In Calabria il calcio di vertice non è mai stato una faccenda di abitudine. È stato semmai un lampo, poi una lotta, poi una memoria ostinata che continua a camminare anche quando la classifica si è già girata dall’altra parte. Forse è per questo che ogni volta che da queste parti si torna a parlare di massima serie, tra bar, radioline, telefoni e discussioni che finiscono dritte sulle scommesse calcio live, il tono cambia subito. Diventa più personale. La Serie A, per la Calabria, non è stata una comoda residenza. È stata una visita attesa, sudata, a volte bellissima, e proprio per questo impossibile da dimenticare.
Catanzaro, il primo grande amore
La prima squadra calabrese a salire davvero in alto è stata il Catanzaro. Nella sua storia ha disputato sette campionati di Serie A, con un ciclo particolarmente forte fra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta. I dati storici più citati restano lì, nitidi: cinque stagioni consecutive in massima serie e due piazzamenti di enorme valore, il settimo posto nel 1980 1981 e ancora il settimo posto nel 1981 1982, oltre a una semifinale di Coppa Italia nello stesso periodo. Per una piazza del Sud che non disponeva dei mezzi delle grandi, era molto più di un buon campionato. Era una dichiarazione di presenza.
Il Catanzaro di quegli anni aveva facce rimaste nella memoria collettiva, a cominciare da Massimo Palanca, ala sinistra e uomo simbolo, uno che sapeva trasformare i calci piazzati in racconto popolare. E poi Claudio Ranieri, allora difensore, molto prima di diventare il tecnico celebrato in mezzo mondo. Il Catanzaro non vinse uno scudetto, ovviamente, ma fece qualcosa che in certe terre pesa quasi allo stesso modo: diede alla città la sensazione di poter stare a tavola con i grandi senza chiedere permesso.
La caduta, però, fu dura. Dopo la retrocessione del 1982 1983, il club perse quota e cominciò un lungo pellegrinaggio tra categorie, crisi e risalite. Oggi il Catanzaro non è in Serie A, ma è stabilmente tornato nel calcio che conta della Serie B, come dimostrano anche i documenti ufficiali del club per la stagione 2025 2026. Fra le calabresi, è quella che si trova più vicina al grande ritorno. E questa, già da sola, in Calabria non è una notizia da poco.
Reggina, la stagione lunga del Granillo
Se il Catanzaro è stato il primo amore, la Reggina è stata la relazione più lunga con la Serie A. La squadra di Reggio Calabria ha giocato nove stagioni nella massima serie fra il 1999 e il 2009, con sette campionati consecutivi dal 2002 in avanti. È stato il ciclo più esteso mai costruito da un club calabrese nel calcio di vertice, ed è rimasto nella memoria per una miscela tutta sua: salvezze combattute, giocatori importanti, un’identità ruvida ma orgogliosa.
La prima stagione in A, 1999 2000, si chiuse con un undicesimo posto più che rispettabile. In quel periodo passarono da Reggio nomi pesanti, da Andrea Pirlo a Roberto Baggio, e la Reggina riuscì a trasformarsi in una presenza scomoda, mai davvero aristocratica ma spesso fastidiosa per chiunque. Il Granillo diventò un campo complicato. Non sempre bello, spesso teso, quasi sempre vivo. Era una squadra che raramente poteva permettersi leggerezze, e infatti si costruì una reputazione fondata sulla resistenza.
La caduta della Reggina è stata più dolorosa di altre perché ha intrecciato campo e finanza. Dopo gli anni di A, il club ha conosciuto retrocessioni, passaggi societari, fallimenti e ripartenze. Oggi il quadro attuale è netto: la Reggina partecipa al campionato di Serie D 2025 2026, girone I, come confermano il sito ufficiale del club e la composizione dei gironi diffusa dalla Lega Nazionale Dilettanti. Per una piazza che ha abitato la Serie A per quasi un decennio, è una distanza che si sente. Ma la presenza del pubblico amaranto, anche adesso, suggerisce che il legame non si è sbriciolato. Si è solo ostinato a sopravvivere in condizioni peggiori.
Crotone, il miracolo breve e feroce
Il terzo capitolo è quello del Crotone, il più recente e forse il più sorprendente. La promozione del 29 aprile 2016, celebrata anche dal sito ufficiale rossoblù, portò per la prima volta nella storia il club in Serie A. Già questo basterebbe a spiegare la portata dell’evento. Ma il vero capolavoro emotivo arrivò l’anno dopo, con la salvezza conquistata nel 2016 2017 al termine di una rimonta che ancora oggi viene ricordata come un piccolo miracolo sportivo. La vittoria per 3 a 1 sulla Lazio all’ultima giornata sigillò una permanenza che qualche settimana prima sembrava quasi fuori portata.




