Operazione “Karpanthos”. Luciano Ascone assolto da tutte le accuse nel rito ordinario del processo alla “mafia dei boschi”
Giu 09, 2026 - redazione
Anche Luciano Ascone, pregiudicato di origini Cinquefrondesi, era stato coinvolto nell’operazione “ Karpanthos”, condotta dai carabinieri contro le cosche della Presila catanzarese e i clan alleati del Crotonese.
Le accuse rivolte dall’accusa agli imputati erano, a vario titolo, di associazione mafiosa finalizzata a traffici di stupefacenti, estorsioni, rapine e intestazioni fittizie e, nel filone del rito abbreviato, erano state già disposte condanne per tre secoli di reclusione nei confronti di 43 imputati.
Più in particolare, l’Ascone era accusato di avere, in concorso con la sua compagna di allora, organizzato e portato a termine una rapina in danno di un cinquefrondese, introducendosi nella sua abitazione ed immobilizzando la moglie di costui con delle fascette di plastica, per poi farsi dare le chiavi della fuciliera e prelevare le armi ivi custodite, fra le quali una Skorpion 765 ed un fucile automatico, poi messe a disposizione delle cosche del Crotonese. Determinanti, in tal senso erano state ritenute le dichiarazioni del collaboratore Monti Danilo, che aveva raccontato i fatti.
Ma il narrato del collaboratore non ha retto alla verifica del Tribunale di Crotone – dinnanzi al quale l’Ascone, difeso dall’Avv. Francesco Giuseppe Formica, del Foro di Palmi, ha scelto di farsi giudicare con le forme del rito ordinario – che lo ha assolto da tutte le accuse, per le quali il Pubblico Ministero aveva chiesto 13 ann iri reclusione, con la formula per non aver commesso il fatto.




