Dopo l’annullamento della custodia cautelare disposto in aprile dal Tribunale del Riesame, il GUP di Reggio Calabria pronuncia sentenza di non luogo a procedere ai sensi dell’art. 425 c.p.p.: insussistenti i presupposti per il rinvio a giudizio.
La vicenda giudiziaria di Matteo Costanza, già al centro della maxi‑operazione antimafia «Millennium» coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, si chiude — nella fase dell’udienza preliminare — con un’assoluzione piena. All’esito dell’udienza camerale del 7 maggio 2026, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Reggio Calabria ha pronunciato sentenza di non luogo a procedere ai sensi dell’art. 425 c.p.p. nei confronti di Costanza, «per non aver commesso il fatto», in ordine al delitto associativo finalizzato al traffico internazionale di stupefacenti originariamente contestato dalla pubblica accusa.
La pronuncia segna l’epilogo di una posizione processuale che, nell’arco di meno di un anno, è stata progressivamente riconsiderata dai giudici di ogni grado della giurisdizione cautelare e infine dal giudice dell’udienza preliminare, fino al definitivo proscioglimento.
Dall’arresto in Spagna alla scarcerazione: le tappe della vicenda cautelare
Costanza, 52 anni, originario di Triggiano (Bari) ma da tempo residente in Spagna, era stato tratto in arresto in territorio iberico nel maggio 2025, all’esito dell’operazione «Millennium» eseguita dai Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria con il supporto del ROS, dello Squadrone Eliportato Cacciatori e dell’unità I‑CAN (Interpol Cooperation Against ‘Ndrangheta) dello S.C.I.P. Localizzato dalla Policía Nacional, era stato estradato in Italia nel luglio 2025 in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP distrettuale di Reggio Calabria, che lo indicava come uno dei broker del narcotraffico internazionale e referente in Spagna della cosca Barbaro «Castani» di Platì.
La difesa propose immediatamente riesame: rigettato in prima battuta dal Tribunale di Reggio Calabria nell’agosto 2025, l’originario giudizio cautelare è stato però ribaltato in Cassazione. Con sentenza del febbraio 2026, la Suprema Corte ha integralmente accolto i motivi di ricorso per cassazione prospettati dai difensori di fiducia del Costanza, annullando con rinvio l’ordinanza di rigetto e censurando, nei suoi snodi essenziali, la valutazione degli indizi posta a fondamento del riconoscimento della gravità indiziaria per il delitto associativo. È in quella sede che sono stati fissati i parametri ermeneutici — in punto di logicità motivazionale e di corretto inquadramento giuridico della posizione individuale — che hanno poi orientato gli sviluppi successivi del procedimento.
Recependo le indicazioni della Cassazione, il Tribunale del Riesame di Reggio Calabria, con provvedimento del 15 aprile 2026, aveva riconosciuto la carenza di gravi indizi di colpevolezza in ordine al reato associativo, annullando l’ordinanza cautelare originaria e disponendo l’immediata scarcerazione di Costanza dopo quasi undici mesi di detenzione.
La sentenza del GUP: assoluzione «per non aver commesso il fatto»
All’esito dell’udienza preliminare del 7 maggio 2026, il quadro è stato definitivamente chiarito anche sul piano del merito. Il Giudice dell’Udienza Preliminare ha infatti ritenuto che gli atti d’indagine non integrassero i presupposti per il rinvio a giudizio e, in particolare, che difettasse quella ragionevole previsione di condanna che — secondo il vigente assetto dell’art. 425 c.p.p., come modificato dalla riforma Cartabia — costituisce la soglia minima per l’accesso al dibattimento in rito ordinario. Di qui la sentenza di non luogo a procedere, pronunciata con la formula più ampia «per non aver commesso il fatto».
Esito che chiude formalmente l’iter di una decisione di conferma sul piano del merito delle valutazioni che, nella fase cautelare, erano state progressivamente acquisite dapprima dalla Cassazione e quindi dal Tribunale del Riesame.
Una posizione processuale ricostruita grado per grado
La vicenda di Matteo Costanza si inserisce nel più ampio contesto dell’operazione «Millennium», che resta — per dimensioni e per oggetto — tra le più rilevanti attività antimafia condotte dalla DDA di Reggio Calabria nell’ultimo periodo. Quanto alla posizione individuale del Costanza, tuttavia, il percorso processuale ha registrato una progressiva e coerente erosione dell’originario impianto accusatorio: dalla decisione della Cassazione — che ne aveva rilevato i vizi logici nella valutazione indiziaria — al successivo annullamento della misura cautelare disposto dal Riesame, fino all’odierna pronuncia liberatoria del GUP, che ne ha sancito in via definitiva l’estraneità ai fatti contestati.
È il punto di approdo — e di chiusura — di una difesa tecnica che ha tenuto fermo il proprio impianto argomentativo dinanzi a ogni vaglio giurisdizionale, ottenendo dapprima la riconsiderazione del quadro indiziario in sede di legittimità, poi la restituzione della libertà personale e, infine, l’assoluzione piena nella sede propria della verifica preliminare dell’accusa.
L’assistito è stato difeso, nell’intero arco del procedimento, dagli avvocati Alessandro Diddi e Davide Vigna.




