Operazione “Declino”, in aula i collaboratori di giustizia Formosa e Bruzzese: Nel corso della sua deposizione Formosa ha anche parlato dell’omicidio di Francesco Inzitari, avvenuto a Taurianova il il 5 dicembre 2009
Mar 12, 2026 - redazione
Prosegue davanti al Tribunale Penale di Palmi, presieduto dalla dott.ssa Tuscano, il processo nato dall’operazione “Declino”, che vede imputati Bruno Andreacchio, Francesco Candiloro, Domenico Pillari, Rocco Versace, Saverio Fondacaro e Rocco Giovinazzo. Gli imputati sono accusati, a vario titolo, di appartenere alla cosca Crea e di aver favorito la latitanza del boss Domenico Crea, arrestato nell’agosto del 2019 in una località balneare del vibonese dopo un lungo periodo di irreperibilità.
Nel corso dell’udienza di ieri sono stati sentiti due collaboratori di giustizia: Gianenrico Formosa e Girolamo Biagio Bruzzese, entrambi collegati con l’aula del tribunale da località protette.
Il primo a deporre è stato Gianenrico Formosa. Nel corso dell’esame ha riferito di aver preso parte, su proposta dell’imputato Francesco Candiloro, al tentato omicidio di Pasquale Inzitari a Corigliano che – secondo quanto dichiarato – sarebbe stato commissionato dalla cosca Crea. All’azione omicidiaria avrebbe partecipato anche Michelangelo Tripodi. Formosa e Tripodi sono stati successivamente condannati in via definitiva all’ergastolo dalla Corte d’Assise d’Appello di Ancona per l’omicidio di Marcello Bruzzese, avvenuto il giorno di Natale del 2018 a Pesaro.
Il collaboratore ha inoltre raccontato di aver partecipato alla pianificazione di un ulteriore attentato in Veneto che, secondo quanto gli sarebbe stato riferito da Candiloro, avrebbe dovuto avere come obiettivo Girolamo Biagio Bruzzese. In seguito, tuttavia, sarebbe emerso che il bersaglio non era Bruzzese, ma un’altra persona, tale Ferraro. Nel corso della sua deposizione Formosa ha anche parlato dell’omicidio di Francesco Inzitari, avvenuto a Taurianova il il 5 dicembre 2009 i cui autori e mandanti ancor oggi sono senza nome, ma ha riferito il collaboratore di non conoscere i particolari.
Nella stessa udienza è stato quindi ascoltato Girolamo Biagio Bruzzese, ex appartenente alla ’ndrangheta e collaboratore di giustizia dal 2003. Rispondendo alle domande del pubblico ministero, la dott.ssa Giorgianni, e dei difensori degli imputati – gli avvocati Pasquale Loiacono, Antonio Napoli, Elisa Ascone e Lorenzo Gatto – Bruzzese ha ripercorso le ragioni che lo portarono, nell’ottobre del 2003, a intraprendere la strada della collaborazione con la giustizia dopo aver attentato alla vita del boss Teodoro Crea, detto “Toro”.
Bruzzese rappresenta una figura significativa nel racconto delle dinamiche interne della ’ndrangheta nella Piana di Gioia Tauro. Figlio di Domenico Bruzzese, considerato un importante esponente mafioso, è cresciuto all’interno dell’ambiente criminale della cosca, apprendendo fin da giovane le regole e i codici dell’organizzazione. Dopo la morte del padre, la sua vita si è progressivamente intrecciata con quella della criminalità organizzata, fino a diventare protagonista di gravi episodi di sangue.
Nel corso della sua attività criminale fu vicino al boss Teodoro Crea, con il quale il rapporto si deteriorò nel tempo fino a sfociare in un violento conflitto. Convinto che Crea volesse eliminarlo, Bruzzese gli sparò senza riuscire a ucciderlo. Dopo quell’episodio decise di costituirsi e di avviare un percorso di collaborazione con la giustizia, fornendo negli anni dichiarazioni ritenute rilevanti dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria.
Durante la deposizione resa ieri davanti al Tribunale di Palmi, Bruzzese ha chiarito di essere a conoscenza di fatti e circostanze fino al momento della sua decisione di collaborare. Ha quindi riferito dei suoi rapporti con la famiglia Crea, del ruolo ricoperto all’interno dell’organizzazione e di quello di altri soggetti affiliati.
L’ex uomo di ’ndrangheta ha inoltre raccontato le conseguenze subite dalla propria famiglia dopo la scelta di rompere con l’organizzazione. Nel corso degli anni, ha riferito, i suoi familiari sarebbero stati vittime di diversi attentati, culminati nell’episodio più grave: l’omicidio del fratello Marcello, avvenuto il giorno di Natale del 2018.
Al termine dell’udienza il Tribunale ha disposto il rinvio del processo al 25 marzo, quando il dibattimento proseguirà con l’esame di altri testimoni.





