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TAURIANOVA (RC), SUNDAY 27 SEPTEMBER 2020

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Ri_partire ai tempi del Covid 19. Alcune riflessioni sul Chi? Come? e Che Cosa? di Concettina T. Siciliano

Ri_partire ai tempi del Covid 19. Alcune riflessioni sul Chi? Come? e Che Cosa? di Concettina T. Siciliano
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Riceviamo e pubblichiamo dall’avv. Concettina Siciliano

È chiaro a tutti che la quarantena non serva a “curare” ma consenta di colmare il gap delle organizzazioni e dei servizi pubblici, specie sanitari, di fronte alla irruenza del fenomeno pandemico che ha colto tutti, a torto o a ragione, impreparati.

La “quarantena” estesa alla vita di tutti e ad ogni momento pubblico e privato della stessa serve prima di tutto, ad aumentare la capacità di presa in carico dei cd. pazienti covid 19 da parte del sistema sanitario che nel nostro Paese, dopo questa esperienza, avremo attenzione di mantenere pubblico ed universale cioè accessibile a tutti.

L’effetto immediato atteso, dunque, delle misure di distanziamento socio – sanitarie è quello di garantire la possibilità di presa in carico rispetto al numero in crescita esponenziale dei bisognevoli di cura e ridurre il rischio di pazienti non trattati adeguatamente, di morti e di responsabilità sanitarie, in un sistema in cui, peraltro, la diffusione pandemica ha sì amplificato la grande umanità del personale sanitario e la capacità di sacrificio ed adattamento in tempo reale, ma ha anche messo a nudo errori clamorosi e scelte sbagliate politiche ed organizzative. Ma di questo ci sarà tempo di descrivere la dimensione del problema.

La “quarantena”, dunque, per ritornare al tema di oggi, è però anche un tempo in cui Stato ed Enti e Stakeolders debbono fare i conti con un nuovo scenario che plausibilmente potrà protrarsi e ripetersi, ed in cui occorre ripensare ai propri Valori, riprogrammare gli OBIETTIVI, implementare misure ed azioni idonee ad “efficientare” (termine odioso ma significativo) i sistemi per governare la straordinarietà del momento, contenerla nelle variabili comuni.

Occorre cioè minimizzare il rischio di “fallimento” collettivo poiché (l’abbiamo chiaro tutti ormai) ne va delle Libertà e della sopravvivenza reale, fisica delle persone, e dell’economia.

Solo per fare un esempio delle cose rimaste in stand by, rimanendo in ambito sanitario, non dimentichiamo che esistono tutti gli altri malati e pazienti (no covid) che attendono da mesi (anni, direbbero alcuni) risposte da un sistema sanitario nazionale e regionale che – distratto lungamente prima e piombato nell’emergenza adesso – si è dovuto concentrare (con quel tanto o poco che ha) a contenere il rischio maggiore e cioè quello di default pandemico indiscriminato (che non ha tralasciato le regioni più ricche ed a cui quelle più povere si sono al momento sottratte solo perché “siamo tutti tappati in casa”). Non ci piacerebbe affatto però constatare che l’appello alla straordinarietà diventi l’alibi dei soliti cuori pavidi per giustificare problemi atavici, rimasti irrisolti e scriteriatamente ancora affidati alle mani degli stessi.

Ci sono poi tutte le realtà produttive, imprese, professionisti etc., c’è il mondo del lavoro (senza cui non si vive), delle attività smart e di quelle un po’ meno (che non ha avuto il tempo o la capacità di riconvertirsi) ed il modo delle istanze sociali in cui si diffonde il terrore. Tutti cercano un orizzonte locale, nazionale, europeo (?), internazionale (siamo tutti nella stessa barca) in cui contribuire, ripartire, riadattarsi o innovarsi.
E poi ci sono gli slogan di “chi” pretende di ripartire (giusto, sacrosanto!) ma non ha ancora chiaro né metodo né i contenuti (con chi? Cosa? Come?).

Ecco, la situazione è talmente grave che gli azzardi non premiano, le venialità non potranno essere più giustificate ed i ricicli meritano almeno un attimo di ponderata riflessione prima di essere ripropinati, perché appunto non ci possiamo permettere nessuno di collazionare errori ed incertezze. L’effetto butterflay sarebbe un’ecatombe.

La quarantena dunque è un periodo necessario e straordinario in cui è buona regola non rimandare le soluzioni ma “pensarle”, individuare azioni appropriate con cui agire gradualmente ed in modo sistemico. In un contesto connotato da risorse scarsissime (non se ne abbia nessuno, l’aggettivazione assoluta non vuole essere offensiva ma è una necessaria triste constatazione) serve massima concertazione e concentrazione sugli obiettivi unici e graduali. In guerra occorre fare la conta degli uomini in campo, in frontiera, delle retrovie e delle risorse.
Capacità, competenze ed onestà ormai sono ormai requisiti minimi prudenziali e di default (o ancora qualcuno crede non siano presidi necessari di sicurezza del presente e del futuro???), in qualsiasi “ragionamento” credibile si voglia fare e far fare alla gente, su questi temi che sono divenuti assorbenti di qualunque altro e lo sono ancor di più per condurre in campo un’azione seria, affidabile e sostenibile; altrimenti non se ne esce davvero.

