impianti adeguandoci a cio’ che avviene in altri Paesi europei”. Occorre parlarne ma ad un patto, sottolinea, ”che la discussione avvenga alla luce del sole, di fronte a tutti gli attori ‘sensibili’. E’ assurdo – dice Bonanni – che, in un momento di crisi come quello attuale, di fronte alla perdita ogni giorno di posti di lavoro, si continui a discutere di altro creando un clima che definirei surreale. La classe dirigente appare lontana, quasi insensibile”.

VENDOLA: FACCIA AUTOCRITICA AD AZIENDA CHE NON INNOVA – ”Marchionne dovrebbe fare l’autocritica della Fiat, che non ha prodotto niente di innovativo. Si puo’ immaginare che la cosa piu’ innovativa sia la Punto? Ho tutta la dispobinilita’ a confrontarmi con il ‘guru del turbo-capitalismo’ dei tempi nostri, ma ci vuole un po’ di rispetto, alcune frasi sono inascoltabili, sono quasi inquinamento acustico”. Lo ha detto Nichi Vendola durante ”Agora”’, condotto da Andrea Vianello, su Rai Tre, in riferimento a quanto dichiarato dall’Ad della Fiat Sergio Marchionne a ”Che tempo che fa”. ”Il nostro Paese ha consentito alla Fiat di essere azienda di stato. E oggi non e’ possibile – ha aggiunto Vendola – poter immaginare di trattare l’Italia come una palla al piede. Onestamente mi pare un po’ poco patriottico”.