Un miliardo di export: l’agroalimentare calabrese cambia passo

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Nel 2025 l’export agroalimentare calabrese ha superato per la prima volta la soglia del miliardo di euro, segnando un risultato importante per l’economia regionale. Secondo Coldiretti Calabria, una parte significativa di questa crescita è legata al comparto vitivinicolo, che continua a rappresentare uno dei motori più riconoscibili del made in Calabria sui mercati esteri.
Il dato assume ancora più valore se letto insieme all’andamento del turismo. Nel primo semestre 2026, infatti, la Calabria è risultata la prima regione italiana per crescita degli arrivi turistici, con un aumento del 10,5% e un incremento del 23% dei visitatori stranieri. Export e turismo, quindi, sembrano muoversi nella stessa direzione: quella di un territorio che sta rafforzando la propria identità economica e la propria capacità di attrarre attenzione fuori dai confini regionali. In questo scenario diventa sempre più utile osservare non solo i risultati generali del settore, ma anche l’andamento delle singole imprese, attraverso strumenti di analisi fatturato delle aziende agroalimentari capaci di restituire una lettura più concreta della crescita, della solidità e delle opportunità del comparto.

Il vino traina, ma non basta da solo

Alla recente edizione di Vinitaly, la Calabria si è presentata con oltre 100 aziende vitivinicole, segno di un comparto che ha investito negli ultimi anni su qualità e presenza internazionale. Coldiretti sottolinea però che la crescita potrebbe essere ancora più marcata se si riducesse il peso della burocrazia e si affrontasse la questione dei dazi USA, che pesano su un settore fortemente orientato all’export. Le stime dell’associazione parlano di un potenziale di 1,6 miliardi di euro aggiuntivi a livello nazionale, se questi vincoli venissero rimossi, risorse che potrebbero essere reinvestite in qualità, innovazione ed enoturismo.

Turismo e agroalimentare, un legame che si rafforza

Il boom turistico regionale non è un dato isolato rispetto all’agroalimentare: sempre più spesso le due filiere si intrecciano, con ristorazione, enoturismo e vendita diretta che diventano canali complementari all’export tradizionale. Le cantine che partecipano a percorsi di visita e degustazione, ad esempio, registrano spesso un effetto positivo anche sulle vendite online e sulla notorietà del marchio nei mesi successivi. Per le imprese agricole e agroalimentari calabresi, integrare questi canali nella propria strategia commerciale sta diventando un fattore competitivo non secondario, soprattutto in un momento in cui il flusso di visitatori internazionali continua a crescere.

Le sfide che restano

Non tutto, però, è in salita. Le imprese del comparto continuano a fare i conti con costi logistici più alti rispetto ad altre regioni italiane, una filiera del credito agricolo che fatica a stare al passo con le esigenze di chi vuole crescere sui mercati esteri, e una burocrazia che, come segnalato dalle associazioni di categoria, resta un freno concreto alla competitività. La frammentazione delle imprese agricole calabresi, spesso di piccole dimensioni familiari, rende inoltre più difficile fare massa critica quando si tratta di negoziare condizioni logistiche vantaggiose o di accedere a bandi europei pensati per filiere strutturate.

Il ruolo dei consorzi e delle filiere organizzate

Un elemento che sta iniziando a fare la differenza è la capacità delle imprese di aggregarsi in consorzi e filiere organizzate, superando la storica frammentazione del tessuto produttivo regionale. I consorzi di tutela DOP e IGP, ad esempio, permettono a piccole aziende di condividere i costi di promozione internazionale e di presentarsi ai buyer esteri con una massa critica che da sole non potrebbero raggiungere. Anche sul fronte della logistica, alcune esperienze di aggregazione tra produttori stanno iniziando a ridurre i costi di trasporto verso i mercati del Nord Europa, storicamente uno dei freni principali alla competitività dell’export calabrese rispetto ad altre regioni italiane più vicine ai grandi hub logistici.

Uno sguardo alle prospettive dei prossimi anni

Guardando ai prossimi esercizi, gli operatori del settore si attendono una prosecuzione della crescita, sostenuta sia dal traino turistico sia da una maggiore attenzione dei mercati esteri ai prodotti a marchio di qualità certificata. Resta però un nodo strutturale da sciogliere: la capacità delle imprese più piccole di accedere a strumenti di credito e di pianificazione finanziaria adeguati alla propria fase di crescita, senza i quali il rischio è che l’espansione commerciale non si traduca in una reale solidità patrimoniale dell’azienda. Il miliardo di export raggiunto nel 2025 è un traguardo importante, ma la vera sfida per i prossimi anni sarà consolidarlo, trasformando una crescita ancora legata a singole eccellenze in un modello più diffuso su tutto il tessuto produttivo regionale.