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TAURIANOVA (RC), FRIDAY 30 OCTOBER 2020

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Punti programmatici per il rilancio della Città metropolitana di Reggio Calabria Documento unitario Cgil, Cisl e Uil

Punti programmatici per il rilancio della  Città metropolitana di Reggio Calabria Documento unitario Cgil, Cisl e Uil

La Città metropolitana di Reggio Calabria, istituita il 1° gennaio 2016, operativa dal 29 gennaio 2017, ad oggi non è riuscita a determinare il salto di qualità economico e sociale che i cittadini avrebbero voluto, stanchi di vivere ed operare in un territorio economicamente depresso e socialmente poco capace di generare processi di crescita.
Il territorio in rete dovrebbe porre fine ad un sistema che appare poggi, in alcuni casi, su una pervasiva e soffocante rete clientelare, alle volte anche criminale.
Situazione questa che non consente la piena esigibilità dei diritti spesso elargiti come favori da soggetti, che in alcuni casi pare non esercitino fino in fondo il proprio ruolo di garanti del bene comune e di guida illuminata della comunità.
La nostra Città metropolitana sorge in un paesaggio fra i più belli d’Italia, ha un clima che il mondo ci invidia, risorse culturali straordinarie, abbondanza di cervelli… eppure risulta fra le ultime del Paese per reddito pro capite, per servizi e per qualità della vita.
Bisogna cambiare passo e, soprattutto, invertire la rotta. È necessario che le forze sane, più motivate, più attente alle opportunità che offrono le nuove tecnologie e i consistenti flussi finanziari in arrivo, rigettino la cultura del lamento, che serve solo a giustificare l’immobilismo, e inizino un percorso sinergico e dinamico che getti le basi e metta le ali ad un solido progetto di sviluppo del nostro territorio, che sia sostenibile, ovvero in grado di soddisfare i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri, e che trovi le radici nella sua naturale vocazione, il cuore nella voglia di riscatto della sua gente e il cervello nel talento e nella preparazione dei suoi giovani.
La Città metropolitana di Reggio Calabria e quella di Messina devono essere sempre più unite e sempre più integrate. L’auspicio è che attraverso accordi bilaterali sulle problematiche comuni e un sistema di trasporti rapido e continuo, che riduca al minimo i tempi di percorrenza fra le due sponde dello Stretto, sperando che col tempo vengano azzerati del tutto, si costituisca, nei fatti, un’area metropolitana fra le più grandi del Paese, che andando dal Parco Nazionale dell’Aspromonte al Parco dei Nebrodi, coinvolga più di un milione di persone. Una realtà in grado di rivendicare un ruolo di primo piano a livello nazionale ed internazionale; di diventare la porta dell’Europa verso il Mediterraneo, in particolare, e verso l’Africa più in generale, che bisogna cominciare a vedere sempre meno come fonte di problemi e sempre di più come possibile opportunità di sviluppo per le nostre imprese e per il nostro territorio, prima che la Cina, ci sottragga definitivamente anche questa possibilità.
Reggio deve avere la capacità, partendo dalla ricchezza del suo millenario passato, di guardare con lungimiranza e visione al proprio futuro, che deve costruire puntando sull’efficienza amministrativa e burocratica, sulla qualità dei servizi, sulla pulizia delle strade, sulla valorizzazione dei fermenti culturali, sul dinamismo sociale, che produce sempre nuove idee, crescita economica e nuovi posti di lavoro. Insomma, una città moderna, una smart city che persegue un obiettivo fondamentale: posto di rilievo nel contesto calabrese e meridionale che si proponga anche come modello da apprezzare e da imitare per tutti gli amministratori dei paesi dell’area metropolitana, che dovranno abituarsi a guardare ad essa per trarre ispirazione quando progettano l’avvenire delle loro comunità.
Cresce sempre di più il timore che nella Città metropolitana, terminati i sussidi messi a disposizione per far fronte allo tsunami provocato dal coronavirus, ci si ritrovi all’interno di una crisi economica e sociale senza precedenti. La chiusura di molte aziende, con il conseguente licenziamento dei lavoratori, farà salire alle stelle il già allarmante tasso di disoccupazione, provocando molta rabbia nei cittadini che ne saranno colpiti. Il rischio che venga messa a dura prova la coesione sociale e la stessa tenuta democratica è altissimo, ecco perché come Cgil, Cisl e Uil Territoriali di Reggio Calabria riteniamo sia di fondamentale importanza rafforzare le iniziative di confronto e di collaborazione tra parti sociali e istituzioni. È necessaria una nuova fase di sperimentazione di politiche di intervento territoriale, con la regia pubblica, ma con il coinvolgimento di tutti i soggetti di rappresentanza sociale ed economica, per porre argine ad una situazione che rischia di diventare esplosiva.
Il 20 e 21 settembre i cittadini reggini saranno chiamati a scegliere il sindaco che li guiderà nei prossimi cinque anni. A chi si è candidato per assumere questo difficile compito e, indirettamente, anche quello di guidare la Città metropolitana chiediamo un confronto sui seguenti quattro temi che a noi sembrano fondamentali per il futuro nostro e delle prossime generazioni:

