Minacce con metodo mafioso a Luigi Longo, i Pubblici ministeri di Palmi, inviano le carte alla Procura di Catanzaro per competenza : lo Stato non può restare in silenzio
Ago 19, 2026 - redazione
Minacce con metodo mafioso a Luigi Longo, i Pubblici ministeri di Palmi inviano le carte alla Procura di Catanzaro per competenza : lo Stato non può restare in silenzio

Da circa due anni Luigi Longo vive una situazione che, per la gravità delle minacce denunciate, non può più essere considerata una vicenda privata. Le intimidazioni, rivolte a Longo nella sua qualità di imprenditore e direttore, si sarebbero susseguite nel tempo fino a raggiungere un livello di particolare allarme.
Le frasi riferite sono inequivocabili: «Se ti vedo per strada ti ammazzo», «ti ammazzeremo», inviate alla posta di Approdo fino ai primi di agosto 2026. Parole che, soprattutto quando arrivano con continuità e vengono accompagnate da comunicazioni scritte, non possono essere liquidate come semplici episodi di intimidazione. Dietro una minaccia può esserci il tentativo di condizionare una persona, la sua attività professionale, le sue scelte e, inevitabilmente, la serenità della sua famiglia e dei suoi collaboratori.
Longo ha denunciato più volte quanto accaduto, consegnando agli investigatori la documentazione in suo possesso. Secondo quanto riferito, la Procura di Palmi ha svolto le proprie attività investigative e ha successivamente trasmesso gli atti alla Procura di Catanzaro, nell’ambito di un’ipotesi di reato aggravata dal metodo mafioso e con riferimento all’articolo 416-bis.
È proprio questo elemento a rendere la vicenda ancora più delicata. Quando un procedimento arriva a coinvolgere l’ipotesi del metodo mafioso, la risposta delle istituzioni deve essere all’altezza della gravità del quadro prospettato. Non servono clamore o dichiarazioni di circostanza: servono indagini rigorose, tempi ragionevoli e, se le responsabilità saranno accertate, una risposta giudiziaria ferma.
In una terra nella quale la presenza della criminalità organizzata rappresenta ancora una ferita profonda, ogni intimidazione rivolta a chi lavora, produce e svolge il proprio ruolo professionale deve essere affrontata con la massima attenzione. Il rischio più grave, infatti, non riguarda soltanto la singola vittima. È il messaggio che può arrivare alla comunità: quello secondo cui minacciare, intimidire e tentare di condizionare qualcuno possa diventare uno strumento efficace.
Per questo la vicenda di Luigi Longo merita attenzione, senza anticipare giudizi sulle responsabilità individuali che spettano esclusivamente alla magistratura. Ma proprio perché è la magistratura ad avere il compito di accertare i fatti, è necessario che possa farlo nelle condizioni migliori e che, una volta completate le indagini, sia data una risposta chiara.
Longo, secondo quanto riferito, continua a dichiarare la propria fiducia nella magistratura e nelle istituzioni. È un atteggiamento che va rispettato. Ma la fiducia nelle istituzioni vive anche della loro capacità di intervenire quando un cittadino denuncia di essere minacciato.
Di fronte a parole come «ti ammazzeremo», lo Stato non può limitarsi ad ascoltare. Deve accertare, proteggere e, quando le responsabilità saranno provate, punire.
Perché la libertà di un imprenditore, di un direttore, di un lavoratore o di qualunque cittadino di vivere e svolgere il proprio mestiere senza paura non è una concessione. È un diritto. E difenderlo significa difendere la libertà di tutti. Luigi Longo come al solito sarà seguito dalla studio legale dell’avv. Antonino Napoli



