2 Giugno 1946: Quando l’Italia ha rimesso l’Uomo al centro della sua Storia

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di Antonino Napoli

Il 2 giugno 1946 è la data in cui l’Italia ha compiuto una scelta di civiltà. Molti di noi non erano ancora nati, eppure tutto ciò che siamo oggi (la nostra libertà di parlare, di pensare, di vivere senza paura) affonda le radici in quel giorno.
La più grande rivoluzione giuridica e civile di quella giornata porta il volto, la voce e il coraggio delle donne italiane. Per la prima volta in una consultazione politica nazionale, il diritto di voto non fu più un privilegio di genere, ma divenne universale.
Uscivamo da vent’anni di dittatura e dalle macerie di una guerra disastrosa figlia della funesta hybris di dittatori che avevano barattato la dignità della nazione con il delirio di potenza.
Il Paese era stremato e ridotto alla fame, ma nelle piazze e nelle case c’era un desiderio immenso di rinascita, di vera palingenesi. Quel giorno, attraverso il voto, gli italiani decisero non solo di cambiare forma di Stato, ma di compiere una vera rivoluzione giuridica e culturale trasformando i sudditi in cittadini.
Per comprendere il valore profondo di questa festa, dobbiamo rispolverare un concetto antico, che risale a Protagora, secondo il quale “l’uomo è la misura di tutte le cose”.
Il regime autoritario aveva ribaltato questo principio, imponendo l’idea che il singolo cittadino non contasse nulla e che lo Stato fosse tutto. Il 2 giugno con la nascita della Repubblica ha ristabilito che Stato è al servizio dell’uomo, e non viceversa e che la dignità umana è un valore inviolabile, un diritto naturale che nessuna legge e nessun governo potranno mai legittimamente calpestare o revocare.
La nostra Costituzione, nata da quella svolta, mette proprio la persona al centro dell’universo giuridico, proteggendola da ogni forma di sopraffazione.
Ci hanno insegnato che libertà di un popolo si misura guardando a come lo Stato tratta i suoi cittadini quando si accendono i riflettori della giustizia. Nel passato che abbiamo voluto cancellare, l’arbitrio del potere prevaleva sulla giustizia e si poteva essere privati della libertà senza garanzie perché il cittadino era indifeso dinanzi all’autorità.
Dal 2 giugno in poi, la libertà è diventata la regola e la sua limitazione l’eccezione. La Repubblica ha introdotto tutele fondamentali per ciascuno di noi.
La rinascita economica e il benessere che l’Italia ha conosciuto negli anni successivi non sono stati un miracolo spontaneo, ma il frutto maturo di questa ritrovata libertà.
La libertà e la dignità però non sono conquiste acquisite per sempre ma valori vivi che camminano sulle nostre gambe.
Oggi, celebrare la Repubblica non significa soltanto ricordare un evento del passato, ma rinnovare un patto. Significa ricordare a noi stessi quello che non vorremo mai più essere e vigilare affinché lo scudo dei diritti non venga mai indebolito. Difendere la dignità di ogni singolo individuo è l’unico modo per mantenere viva la promessa di quel 2 giugno.
Ricordare il 2 giugno allora significa opporsi con fermezza a ogni deriva securitaria, a ogni tentazione populista di sacrificare i diritti sull’altare di una presunta sicurezza temporanea, e a qualunque tentativo di regresso verso modelli autoritari che la storia ha già solennemente condannato.
Con il 2 giugno nacque la nostra libertà. Custodirla, difendendo i diritti di chiunque, specialmente dei più deboli dinanzi al potere dello Stato, è l’unico modo per restare fedeli a quella promessa di rinascita.