1. LAVORO (CONTRATTAZIONE)
2. SANITÀ
3. INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
4. AMBIENTE

1. LAVORO

Lavoro e nuove prospettive post Covid-19
Non si può non ragionare in termini diversi da quelli che il contesto socio – economico ci offre. La fase post Covid-19 ha alterato i tempi e la fisionomia del lavoro. Nuovi ritmi e nuovi spazi detteranno una nuova concezione. Ma questo non può e non deve essere un alibi per sfuggire alle responsabilità verso il mondo dei precari, bacino che tiene a galla spesso e volentieri settori strategici della nostra quotidianità. Necessita inoltre un piano straordinario per il lavoro, indirizzato ai giovani e ai meno giovani, legato a formazione specializzata, ad investimenti significativi per lo sviluppo del settore delle pmi, dell’artigianato e per l’insediamento delle grandi aziende e a supporto della p.a. Dal pubblico impiego, alla scuola, alle grandi aziende, al settore privato, complessivamente occorre che nessuno resti indietro rispetto al lavoro che cambia e si rigenera. Nuove contrattazioni per il lavoro agile che sarà protagonista di una nuova stagione, ma al contempo, nuove contrattazioni che normino il lavoro agile e consolidati diritti per permettere di non cedere sulla questione della dignità dei diritti. Occorre ragionare ad uno smart working che sia sinonimo di opportunità e non di ristrettezza. E occorre puntare, come sfida al prossimo futuro, al ‘lavoro da sud’, una finestra aperta ai lavoratori emigrati per poter svolgere la propria attività nella propria città d’origine.

Contrattazione di secondo livello
I contratti collettivi nazionali, anche se andrebbe messo un freno alla loro proliferazione (risultano oltre 800 depositati al CNEL), parecchi dei quali sottoscritti da organizzazioni sindacali e datoriali di dubbia rappresentatività, restano inderogabili per garantire a tutti i lavoratori i diritti essenziali, ma non riescono a rispondere adeguatamente a tutte le esigenze territoriali e aziendali, che questo tempo di rapidi mutamenti economici, sociali e, persino, antropologici, quotidianamente fa emergere. Ecco perché è necessario affiancare alle classiche forme di contrattazione che regolano i rapporti all’interno del mondo del lavoro, pubblico e privato, innovative e più dinamiche forme di contrattazione che consentano ai lavoratori di svolgere l’attività senza che venga intaccata la loro possibilità di operare dentro la cornice di un armonico equilibrio fra tempi di lavoro e tempi di vita e quella di godere, a fronte del rispetto dei doveri, di tutti quei diritti che i contratti collettivi nazionali non riescono a garantire in maniera esaustiva.
La contrattazione di secondo livello deve essere utilizzata per stipulare, tra Cgil, Cisl e Uil, da una parte, e la Città metropolitana, i comuni e gli enti pubblici e privati che ricadono nel suo territorio, dall’altra, accordi innovativi, positivi per i lavoratori di tutti i settori e per le amministrazioni e i datoriali in genere, che devono essere in grado di fornire servizi sempre più di qualità, per riuscire a rispondere efficacemente ai bisogni della collettività. Il confronto non potrà che concentrarsi su temi fondamentali, come quelli che riguardano l’efficienza della pubblica amministrazione, l’integrazione retributiva dei lavoratori, la produttività, l’orario di lavoro, le condizioni di lavoro, l’ambiente e la sicurezza, il welfare aziendale e la formazione permanente, per adeguare continuamente la risposta delle istituzioni alla domanda del cittadino utente.

