L’Opinione. Una riflessione sulla sanità pubblica sulle diverse criticità nelle Regioni e Asp del Sud

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Di Francesco De Matteis

Facevo tra me e me una riflessione, preso atto che un po’ dappertutto si leggono ormai da tempo lamentele, disfunzioni, criticita’, carenza di personale, liste di attesa che scoppiano, e questo non solo nelle Regioni e nelle Aziende Sanitarie del Sud, doveva a limite sarebbe prevedibile che tu legga determinate lamentele, ma anche al Nord emergono parecchie criticità un po’ dappertutto. La mia riflessione e’stata piuttosto ampia, perché mi sono sforzato di valutare le problematiche in modo critico ed obiettivo, cercando di darmi una spiegazione che andasse alla radice dei problemi.
Ebbene, la prima cosa che ho messo in discussione e’ questo devastante Federalismo Sanitario, causato dalla modifica dell’articolo V° della Costituzione, che di fatto ha tolto la Sanità Pubblica Italiana dalle competenze del Ministro alla Salute e l’ha messa in mano alle Regioni, dove la gestione della Salute Pubblica e’ degenerata, diventando più che altro una questione clientelare, con favoritismi abusi, se non addirittura in alcuni casi, come dalle nostre parti e’ accaduto, anche da ladroneggi, saccheggi e ruberie…cose queste di una gravita’ assoluta, se si pensa che quei soldi sarebbero serviti a garantire assistenza e cure ai cittadini .
Ci siamo ridotti in Italia con una Sanità che varia in regole, indirizzi, e organizzazione da Regione a Regione, e di questo , ma soprattutto delle ricadute negative che ne sono derivate, ci siamo resi conto tardivamente , solo durante la Pandemia, quando si e’ preso atto delle difficoltà di fare attuare in tutte le regioni indirizzi e regole comuni. A mio avviso questo e’ il primo problema sul quale andrebbe avviata una seria riflessione, per capire se sia eventualmente il caso di fare marcia indietro e ripristinare il tutto restituendo al Ministero tutte le competenze in materia Sanitaria.
Altro punto nevralgico e ‘ da ricercarsi nella Aziendalizzazione della Sanità Pubblica, cosa che in Sanità non e’ per nulla facile conciliare.
Con l’Aziendalizzazione sono state introdotte nella gestione della salute pubblica
logiche di gestione, programmazione e controlloz simili a quelle aziendali private, mirando soprattutto all’efficienza economica, piuttosto che alla ottimizzazione dell’ outcome , cioè della offerta sanitaria in termini di prestazioni efficienti, di qualità e puntuali, di cure adeguate, di liste di attesa contenute in una ragionevole tempistica. Pertanto io abolirei dalla organizzazione e gestione della Sanità pubblica il termine Azienda , Ancor più devastante si e’ rivelato il criterio di macroaziendalizzazione che ha portato alla nascita delle Aziende Sanitarie Provinciali, partendo dal presupposto secondo cui il macro accorpamento si sarebbe tradotto pedissequamente in risparmio economico. I fatti ci hanno smentito clamorosamente perché abbiano avuto modo di constatare quanto sia complesso e difficile mettere in mano ad una sola persona , che sulla carta dovrebbe essere un Manager della Sanità , na che di fatto di e’ rivelato essere nella stragrande maggioranza dei casi in incompetente , un lecchini qualsiasi del politico più importante sul territorio, messo lì a gestire clientele sotto tutela ed obbedendo al padrone di turno che gli ha messo in mano potere visibilità e grosso ritorno economico personale .
Tra l’altro con la macroaziendalizzazione e’ emersa una problematica molto seria e difficile da districare, ovvero la sommazione di criticità di disfunzioni, di situazioni debitorie e così via….
Anche questo principio andrebbe smantellato per dare maggiore forza e responsabilità al territorio , mettendo fine alle tristissime logiche di centralizzazione sui capoluoghi delle Strutture Complesse per poi lasciare sul territorio le briciole in termini di Servizi, tecnologia e prestazioni.
