In Calabria in poche ore si continua a morire lavorando, salgono a quattro le vittime dal primo maggio. Giovani vite che perdono la vita mentre lavorano
Mag 09, 2026 - Giuseppe Larosa
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Una strage, sì possiamo dire che si tratta di una strage tra quelli peggiori perché quando si muore per andare a lavorare, insieme al sacrificio di portare un tozzo di pane ci rimetti pure la pelle, è una condizione drammatica. Le morti sul lavoro, le cosiddette “morti bianche”, una piaga che annienta, distrugge vite umane negli incidenti sui luoghi di lavoro. Nel 2025, i morti sul lavoro in Italia hanno confermato una situazione di emergenza, con un totale complessivo di 1.093 vittime registrate dall’INAIL, includendo infortuni in occasione di lavoro e incidenti in itinere. Sebbene alcuni dati parziali indicassero un calo, il bilancio finale resta alto, con picchi nell’edilizia.
Ma oggi in Calabria siamo stati colpiti duramente al cuore per una scia di morti che dal primo maggio quando a Spezzano Albanese, nel Cosentino, Cosimo Galizia, 55 anni, è morto schiacciato dal trattore che stava conducendo in un terreno agricolo per poi continuare in poche ore quando tre lavoratori hanno perso la vita, l’ultimo in ordine di tempo un giovane di 23 anni schiacciato dal peso di una doccia in cemento all’interno di un lido a Paola, era di origini senegalesi. Siamo al centro di un’emergenza nell’intero sistema di sviluppo produttivo regionale.

Ma quello del ragazzo 23enne è stata l’ennesima vittima in Calabria perché proprio ieri un operaio di 53 anni, originario di Reggio Calabria, è morto nel cantiere del depuratore consortile di Francavilla Angitola schiacciato da una gru. Ma ancora prima un altro morto, due giorni fa ad Anoia, piccolo centro della Piana di Gioia Tauro dove un 46enne originario di Taurianova ma residente a Gioia Tauro, Fabio Cananzi, è morto cadendo dal terzo piano di un cantiere edile.
L’analisi territoriale, secondo gli ultimi dati Inail, evidenzia un aumento delle denunce al Sud (+20,5%), nel Nord-Est (+19,4%), nel Nord-Ovest (+7,7%), stabilità nelle Isole e un calo al Centro (-6,2%). Tra le regioni con i maggiori incrementi percentuali dei casi si segnalano il Molise (+41,9%), l’Emilia-Romagna (+38,0%), la Calabria (+36,4%) e l’Abruzzo (+34,5%), mentre per i decrementi il Lazio (-10,6%), la Basilicata (-7,4%), il Friuli-Venezia Giulia (-3,8%) e la provincia autonoma di Trento ( -3,1%).
Sulla questione sono intervenuti i sindacati definendo inaccettabile la questione dove “Ogni incidente mortale rappresenta una sconfitta per la società, per le istituzioni e per il mondo del lavoro tutto. È inaccettabile che nel 2026 si continui a morire lavorando”.
Sì, è una sconfitta per tutti quanti noi ed è una sconfitta di una società che non riesce a tutelare chi lavora e perde la vita lavorando.