Welfare di prossimità
Al welfare inclusivo territoriale di prossimità va dato un decisivo impulso perché decolli a beneficio delle fasce più deboli, degli anziani, degli immigrati, delle donne e dell’intera comunità. Vanno attivati presidi multiservizi a Reggio e nei comuni di riferimento zonale della Città metropolitana, concentrando l’attenzione sulle azioni maggiormente in grado di favorire la crescita della coesione sociale. In questo processo innovativo di approccio al disagio è utile il coinvolgimento del volontariato e delle organizzazioni di cittadinanza attiva, che possono fornire un contributo importante, supportando e integrando l’attività del pubblico.
È tempo di far decollare i servizi territoriali per la salute mentale, costruendo alternative al ricovero in RSA e RSD, attraverso progetti terapeutico-riabilitativi individualizzati e di vita indipendente per persone anziane e con disabilità e di fare in modo che il collocamento mirato diventi una realtà concreta. Bisogna adoperarsi affinché la parità di genere non resti uno slogan, ma si realizzi realmente, partendo da un piano di nidi, che possa raggiungere la stragrande maggioranza dei bambini ed altre misure a sostegno delle madri, in particolare, e della genitorialità, più in generale, che incoraggino le giovani coppie a mettere al mondo figli.

Contrattazione sociale
Come Cgil, Cisl e Uil pensiamo che, soprattutto nell’attuale momento storico, sia indispensabile che la Città metropolitana contribuisca a contrastare la crisi economica con politiche di bilancio e sociali che agiscano in profondità, contribuendo ad avviare una nuova stagione di sviluppo del territorio; politiche finalizzate aduna buona occupazione, al benessere ed alla sicurezza sociale, alla qualità ambientale per tutti i cittadini ed alla riduzione degli squilibri sociali e territoriali.
Per valorizzare al massimo questo tipo di approccio politico e metodologico, lo strumento più idoneo da utilizzare ci sembra quello della contrattazione sociale. L’attivazione di un siffatto strumento ci consentirebbe di individuare e rendere operative leve di sostegno alle famiglie, di difesa e redistribuzione del reddito, per lavoratori e pensionati, e potrebbe diventare un motore importante per una riqualificazione del welfare locale, per la riorganizzazione della spesa pubblica, riducendone gli sprechi e le destinazioni improprie, per favorire la coesione sociale e rispondere a domande sempre più complesse, partendo dall’assunto che al centro ci deve essere sempre la persona con i suoi bisogni e con i suoi diritti.

2. SANITÀ

Le strutture ospedaliere sono fatiscenti, le attrezzature inadeguate, quando non obsolete, il personale insufficiente, l’organizzazione dei servizi diagnostici, di prevenzione e di cura, approssimativi, i tempi d’attesa per una visita specialistica, una tac, una risonanza e, persino, un prelievo, intollerabili. La sanità nella Città metropolitana di Reggio Calabria versa in una condizione comatosa ormai da troppi anni. L’emergenza coronavirus ha reso palese l’arretratezza del nostro sistema sanitario, indegno di una nazione civile, anche se vi operano, con abnegazione, eccellenti professionisti.
Chi si ammala e possiede mezzi economici sufficienti va a farsi curare negli ospedali delle regioni del Nord, i meno abbienti sono costretti a subire lungaggini ed inefficienze compensate solo dalla professionalità e dalla abnegazione degli operatori sanitari.
La migrazione sanitaria non è soltanto uno spregio alla professionalità dei nostri medici e alla dignità della nostra terra, ha anche un costo elevatissimo per le casse della nostra Regione (circa 300 milioni di euro l’anno) e per quelle dei cittadini calabresi, costretti a vivere lontano da casa, in costosi alberghi, per poter assistere i loro congiunti ammalati, spesso bambini.
I servizi sanitari e socio-sanitari, che devono essere garantiti sul territorio per legge, quando non sono completamente assenti, sono scadenti e insufficienti, non in grado di fornire il livello minimo di assistenza.
È necessario adeguare le strutture ospedaliere distribuite sul territorio della Città metropolitana, portandole ad un livello quantomeno accettabile di efficienza; assumere medici, infermieri, OSS e OTA, superando la cronica carenza di personale; far partire i servizi di prossimità, per garantire a tutti i cittadini i livelli essenziali di assistenza.
È urgente tornare ad una gestione ordinaria della nostra sanità, considerato che il commissariamento prolungato non ha prodotto i risultati sperati, né in termini di risanamento dei conti, sempre più in rosso, né per quanto riguarda la qualità dei servizi messi a disposizione dei cittadini a tutela della loro salute, di modo che la politica locale si assuma fino in fondo le proprie responsabilità, rivendicando gli eventuali meriti e rispondendo dei demeriti, senza più facili e comodi alibi.
Occorre dunque superare la fase commissariale e puntare ad un nuovo dialogo tra comunità ‘scientifica’ e società civile. Anche grazie all’attivazione delle strutture ospedaliere e hub periferici e soprattutto con la costruzione dell’Ospedale della Piana e con la concreta attivazione della medicina del territorio.

3. INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Infrastrutture
Il nostro territorio è povero di infrastrutture materiali e immateriali. Le une e le altre fondamentali per generare sviluppo economico e benessere diffuso.
In un contesto nel quale il mondo del lavoro va orientandosi sempre di più verso l’utilizzo delle nuove tecnologie per favorire l’attività da remoto, diventa improcrastinabile accelerare il processo per la realizzazione di quelle infrastrutture immateriali che consentono di sviluppare la società dell’informazione, della comunicazione e della conoscenza. Il nostro divario, anche in questo campo, con le aree del Paese più avanzate comincia a diventare incolmabile e non possiamo permettercelo.
È anche necessario mettere subito in cantiere le opere pubbliche indispensabili per creare le condizioni affinché il territorio possa trovare finalmente la via dello sviluppo economico e, nel contempo, dare sollievo ad una disoccupazione che sempre più va assumendo dimensioni drammatiche, specialmente fra i giovani.
Bisogna ammodernare la rete ferroviaria per fare arrivare, sul serio, l’alta velocità fino a Reggio Calabria e realizzare il doppio binario almeno fino a Locri. Oggi si ferma a Melito Porto Salvo.
Sul fronte stradale, vanno completate la Statale 106 e la Gallico-Gambarie; messe in cantiere la Bovalino-Bagnara e la tangenziale Villa San Giovanni-Pellaro; migliorate la trasversale Rosarno-Gioiosa Ionica, Melito-Gambarie e tutte le arterie che collegano i centri montani con l’Autostrada del Mediterraneo e la Statale 106, facendoli uscire dall’isolamento e disincentivando il loro spopolamento. Le Bretelle del Calopinace che avrebbero dovuto collegare la parte alta della città (Cannavò, Mosorrofa, Spirito Santo) al centro città, sono un cantiere bloccato dopo un contenzioso chiuso. Ancora la comunità aspetta che venga riappaltata l’opera, in quanto questa rappresenta un’infrastruttura importante per dare respiro e fluidità alla mobilità cittadina.
Anche le ‘Aste del S. Agata’ sono un cantiere fermo. Questa opera invece avrebbe collegato il centro città con la zona sud proprio per bypassare il congestionamento automobilistico in zona Arangea. Addirittura l’opera prevedeva uno svincolo, realizzato da Anas, al quale non seguirono i lavori di ammodernamento e riqualificazione dell’arteria.
Nella cornice di un generale riordino della rete ospedaliera e della rete territoriale delle strutture sanitarie, vanno promosse politiche di investimento rivolte all’adeguamento dell’esistente ed all’innovazione della rete ospedaliera, mediante la realizzazione di nuovi ospedali in luogo di quelli esistenti.
Non bisogna lesinare interventi per la messa in sicurezza delle scuole, né investimenti per la costruzione di nuove strutture progettate ad hoc come luoghi di studio. Edifici sicuri e accoglienti permettono lo sviluppo sereno dell’attività didattica, il potenziamento delle attività della scuola e diventano moltiplicatori di occasioni educative.
Tutto questo, senza dimenticare l’ammodernamento della rete idrica, indispensabile per far giungere nelle case l’acqua della diga del Menta e tutte le opere utili per la rigenerazione urbana, cominciando dalla riqualificazione degli edifici pubblici dal punto di vista energetico e antisismico, nonché dall’eliminazione delle barriere architettoniche, che ancora troppo spesso impediscono a tanti cittadini di muoversi agevolmente negli uffici della pubblica amministrazione, come sarebbe loro diritto.

