Le vite parallele” Trump e Netanyahu

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Lo scenario mondiale, ad uno sguardo mediamente critico, esprime una semplice verità: Donald Trump cerca spasmodicamente di ricavarsi un posto nella storia. Non il posto che è spettato di diritto ai grandi presidenti americani, quelli soprattutto che ottennero dagli elettori il secondo mandato, ma sta cercando di lasciare un’impronta alla stessa stregua di Alessandro Magno, Napoleone o Winston Churchill. Dopo aver imposto la tregua a Gaza e aver delineato il golpe sul regime venezuelano, il suo cruccio resta l’insoluta questione del conflitto im Ucraina. E reputando che la grandezza militare non si alimenta con le guerre di trincea, nelle azioni belliche in Iran ha alzato l’asticella operativa. Ora il punto di domanda si pone sul quando il Capo di Stato statunitense permetterà che abbia termine il conflitto.

L’idea è che i tempi siano maturi, potendo al momento rivendicare tre successi: l’eliminazione di Alì Khamenei, lo smantellamento del sistema missilistico iraniano a lungo raggio e il disinnesco generale della potenza islamica. Il primo è certificato, gli altri due andranno considerati in termini storici. Tanto rumore mediatico e sensazionalistico, tante vittime militari e civili, per concludere  lasciando un regime in piedi e se possibile, ancora più compromesso con i pasdaran! D’altra parte, perseguire il “regime change”, quindi andare avanti con la guerra a tempo indeterminato, scoprirebbe le falle del fronte interno e in particolare incrinerebbe anche quelle del sistema economico. La risalita dell’inflazione americana, alla vigilia delle elezioni di Mid Term, potrebbe indurre a riscrivere criticamente la storia di Donald Trump.

D’altro canto, se il conflitto, qualunque strada segua, difficilmente abbatterà il dominio teocratico degli ayatollah, rischia di comportare un effetto collaterale, il proseguo del potere di Benjamin Netanyahu. Le elezioni in Israele per il rinnovo dellal Knesset sono fissate per il prossimo 26 ottobre, quindi tra pochi mesi; ma, a questo punto, nessuno può escludere che  Netanyahu stia ponderando di anticiparle. Il premier  israeliano, ha annunciato la propria ricandidatura e anziché venire travolto dalle inchieste giudiziarie e dal blocco forzato dell’inchiesta dell’alta corte di giustizia Israeliana del 7 ottobre scorso, potrebbe piuttosto rilanciare le proprie quotazioni proprio grazie alle ceneri di Teheran, figurando come il leader eroico capace di infliggere colpi devastanti ai nemici storici di Israele. Eliminando la guida suprema più longeva della repubblica islamica ed anche i vertici di Hamas e di Hezbollah, ha  ottenuto la quasi sicurezza che gli eredi di Alì Khamenei non riusciranno ad avere la bomba atomica nel medio periodo e probabilmente anche a lungo termine. A differenza delle imprese inseguite da Donald Trump, la guerra condotta da Netanyahu non ha scadenze e tempi ristretti, per lui e per Israele la prospettiva di cantare vittoria con proclami esaltanti e fanfare di trionfo, non appare ne chimerica, nè troppo lontana.  

Maria Concetta Valotta