di Antonino Napoli
Oggi, primo giorno di scuola in Calabria, mio figlio ha cominciato la prima elementare e mia figlia la quarta elementare.
Per i genitori il primo giorno di scuola è il giorno nel quale i ricordi tornano inevitabilmente indietro. Si guardano i propri figli con lo zaino sulle spalle e, quasi senza accorgersene, si ripensa al tempo che è stato per noi oltre che a quello che sarà per loro.
Per i bambini, invece, è una festa. Si ritrovano i compagni, se ne conoscono di nuovi, si ricomincia dopo la pausa estiva e soprattutto si apre davanti a loro un nuovo percorso di scoperta.
Ed è proprio questa, forse, la funzione più importante della scuola. Non soltanto insegnare a leggere, a scrivere o le operazioni matematiche, ma alimentare la curiosità, la voglia di conoscere e soprattutto la capacità di porsi delle domande. Chiedersi il perché delle cose è il primo esercizio del pensiero.
Socrate diceva che «l’uomo più sa e più vale». Una frase che conserva ancora oggi una straordinaria attualità. Perché la conoscenza non serve soltanto a sapere di più, ma rende l’uomo più libero. Chi conosce può comprendere, può scegliere, può formarsi un’opinione propria e non deve necessariamente affidarsi a quella degli altri.
Luigi Einaudi, nelle “Prediche inutili”, sintetizzava questo principio in poche parole: «Conoscere per deliberare». Non si può scegliere veramente se prima non si conosce. E forse proprio qui sta uno dei compiti più importanti della scuola, preparare uomini e donne capaci di essere protagonisti del proprio tempo e non semplicemente spettatori della realtà che li circonda.
La scuola, insieme alla famiglia, ha quindi una responsabilità enorme. Perché nei bambini di oggi riponiamo la speranza di un mondo migliore domani. Ma un mondo migliore non nasce soltanto da nuove tecnologie, da maggiori ricchezze o dal progresso materiale. Nasce soprattutto da uomini e donne capaci di pensare liberamente, di mettere in discussione ciò che ritengono sbagliato, di comprendere gli errori del passato per non ripeterli e di riconoscere ciò che invece merita di essere conservato.
E per pensare liberamente è necessario conoscere.
Oggi, dunque, guardando i miei figli entrare a scuola, provo la gioia di un padre ma anche quella particolare malinconia che accompagna ogni passaggio della crescita. Perché ogni primo giorno di scuola è anche un piccolo distacco. Loro fanno un passo in avanti verso la loro autonomia e noi impariamo, lentamente, a lasciarli andare.
A mio figlio, che oggi comincia la prima elementare, e a mia figlia, che affronta un nuovo anno della sua crescita, auguro soprattutto di conservare sempre la curiosità che hanno oggi. Di non smettere di chiedersi il perché delle cose, di cercare risposte e, quando necessario, di avere il coraggio di metterle in discussione.
La scuola e la famiglia potranno dare loro gli strumenti. Il resto dovranno costruirlo loro.
E forse il più bel regalo che possiamo fare ai nostri figli non è indicare loro quale strada percorrere, ma insegnare loro a riconoscere le strade, a scegliere quella giusta e, se necessario, ad avere il coraggio di aprirne una nuova.
Buon anno scolastico a tutti i bambini che oggi iniziano la scuola. E buon viaggio nella conoscenza.