Il porto di Gioia Tauro
Lo scalo portuale di Gioia Tauro deve recuperare la competitività internazionale che negli ultimi anni ha perso a causa di scelte politiche e manageriali non sempre all’altezza. Provvidenzialmente gli è venuto in soccorso lo Stato con l’istituzione della ZES, uno strumento che consente la semplificazione dei procedimenti amministrativi e una forte defiscalizzazione per quelle aziende che decidono di investire sulle potenzialità del porto apprezziamo in questo momento l’attività di Msc che ha dato ad oggi una svolta dopo le nebbie.
Lo scalo portuale deve diventare strumento al servizio dello sviluppo dell’intero territorio della Città metropolitana. Non può rimanere marginale rispetto al progetto innovativo e sostenibile di crescita di cui si sente il bisogno, ma deve rendersi protagonista assoluto, facendo da traino e da stimolo per gli altri settori produttivi presenti nel nostro contesto territoriale. Devono sorgere sempre più iniziative imprenditoriali che approfittando della presenza del porto allarghino l’orizzonte del loro business oltre i confini della nostra regione e del nostro Paese.
La piana di Gioia Tauro deve vivere dell’indotto del porto. Questo significa che vanno attivati tutti quei servizi che sono necessari per far sì che il porto non sia qualcosa di estraneo al territorio, ma con esso pienamente integrato.
Lo scalo portuale sorge in una posizione geografica ideale per candidarsi ad essere la porta marittima dell’Europa verso i Paesi che si affacciano nel Mediterraneo, una potenzialità che fino ad ora è rimasta inespressa e che invece deve diventare realtà per generare valore economico e sociale per il territorio e proporsi come luogo di incontro di culture e di civiltà differenti, ma animate dalla stessa voglia di progredire verso un mondo più coeso e più inclusivo, che consideri le differenze non come una minaccia, ma come necessario stimolo per crescere in benessere e in umanità.
Come primi atti, per favorire gli investimenti dei privati, riteniamo indispensabile la nomina immediata di un presidente dell’Autorità portuali di Gioia Tauro, che sia in grado di garantire gestione illuminata e visione strategica; inoltre è indispensabile che venga deliberata il passaggio importantissimo che muti l’autorità portuale di Gioia Tauro in Autorità di sistema di Gioia Tauro. Necessita ancora una linea ferroviaria veloce per il trasporto delle merci; la trasformazione dell’area retroportuale, oggi abbandonata a se stessa, in un luogo capace di attrarre investimenti nazionali ed internazionali, diventando il motore in grado di far decollare l’economia metropolitana e dell’intera Calabria.

Trasporti
Non c’è settore produttivo che non necessiti di un adeguato sistema di trasporti per potersi sviluppare. È questo il primo problema che dobbiamo affrontare e risolvere se vogliamo fare uscire il nostro territorio dall’eterno sottosviluppo. Occorre rivendicare con forza il diritto della Città metropolitana di avere un sistema di trasporti che le consenta di rapportarsi con il resto del Paese in maniera rapida ed efficiente. Va rilanciato l’aeroporto dello Stretto, per consentire ai cittadini reggini, messinesi e non solo di potersi muovere con celerità nel resto del mondo e a chi, per lavoro o per vacanza, voglia raggiungerci, di poterlo fare senza alcun problema. Quindi incastonando il tutto in un programma turistico dell’area dello stretto. Così come va preteso che l’alta velocità arrivi fino a Reggio Calabria, riducendo la distanza tra questo meraviglioso angolo d’Italia e il resto del Paese.
Va realizzato un sistema di trasporti moderno e funzionale allo sviluppo, che veda la naturale integrazione della rete ferroviaria con quella stradale, marittima e aerea, rendendo agevole gli spostamenti di persone e merci all’interno del territorio della Città metropolitana e verso l’esterno, altrimenti parlare di crescita economica e sociale diventa un controsenso.