Chi vorrebbe mai che la nave in mezzo al mare in tempesta fosse guidata da un Comandante disonesto, incompetente ed incapace?

E quindi in un mondo che è mentre alla ricerca di una nuova dimensione (ed ancora non la conosce) cerca anche NUOVE REGOLE PRATICHE, IL MOTTO deve essere UNO: NESSUNO SFRIDO, Nessun colpo di testa.

Bene, le regole pratiche funzionano però se esprimono un sentire comune e se non si indebolisce la dimensione di comunità a cui ciascuno sa di appartenere. Ne è corollario l’ulteriore regola di buon costume che nessuno sciacallaggio o cannibalismo e nessun attacco alla reputazione collettiva può essere ammesso.
D’altro canto da diversi decenni ormai chi governa Enti, pubblici e privati, dovrebbe sapere che per essere competitivi occorre esprimere la propria qualità (che le pubbliche amministrazioni ha a che fare con la cura dell’interesse pubblico) e difendere la propria reputazione.

Ecco che i principi elementari della cd matrice di RISK MANAGMENT, già veicolati negli ultimi lustri dal massiccio sistema di norme sulla trasparenza e l’anticorruzione, entrano a far parte del quotidiano di ognuno in quanto se ne percepisce l’utilità, poiché siamo stati toccati nei beni più preziosi, la vita e la salute. Se solo ci soffermassimo a riflettere comprenderemmo che il sistema collassa non solo perché è sotto attacco pandemico ma perché è stato colto eticamente impreparato e depauperato da decenni di corruzione normativa e sistemica. Meglio tardi che mai!

Entrano nel patrimonio lessicale comune concetti che spesso (e a torto) si pensava riguardassero le sole aziende (private): guardare al nuovo SCENARIO, analizzare il contesto, programmare OBIETTIVI coerenti (ai propri Valori) individuare e ponderare RISCHI, farne ASSESSMENT, accettarne alcuni e scegliere di trattare quelli più importanti (sempre in base al proprio sistema di VALORI ed alla proprie RISORSE), trattarli concretamente e RENDERNE CONTO PUBBLICAMENTE, programmare ed implementare misure ed azioni idonee e congruenti, FARE, controllare, MONITORARE, CORREGGERE, ri_programmare obiettivi, misure ed azioni, ri_partire verso l’obiettivo, informare, informarsi, formarsi adeguatamente in ragione del proprio ruolo nel processo a cui si partecipa, PARTECIPARE, COMUNICARE dentro e fuori l’organizzazione il proprio SISTEMA DI VALORI, i propri obiettivi, la direzione verso cui si sta andando e come l’organizzazione presidia i propri Valori.

Il modo in cui l’Ente difende il proprio SISTEMA ETICO – CULTURALE e di gestione esprime esattamente quanto tenga alla propria REPUTAZIONE ed al proprio SUCCESSO, OVVERO AI PROPRI VALORI ED AGLI OBIETTIVI CHE SI E’ DATO.
L’attenzione al QUOMODO diventa essenziale nella vita quotidiana di tutti ed a tutti i livelli sicché POLITICA, MANAGMENT, CITTADINI ED IN GENERALE TUTTI GLI STAKEHOLDER DEBBONO RISPONDERE A QUESTA SFIDA CHE IL SISTEMA ORMAI IMPAZZITO HA LANCIATO.

Il successo è direttamente correlato alla capacità degli Enti di darsi regole coerenti e di farle rispettare. Il tema dell’etica delle organizzazioni diventa centrale unitamente a quello di una LEADERSHIP dedicata, idonea e capace. Con il termine di leadership, infatti, si intende comunemente la capacità di ispirare, influenzare ed attivare i membri di un gruppo verso il raggiungimento di una visione e relativi obiettivi (“Leadership” deriva dall’inglese “to lead”, guidare, stare davanti). E’ una definizione comune che non rende tuttavia la complessità che ruota attorno alla figura del Leader e delle diverse funzioni sociali e relazionali che ricopre all’interno di un team o di un gruppo. Come possiamo individuare i Leader capaci di fare oggi (“qui ed ora”) la differenza? Le qualità etiche di una organizzazione si esprimono attraverso la sua Leadership che per essere di successo, secondo studi qualificati, deve avere alcune essenziali caratteristiche quali ad esempio l’integrità, la capacità di darsi regole chiare e fattibili, di collaborare ed accompagnare in modo trasparente il governo e la gestione dei processi, di sanzionare chi non rispetta le norme e di essere, così, congruente, esemplare e perciò affidabile (cito per tutti gli studi del prof. Muel Kaptein, Professor of Business Ethics and Integrity Management, Department of Business-Society Management, Rotterdam School of Management (RSM), Erasmus University Rotterdam).

