Libera Polistena: Messaggio ai giovani in occasione della Festa della Liberazione

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UNA MEMORIA CHE DIVENTA RESPONSABILITA’
Carissimi giovanissimi e giovani,
il dovere di noi adulti di trasmettere memoria e di accompagnarvi con discrezione nel vostro cammino, mi impone anche quest’anno di rivolgermi a voi in occasione del 25 aprile.
Il 25 aprile, festa della Liberazione, non è soltanto memoria: è una consegna viva, una responsabilità che passa di generazione in generazione. Nasce dal coraggio della Resistenza italiana, quando donne e uomini – spesso giovanissimi – decisero di non restare spettatori. Difesero la dignità, la libertà, il futuro.
Da quella scelta è nata la nostra Costituzione italiana: non un testo lontano, ma una promessa concreta di giustizia, partecipazione, diritti e doveri.
Oggi quella promessa chiede di essere abitata, non solo celebrata.
Sì, carissimi ragazzi! La libertà non è mai acquisita per sempre. Va custodita, difesa, resa concreta ogni giorno. E questo accade quando non si cede all’indifferenza, quando si partecipa, quando si sceglie di esserci.
Difendere la Costituzione significa prenderla sul serio nella vita quotidiana: nella legalità, nel rispetto degli altri, nella ricerca del bene comune.
La vostra generazione passerà alla storia per la vostra partecipazione massiccia al recente referendum: una partecipazione che ha ricordato a tutti che la democrazia vive quando i cittadini non delegano tutto, ma si assumono la responsabilità di scegliere. Nel ringraziarvi di questa lezione che avete dato a noi adulti, vi esorto a continuare a camminare su questa strada. Non è mai “poco” ciò che ciascuno può fare: ogni voce conta, ogni gesto costruisce il Paese. Non cedete all’indifferenza: è il terreno più fertile per ogni ingiustizia.
Qui, nella nostra Calabria, tutto questo assume poi un’urgenza ancora più concreta. La presenza della ‘ndrangheta non è solo un fatto criminale: è una mentalità che si insinua, che normalizza il compromesso, che spegne i sogni e svuota il futuro. Per questo la vera sfida è culturale: scegliere la trasparenza, rifiutare scorciatoie e favori, non tacere davanti all’ingiustizia. È una resistenza quotidiana, silenziosa ma decisiva. Resistere oggi significa non piegarsi a ciò che umilia la dignità umana.
E poi una parola forte, forse scomoda: restare. Ma accanto a questa parola ce ne sono altre due che la completano: partire e ritornare.
Partire non è tradire. A volte è necessario per crescere, per studiare, per aprire lo sguardo. Il rischio non è partire, ma perdere le radici, smettere di sentirsi parte.
Restare non è rassegnarsi, ma scegliere. È un atto di coraggio: decidere di costruire futuro proprio qui, dove sembra più difficile.
Ritornare è forse la sfida più grande: riportare a casa ciò che si è imparato, trasformarlo in dono, credere che questa terra possa cambiare anche grazie a ciò che ciascuno porta dentro.
Forse oggi la vera libertà sta proprio nella capacità di tenere insieme queste tre dimensioni: partire senza perdersi, restare senza chiudersi, ritornare senza paura.
E in questo tempo segnato da tensioni e conflitti, non possiamo dimenticare un altro impegno decisivo: quello per la pace. Viviamo in un mondo in cui spesso prevale la cultura della guerra, della contrapposizione, della forza. Ma la pace non è debolezza: è la scelta più esigente. È costruire ponti quando sarebbe più facile alzare muri. È imparare il dialogo, il rispetto, la fraternità.
Anche qui i giovani hanno un ruolo decisivo: diventare artigiani di pace nella vita quotidiana, nelle relazioni, nei social, nei luoghi di studio e di lavoro. La pace non si costruisce solo nei trattati internazionali, ma nei gesti concreti, nelle parole che scegliamo, nelle divisioni che decidiamo di non alimentare.
Il 25 aprile non ci chiede nostalgia, ma responsabilità. Non ci invita a guardare indietro, ma a decidere da che parte stare oggi.
Difendere la Costituzione, partecipare alla vita democratica, opporsi a ogni mentalità mafiosa, costruire una cultura della pace: questa è la liberazione che oggi ci è affidata.
Che restiate, che partiate o che ritorniate, una cosa conta: siate protagonisti.
Siate liberi, ma di una libertà piena: quella che costruisce, che partecipa, che resiste, che resta e che sa anche ritornare.
Perché ogni generazione ha la sua liberazione da compiere. E questa, oggi, è la nostra.
Concludo con le parole di un profeta dei nostri giorni, don Tonino Bello: “Fate spuntare gemme di decisioni forti e sui rami della vostra vita matureranno i frutti della speranza”.
Polistena, Festa della Liberazione 2026 Don Pino Demasi
Referente territoriale di LIBERA