Laureana di Borrello, ritrovata una bomba della seconda guerra mondiale. Il sindaco Morano attiva un tavolo tecnico
Per martedì 23 giugnoGiu 21, 2026 - redazione
Laureana di Borrello
Attivato un tavolo tecnico, per Martedì 22, da parte del Sindaco Morano, del Comune di Laureana di Borrello, a seguito del rinvenimento di un ordigno bellico, in aperta campagna, a circa cinque chilometri da centri abitati, presumibilmente bomba d’aereo tipo MK-I-II-III 250 lb GP nazionalità Inglese, rileva la nota sindacale dopo la riunione prefettizia, unitamente alla protezione civile. Sganciata dagli alleati sul finire del secondo conflitto mondiale, come ancora accade, dopo quasi un secolo, nel lavorare il proprio podere, un contadino di ritrova a sobbalzare, con il proprio mezzo agricolo su un grosso involucro ferroso che non lascia dubbi interpretativi. E’ bene, però, fare un passo indietro, per capire di cosa si tratta e come affrontare la bonifica in sicurezza. Tali ritrovamenti che, pur dopo 83 anni rappresentano una grande pericolosità, in quanto inesplosi, sono la testimonianza di quanto fu cruenta la fine della guerra per questi territori, con lo sbarco degli alleati Anglo-Americani. I ritrovamenti si inseriscono, storicamente, nel contesto dei bombardamenti sull’aeroporto “Luigi Razza” di Vibo Valentia nell’estate del 1943. Con lo sbarco in Sicilia del 1943, infatti, gli aeroporti calabresi con la loro vicinanza alla Sicilia li rese un obiettivo primario dei bombardamenti angloamericani, che cercarono ovviamente raderli al suolo. Tra metà giugno e metà agosto del 1943, in Sicilia e nel Sud Italia furono sganciate circa 7.500 tonnellate di bombe E Tra gli obiettivi del territorio figurava l’aerodromo di Vibo Valentia, oltre agli altri della regione. L’aeroporto “Luigi Razza” era considerato strategico, infatti ospitava una scuola di addestramento per radiotecnici, un’officina di riparazione aerei e una scuola di pilotaggio. Nel 1943 erano presenti oltre 600 militari tra avieri e soldati dell’esercito, oltre ad alcune decine di avieri tedeschi, si legge nei resoconti storici. Infatti, dalle 19:25 alle 20:25 del 10 luglio 1943 — lo stesso giorno dell’invasione alleata della Sicilia ,l’aeroporto “Luigi Razza” di Vibo Valentia conobbe l’inferno. Un attacco di circa 60 bombardieri B-24, a cui seguirono i bombardamenti dell’11, 13, 15, 16 e 20 lugliolo rase al suolo. Inenarrabile il bombardamento del 16 luglio: 207 aerei tra bombardieri e caccia di scorta decollarono dalle basi tunisine e alle10:58una pioggia di bombe si abbatté su tutta l’area. In particolare, il carico consisteva in centinaia di bombe dirompenti da 500 pounds, come l’ordigno oggi ritrovato, oltre migliaia di ordigni a frammentazione e decine di migliaia di colpi di mitragliatrici da 20 mm. Ben50 aerei dei 78 presenti furono colpiti e le strutture del campo furono completamente distrutte. Ma la guerra è guerra oggi come all’ora il prezzo maggiore per “gli errori/orrori” li pagano i civili. Durante l’incursione sull’aeroporto “Razza” del 16 luglio, la peggio la pagò Mileto, dove ci fu una strage: 39 civili rimasero uccisi. La lapide posta nel 1988 dinanzi al Santuario Santa Maria della Cattolica, con i nomi di tutte le 39 vittime, tra cui bambini di pochi mesi e anziani ne è testimonianza. Storicamente è bene ricordare che Il 16 luglio 1943, e bombardieri e caccia di scorta decollarono dalle basi tunisine per la missione contro l’aeroporto “Luigi Razza” di Vibo Valentia.La rotta tipica Tunisia-Calabria tirrenica seguiva una direttrice sul Canale di Sicilia, o sorvolando lo Stretto di Messina, poi risalendo il Tirreno come riferimento il Monte Poro a ridosso dell’aeroporto “Razza” e sulla direttrice dove oggi si rinviene l’ordigno, le cui caratteristiche sono facilmente recuperabili: bombe dirompenti da 500 pounds (circa 227 kg), Sul piano tecnico storico, il B-24 Liberator poteva trasportare fino a 3.600 kg di bombe. Le “500 lb GP” (General Purpose) erano la scelta standard per distruggere piste, hangar e strutture, mentre gli ordigni a frammentazione servivano invece a colpire il personale e gli aerei all’aperto. Sarà cura degli artificieri eliminare la carica esplosiva ma non quella storica.