4. AMBIENTE

Papa Francesco ha detto: “Non c’è un futuro buono per l’umanità sulla terra, se non ci educhiamo tutti ad uno stile di vita più responsabile nei confronti del creato”. La sfida più grande che l’umanità si troverà davanti nei prossimi anni è quella di riuscire a progredire senza compromettere gli equilibri ambientali, mettendo a rischio la stessa possibilità della sua sopravvivenza. È dunque necessario pensare ad un modello di sviluppo che sia sostenibile e che dia più valore al lavoro e meno alla finanza, più valore alla persona e meno al profitto, più inclusivo, che sia a vantaggio dei più, non finalizzato all’arricchimento di pochi.
Pensare ad uno sviluppo che parta dal rispetto, dalla salvaguardia e dalla cura dell’ambiente presenta numerosi vantaggi. Vuol dire conoscere il proprio territorio, preservare la sua vera ricchezza che è la biodiversità, ridurre l’inquinamento e, di conseguenza, ridurre le spese mediche per curarsi, risparmiare energia e acqua, ridurre gli sprechi di qualsiasi cosa, riavvicinarsi alla natura e allontanarsi dai ritmi folli che impone la civiltà frenetica del nostro tempo. Vuol dire svolgere delle attività che rispettano le persone e la natura e questo crea un ambiente sano e migliora la qualità della vita. Vuol dire fermare lo spopolamento o tornare a ripopolare tanti meravigliosi borghi che sono stati abbandonati per inseguire modelli di sviluppo che, la pandemia ci ha dimostrato, essere fallimentari. Vuol dire investire sull’economia circolare, che significa riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile, evitando inutili e dannosi sprechi, trasformando i rifiuti, che rendono invivibile la nostra città in preziosa risorsa economica. Vuol dire fare un piano metropolitano di rinascita ambientale (depurazione, rifiuti, acque) che coinvolga settori chiave per lo sviluppo e la creazione di posti di lavoro, come l’agricoltura, la forestazione e il turismo. E per fare ciò occorre maturare una visione di raccolta e smaltimento rifiuti che abbia un ciclo chiuso, ossia, che possa avvalersi dello scarto come risorsa e come fonte di energia rinnovabile. Occorre studiare ed importare modelli nuovi ed innovativi di economia circolare, soprattutto attraverso la possibilità di un nuovo approccio politico alla ‘questione rifiuti’: passare dall’emergenza all’opportunità.

Agricoltura
È tempo di avviare un progetto ambizioso per la nostra agricoltura che punti al rilancio del settore utilizzando le opportunità offerte dai fondi comunitari e attivando politiche innovative, capaci di stimolare nuovi investimenti per migliorare la qualità di processo e di prodotto delle nostre imprese, rendendole competitive a livello globale, puntando anche, se si ritiene utile, su nuove colture e nuovi metodi di coltivazione, ad esempio, quello biologico.
C’è un’enorme domanda nel mondo di prodotti sicuri e di qualità nella quale noi possiamo recitare una parte importante se sappiamo cogliere l’opportunità, facendo leva, soprattutto, sulla specificità di alcuni nostri prodotti di eccellenza, in particolare l’olio extravergine d’oliva e l’essenza di bergamotto. Il primo, deve diventare il condimento naturale di ogni nostro piatto e la seconda, l’elemento di caratterizzazione di ogni dolce prodotto dalle nostre pasticcerie, da proporre alla degustazione dei turisti, che possono diventare i migliori ambasciatori dei nostri prodotti di qualità nel mondo.
Bisogna dare impulso all’industria agroalimentare, partendo dalla nostra secolare tradizione per quanto riguarda la produzione di derivati del latte, la lavorazione e la conservazione della carne di maiale, dei prodotti ittici e di quelli della terra. A questo va affiancata un’adeguata attività di marketing, per far superare ai nostri prodotti la difficoltà di affermarsi nei mercati nazionali ed internazionali, pur non essendo inferiori qualitativamente, a quelli similari di altre regioni italiane.
Lavorare ad un programma di valorizzazione del territorio attraverso il contrasto al dissesto idrogeologico utilizzando strategie innovative e di mitigazione naturalistica. Riqualificare la porzione Sentieristica del nostro habitat con esaltazione di cammini contadini con impatto turistico ed ecosostenibile. Rispettare a puntare sull’approccio della visitazione della biodiversità, con un contestuale investimento nel settore dell’artigianato, enogastronomia e del turismo rurale. Quindi in ultimo, non certo per importanza, occorre puntare e valorizzazione i patrimoni ambientali per rilanciare l’area periferica della città metropolitana.

