Tre giovani vite spezzate, tre comunità che piangono, una strage sulle strade in Calabria che fa rabbrividire, Salvatore aveva 18 anni, Samuel 27 anni e Samuele 20 anni…
Giu 30, 2026 - Giuseppe Larosa
Tre ragazzi. Tre famiglie distrutte. Tre comunità in lutto. È il drammatico bilancio dell’ultimo fine settimana sulle strade della Calabria, dove nel giro di appena ventiquattro ore si sono verificati tre distinti e gravissimi incidenti nei territori di Cutro, Pietrapaola e Squillace. Tre tragedie diverse, accomunate dallo stesso, doloroso epilogo.
A Cutro ha perso la vita il più giovane delle vittime, Salvatore Lukanov, appena 18 anni. Viaggiava a bordo di un’auto che, per cause ancora in corso di accertamento, è uscita di strada ribaltandosi violentemente. Inutili i soccorsi dei Vigili del Fuoco e del personale del 118. Nell’incidente sono rimaste ferite anche altre due persone.
A Pietrapaola, nel Cosentino, è morto Samuel De Luca, 27 anni, originario di Mirto Crosia. Era alla guida della sua Fiat Multipla quando si è scontrato frontalmente con un camion. L’impatto è stato devastante e non gli ha lasciato scampo.
Poche ore dopo, a Squillace, nel Catanzarese, un’altra giovane vita si è spezzata. Samuele Danieli, 20 anni, ha perso il controllo della sua Lancia Y, finendo fuori dalla carreggiata e schiantandosi contro un albero. Rimasto incastrato nell’abitacolo, è deceduto prima di poter essere salvato.
Tre storie che nessuno avrebbe voluto raccontare. Tre giovani che, per motivi diversi, non faranno più ritorno a casa. Dietro ogni nome c’è una famiglia che piange un figlio, un fratello, un amico. C’è una comunità che si stringe nel dolore e che si interroga su una scia di sangue che continua a segnare le strade della nostra regione.
Le cause di questi incidenti saranno accertate dalle autorità competenti, ma resta un dato che non può lasciare indifferenti: il numero delle vittime della strada continua a essere troppo alto. Ogni settimana si registrano nuovi lutti, nuove vite spezzate, nuovi sogni infranti.
Servono infrastrutture più sicure, controlli sempre più efficaci e una costante opera di prevenzione e sensibilizzazione. Ma serve, soprattutto, una maggiore responsabilità da parte di tutti gli utenti della strada. Perché ogni distrazione, ogni eccesso di velocità, ogni comportamento imprudente può trasformarsi in una tragedia.
Non possiamo rassegnarci all’idea che tutto questo sia normale. Non possiamo accettare che la morte di ragazzi di 18, 20 o 27 anni diventi una notizia destinata a essere sostituita da quella successiva. Ogni giovane vita spezzata rappresenta una sconfitta per l’intera società.
La speranza è che il dolore di queste ore non resti soltanto un momento di commozione, ma diventi uno stimolo concreto per cambiare comportamenti e rafforzare l’impegno di tutti. Perché nessuna famiglia dovrebbe più ricevere quella telefonata che cambia la vita per sempre.




