Il regolamento comunale di Milano in materia parla chiaro: un cane dovrebbe avere uno spazio minimo per muoversi proporzionale alla sua grandezza. Lui non ce l’ha
Milano, migliaia di segnalazioni per il cane abbandonato sul balcone
Il regolamento comunale di Milano in materia parla chiaro: un cane dovrebbe avere uno spazio minimo per muoversi proporzionale alla sua grandezza. Lui non ce l’ha
Riceviamo e pubblichiamo:
Milano, via Ingegnoli. Al 5 piano di un balconcino microscopico che dà su un cortile interno vive,
ormai da quasi tre mesi, un simil pastore tedesco che passa tutte le sue giornate abbandonato a
se stesso sotto il sole e la pioggia. E’ stato buono per molte settimane, questo cagnone: si è
preso sia le giornate di sole cocente, sia le secchiate d’acqua dei temporali di questa strana estate
e poi, timidamente, ha iniziato a pigolare per attirare l’attenzione su di sé: perché anche un
cagnone buono, imprigionato da settimane su quel poggiolo al quinto piano nemmeno fosse un
pappagallino, alla fine piange e abbaia.
E’ così che i residenti hanno cominciato a sentirlo e a notare che dietro al vetro c’era la sagoma di
un cane che, talvolta, si metteva in piedi per guardare di sotto e azzardava un abbaio nella
speranza di veder comparire magicamente qualcuno. Sono iniziate le segnalazioni ai vigili, prima
poche, poi sempre più numerose. Perché passavano i giorni e le settimane ma quel povero cane
era sempre lì da solo, senza alcun riparo, su un trespolo di poco più grande di lui e spesso
immerso nei suoi escrementi.
Il regolamento comunale di Milano in materia parla chiaro: un cane dovrebbe avere uno spazio
minimo per muoversi proporzionale alla sua grandezza. Lui non ce l’ha. Dovrebbe avere un riparo.
Non aveva nemmeno questo. Dovrebbe poter uscire e muoversi. Lui ha solo due metri quadrati, la
porta chiusa e una tapparella quasi sempre abbassata dietro la quale la vita della sua famiglia
scorre, mentre lui sta in attesa di un rumore che gli dica “Ok, la punizione è finita”.
Dopo le numerose telefonate dei cittadini, i vigili escono ma la condizione del cane resta invariata.
Solo il 10 luglio – dopo segnalazione ufficiale Aidaa a tutti gli organi competenti –
finalmente i vigili si muovono insieme alla Asl di zona e ad alcune guardie ecozoofile, ed effettuano
un sopralluogo. Questo intervento ottiene, come primo effetto, che al cane vengono messi una
scodella d’acqua, una cuccia e un telo che lo ripari dal sole.
I cittadini delle vie limitrofe ormai affezionati al “cane del balconcino” continuano a interessarsi a
lui e propongono alla famiglia delle soluzioni che vanno dall’affido temporaneo, all’adozione presso
una nuova famiglia. Ma la risposta dei proprietari non lascia margini al dialogo. “Al cane non voglio
rinunciare perché gli voglio bene come a mio figlio”, precisa la proprietaria a una volontaria che,
sarcasticamente, le risponde: “Signora, se li ama allo stesso modo glielo dimostri allo stesso
modo: metta anche suo figlio sul balcone…”.
Dopo nuovi sopralluoghi delle guardie zoofile e dei vigili, il 17 luglio si raggiunge un accordo con i
proprietari del cane: ammettono che negli ultimi tempi lo hanno trascurato e propongono come
soluzione di affidare la bestiola a una parente che vive nello stesso stabile, impegnandosi a
garantire al cane il minimo di benessere previsto dalle vigenti normative. Inoltre, al fine di rendere
credibili le loro parole, promettono di sbaraccare tutto l’allestimento sul “balconcino-prigione”.
Bene. Per una volta un lieto fine e non il solito cane che alla fine si lancia dal balcone per la
disperazione, perché qui siamo nella civilissima Milano e le persone amano gli animali…
Nemmeno due ore dopo queste promesse, il cane è stato rimesso sul suo micro ballatoio ed è
ancora lì: il termometro di luglio che segna 35 gradi e lui ad aspettare fiducioso che chi dice di
amarlo gli apra la tapparella e lo faccia entrare.
Gruppo volontari Aidaa




