Per una riforma strutturale e sostenibile della sanità calabrese: lettera aperta del dott. Domenico Sergi
Gen 20, 2026 - redazione
Onorevole Presidente, dobbiamo avere il coraggio di dire una verità scomoda: la sanità calabrese non guarirà con l’arrivo di qualche “medico eroe”, né con la sola costruzione di nuove strutture. Guarirà solo attraverso un processo di ingegnerizzazione del sistema. La Legge 833 del 1978, che istituì il SSN, fu scritta per un’Italia demograficamente giovane, incentrata sulla cura delle acuzie.
Oggi la Calabria vive una realtà capovolta: la popolazione invecchia, i paesi si spopolano e la sfida non è più l’urgenza chirurgica, ma la cronicità. Per vincere serve un cambio di paradigma: passare dalla logica del “medico solo al comando” a quella della programmazione e dell’integrazione territorio-ospedale. Ecco alcuni punti di una riforma strutturale potenzialmente attuabile, probabilmente anche ad invarianza di bilancio.
1)La rivoluzione della Medicina Generale: non più burocrati, ma clinici
Il vero imbuto del sistema è il territorio. Oggi il Medico di Medicina Generale (MMG) è spesso ridotto a un passacarte burocratico, isolato nel suo studio.
Il corso triennale di formazione specifica in Medicina Generale non può essere solo teorico. Deve diventare una palestra tecnica. È indispensabile introdurre moduli obbligatori e certificati di ecografia point-of-care (come tra l’altro annunciato in questi giorni dal Presidente Stefani), spirometria ed elettrocardiografia di base. Il medico di famiglia del futuro deve saper fare una diagnosi di primo livello, non solo prescrivere una visita specialistica.
Il medico “solista” non ha futuro. I MMG devono lavorare in rete (Aggregazioni Funzionali Territoriali – AFT) e cooperare con le Case di Comunità, supportati da personale di studio e infermieri dedicati. Se liberiamo il medico dalle carte e gli diamo gli strumenti per visitare, crollano gli accessi impropri in ospedale.
2)Ospedali Spoke: formazione vera per attrarre talenti Il secondo passo è ribaltare il rapporto tra Università e Ospedali Spoke. La proposta è netta: gli specializzandi ospedalieri,devono essere inseriti nella rete degli ospedali territoriali per periodi lunghi, di almeno 12 mesi. I vantaggi sono tre: lo specializzando acquisisce un’autonomia clinica reale che negli hub universitari spesso non raggiunge; l’ospedale periferico riceve linfa vitale e aggiornamento scientifico; il territorio crea un legame professionale con il giovane medico, aumentando drasticamente le probabilità che decida di restare.
3)Continuità Assistenziale: sicurezza e tecnologia Il modello della Guardia Medica “una per ogni campanile” è obsoleto e insicuro. Dobbiamo puntare all’efficientamento: sedi accorpate razionalmente (rispettando l’orografia montana) per diventare vere centrali di primo intervento, creazione di una centrale di coordinamento delle postazioni con attivazione del numero unico europeo delle emergenze (116117). Queste sedi devono essere dotate di tecnologia avanzata (ad esempio accesso alla cartella clinica regionale) e di sicurezza (cooperative di vigilantes), uniti a sistemi di rilevazione presenze moderni per assicurare la trasparenza del servizio. Solo una Guardia Medica efficiente e sicura può fare da filtro reale al Pronto Soccorso.
4)La Rete della Fragilità: Consultori, Dipendenze e Carceri Nessun piano sanitario è credibile se ignora il sociale.La priorità assoluta è l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI). In una regione orograficamente difficile, l’ospedale deve “andare a casa” del paziente. Non parliamo di visite sporadiche, ma di team multiprofessionali dotati di telemedicina che gestiscano lo scompenso cardiaco o il diabete al domicilio, riducendo drasticamente i ricoveri impropri. Ma il territorio è anche il luogo del disagio sociale e psichico. Qui serve applicare la visione olistica della salute:
- Consultori Familiari: Vanno rifondati come sentinelle della prevenzione. Devono tornare ad essere il fulcro per lo screening oncologico (oggi la Calabria è agli ultimi posti, se non all’ultimo nel campo della prevenzione), per il supporto post-partum e per
l’educazione sanitaria dei giovani.
- Salute Mentale e Dipendenze: I SerD e i Centri di Salute Mentale vanno potenziati e integrati fisicamente nelle Case di Comunità. La sofferenza psichica e le dipendenze non si curano in emergenza, ma con la presa in carico quotidiana.
- Sanità Penitenziaria: Garantire cure dignitose nelle carceri è una misura di civiltà ed efficienza che evita costi enormi e rischi legati ai trasferimenti in ospedale.
5)Il cervello del sistema: Software Unico e lavoro qualificato Infine, l’infrastruttura digitale. Le nuove Centrali Operative Territoriali (COT) rischiano di restare scatole vuote senza dati. La Calabria ha bisogno urgentemente di un Software Unico Regionale che integri ospedale e territorio. Il medico di medicina generale deve vedere cosa ha fatto lo specialista o il consultorio. Creare e gestire questa infrastruttura è anche un formidabile volano occupazionale: la digitalizzazione richiede manutenzione costante, generando centinaia di posti di lavoro qualificati per tecnici calabresi.
6)Emergenza-Urgenza: In un territorio fatto di montagne e strade difficili, il 118 non può limitarsi al trasporto. Serve un piano specifico che superi la carenza di medici a bordo:
Modello Rendez-vous: Basta ambulanze ferme perché manca il medico. Si deve passare al modello misto: ambulanze diffuse sul territorio con infermieri specializzati in algoritmi avanzati (ALS), supportate da Auto-mediche veloci che portano il rianimatore solo dove serve davvero.
Telemedicina on-board: L’ambulanza deve trasmettere l’ECG o i parametri vitali allo specialista ospedaliero durante il viaggio, permettendo una diagnosi precoce prima dell’arrivo.
Non servono bacchette magiche, ma regole chiare, investimenti sulla formazione tecnica e pianificazione a lungo termine. I medici torneranno (e resteranno) solo se troveranno un sistema che permette loro di fare i medici, e non gli eroi.
Dr. Domenico Sergi ( specializzando in Medicina Generale)