Altro punto dolente e’ la assoluta indifferenza, comune dappertutto nel nostro Paese, della meritocrazia e questi criteri di selezione del personale improntati più che altro al metodo “Cetto la qualunque” si e’ rivelato totalmente devastante , con la dequalificazione delle Strutture affidate a Primari amici degli amici e compari del compare . Tra l’altro si Primari e’ stato tolto tutto, gente che una volta rappresentava il contropotere, nel senso che i Primari avevano potere, voce in capitolo e riuscivano ad imporsi su chi gestiva la sanità per la selezione del personale, l’acquisto di strumentazioni ed attrezzature tecnologiche adeguate, ed anche per la stessa organizzazione interna dei Reparti , facendo valere du tutto la professionalità, l’esperienza e le competenze del Primario, sulle altre logiche di gestione, che sappiano tutti dove oggi vanno a parare ..
Purtroppo ai Primari e’ stato tolto tutto il potere che avevano, perché il Primario non e’ più quella figura forte, autorevole e carismatica di prima , quando la sua posizione giuridica era intoccabile, ed il Primario che andava ad occupare quel posto quale vincitore di un pubblico concorso, era un Primario di ruolo che nessuno aveva il potere di mettere in discussione, a meno che al Primario non si potessero contestare comportamenti illeciti e/o non etici i carenti di professionalità.
Oggi i Primari sono in scacco alla politica del quale, purtroppo, ne può decidere il destino a suo piacimento.
Oggi invece i concorsi a Primario sono una barzelletta. Il concorso e’ una presa in giro colossale, serve solo a selezionare un numero di idonei, poi sarà il Direttore Generale a scegliere chi dovrà essere il Primario da nominare. In teoria su base fiduciaria, in pratica per appartenenza, a seconda della tessera di partito del primario, o della loggia massonica, se non addirittura di altre organizzazioni poco nobili, di appartenenza. Criteri assurdi di scelta, che mortificano il merito e la professionalità, e dequalificano senza dubbio, nell’insieme, la Sanità Pubblica . Al Primario scelto verso farti sottoscrivere un contratto triennale , o quinquennale, al termine del quale e’ prevista una valutazione generale del suo operato, per cui potrà essere riconfermato, oppure cacciati . Ci rendiamo ben conto di cosa stiamo parlando ? del Responsabile di una Struttura Complessa che nei 5 anni dovra’ mettersi sull’attenti, sottomettersi, e dire puntualmente signorsi’ al suo capo, al Direttore Generale, ed al capo del suo capo, il politico che lo ha nominato. Se il Primario deroga e non si sottomette, a prescindere dalla sua bravura professionale e dalle sue capacità, rischierà concretamente di essere silurato e cacciato dalla Direzione del Reparto .
Vi e’ anche un altro modo subdolo per mandare via un bravo Primario, rifacendo alla scadenza l’atto Aziendale e andando a dequalificare una Struttura, che da Complessa la si fa diventare Semplice, con conseguente perdita del Primariato, perché la politica, e non la utilità pubblica di una Struttura Sanitaria, e la qualità delle prestazioni rese, lo ha deciso e determinato.
Orbene, rendiamoci conto di questa corbelleria, e dei danni incalcolabili che ne sono derivati, con la compiacenza e la sottomissione dei Sindacati , che in sanità contano meno di zero, e sono tutti asserviti al potere del Direttore Generale e dei Partiti politici che contano.
E’ del tutto evidente che bisogna fare si che la politica arretri dalla gestione della Sanità Pubblica e faccia non uno, ma cento passi addietro , se non vogliamo che in Italia nascano un milione di Comitati Spontanei e di sentinelle per riuscire a garantire le cure e l’accesso alle cure ai poveri cittadini.
Mi viene da sorridere quando leggo se al posto di Occhiuto ci fosse stato Tridico…?
Sono tutte coglionate, la Sanità non potrà mai cambiare se non si estromette totalmente la politica dalla gestione della salute Pubblica, che va affidata a persone competenti, manageriali e soprattutto oneste!