Oltre alla caccia all’untore (che rappresenta la deriva di costume sociale dell’esigenza di mappatura epidemiologica), credo sia altrettanto serio che la Politica e gli Enti pubblici si preoccupino di tracciare le competenze (del nostro patrimonio collettivo), di chi fa cosa negli Uffici Pubblici (specie nei servizi di prossimità al cittadino), di isolare i cattivi esempi, di rintracciare, secondo merito e trasparenza, quelle competenze che effettivamente mancano per guidare le azioni di successo che sono state programmate, anche per uscire dal guado.

Rifondare le organizzazioni vuol dire prima di tutti focalizzare il sistema di valori per il quale esse lavorano. E qui scopriremo che non ci può essere futuro fuori dal BENE, ontologicamente inteso.
E’ una pagina di storia – questa che stiamo vivendo – in cui siamo chiamati a coltivare la cultura dell’etica e della responsabilità: non si può ragionare di Diritti senza pensare ai propri doveri, non si può difendere la (propria) reputazione se non si ha a cuore la propria gente, la propria terra; non si può rifrancare il coraggio di ciascuno, appellare al senso dell’APPARTENENZA senza aver dimostrato AMORE e RISPETTO per sé stessi e per il prossimo. Altrimenti non si è credibili ed il sistema auto_implode. Anche la sobrietà, la coerenza ed – a certi livelli – la professionalità della vocatio contribuiranno al buon risultato.

Ogni ruota dell’ingranaggio deve fare il proprio e nutrire l’onore di averlo fatto e riscoprire anche (e non solo) la gratificazione morale di aver fatto bene. Non sarà facile abbandonare (e non tutti saranno disponibili a farlo) simulacri e pessimi esempi né essere vigili sentinelle ed abbandonare il “ma chi me lo fa fare?”.

Occorre allenarsi perché la chiamata alle armi è collettiva e non si farà solo sul digitale dello smart working, sul quale al momento si registra una esperienza positiva; qui si gioca la partita più importante della sopravvivenza, nella ricerca del senso vero delle cose, del bene comune come bene di ognuno, in cui la libertà di ciascuno finisce lì dove inizia quella del prossimo.

E’ una “guerra” lunga fatta di battaglie quotidiane in cui occorre riscoprire un nuovo modo di (soprav)vivere in una società inclusiva, ed ancor prima il concetto ed il valore intrinseco del DONO e dell’AMORE come elementi di forza naturale, motore dell’Universo (parafrasando il sommo Dante e, per i più “giovani” di noi, il professore Battiato) da assecondare e promuovere come fattore distintivi di una nuova identità, digitale, sì, e spirituale al contempo, èlevata ed orientata al bene come pensiero dominante positivo, capace di costruire con entusiasmo ponti dove molti vedono solo abissi.

In questo scenario la felicità degli Uomini e delle Donne è il valore di cui lo Stato solidale ed inclusivo deve dimostrare di volersi preoccupare, l’esigenza che occorre “prendere in carico” e diventa l’orizzonte non effimero ma traguardo possibile di una società rinnovata ogni volta in cui si ha “cura” con “coraggio” (e cioè si porta a al cuore, nel senso etimologico) del benessere olistico di ogni individuo, di ogni persona (nessuno escluso), al centro del sistema.

Occorre posizionarsi oltre i punti di arrivo dell’ignavia e dell’incompetenza e della corruzione diffusa. Ripartire vuol dire ri_centrarsi, porre al centro di ogni processo e decisione, pubblica e privata, di ogni trasferimento ed uso proprio di denaro pubblico, l’Umanità con buon senso ed intelligenza, ovverossia con la capacità e la forza di vedere Oltre.

Ce la faremo. Non temiamo il male perché siamo convinti che c’è sempre anche il bene e che bisogna cercarlo per poterlo trovarlo. Ce la faremo perché siamo più consapevoli e vigili, sentinelle diffuse. Ai cittadini ed alle Istituzioni di ogni ordine e grado spetta il compito e la responsabilità di volere e di far sì, per quanto sia nella possibilità e ruolo di ognuno, che l’esperienza collettiva di questa emergenza sanitaria ed economico sociale in atto, sia motore di vera rinascita attraverso un salto culturale in avanti per tutti, evitando che si trasformi nel lancio nel vuoto senza paracadute per moltissimi.

Una cittadina
Avv. T. Concettina Siciliano
Phd, Avvocato amministrativista,
esperta in managment sanitario ed in sistemi anticorruzione.

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