Forestazione
I boschi sono ecosistemi complessi, da cui dipendono equilibri importanti: hanno un ruolo fondamentale nella riduzione dei gas serra e nella conservazione della biodiversità; rivestono un’importanza strategica per la difesa dell’assetto idrogeologico e contribuiscono alla qualità del paesaggio; costituiscono una significativa fonte energetica rinnovabile; sono una grande risorsa economica e possono svolgere funzioni didattiche, ricreative e culturali.
Per combattere la marginalizzazione economica e sociale dei paesi interni ed evitare il loro spopolamento, non si può prescindere dal promuovere uno sviluppo che, insieme ad altre risorse del territorio, utilizzi anche quella forestale. Non ci si può limitare alla protezione passiva delle foreste, bisogna attivare le filiere multifunzionali per rendere il legno una risorsa al servizio dell’economia locale.
Bisogna estendere il concetto di lavoro forestale, strettamente inteso, ad altre attività assimilabili, che trovino possibilità di finanziamento nel POR (Programma Operativo Regionale) 2021-2027 e nei fondi nazionali destinati alla tutela dell’ambiente. L’attività forestale va rilanciata integrandola con l’agricoltura ed il turismo, altri settori chiave per creare sviluppo sostenibile e nuova occupazione, chiediamo un piano straordinario per l’occupazione nella forestazione a sostegno anche del dissesto idrogeologico.
Le scelte sbagliate del passato e i ritardi nella gestione della forestazione ci restituiscono un patrimonio forestale che necessita di un nuovo progetto culturale e politico che metta al centro la montagna e le aree interne. Bisogna innescare politiche virtuose che puntino alla prevenzione del dissesto idrogeologico e frenino gli effetti dei cambiamenti climatici; prevengano gli incendi boschivi e riducano la perdita di biodiversità; costruiscano una nuova e buona economia attraverso la valorizzazione e la gestione delle risorse boschive.
La nostra montagna costituisce un giacimento tuttora inesplorato di potenzialità e ricchezze per l’economia che può essere attivato dall’Azienda Calabria Verde a cui deve essere demandato il compito di rendere flessibile le proprie risorse umane, attraverso mirati corsi di formazione, ed impiegarle in un progetto ambizioso, ma non fantasioso, di sviluppo del territorio partendo dalla sua naturale vocazione.

Turismo
La Città metropolitana potrebbe vivere di turismo se sfruttasse adeguatamente i suoi oltre duecento, meravigliosi, chilometri di costa; i suoi favolosi borghi, alcuni dei quali fra i più belli d’Italia, se non del mondo; i suoi beni artistici esposti, soprattutto, nelle sue favolose chiese, spesso esse stesse monumento alla bellezza, come la Cattolica di Stilo, la Cattedrale di Gerace e il Duomo di Reggio, solo per fare qualche esempio; i Bronzi di Riace e i resti della Magna Grecia, conservati nel Museo Nazionale di Reggio Calabria; gli scavi archeologici di Locri e la Villa romana di Palazzi a Casignana; la millenaria cultura magnogreca custodita nella lingua ancora parlata nell’area grecanica; le terme di Galatro e di Antonimina; il Parco Nazionale dell’Aspromonte e tantissimo altro.
Se a tutto questo aggiungiamo la nostra innata vocazione all’ospitalità e le eccellenze gastronomiche, le uniche cose che mancano sono adeguate strutture ricettive dove ospitare i turisti, in modo particolare nei piccoli borghi, una rete di trasporti funzionante funzionale e qualche porticciolo per le barche lungo le coste.

Sicurezza del territorio
Un altro tema delicato da approfondire è la sicurezza del territorio, la legalità praticata, l’etica, l’educazione civica. Dobbiamo creare reti che impermeabilizzino le positività, le legalità, le produttività etiche che numerose insistono sul nostro territorio. Lavorare assieme , lavorare in sinergia con lo stato e con tutti i presidi di legalità che esso rappresenta mantenendone la presenza in tutto il territorio e nelle aree meno agiate, in una visione non repressiva ma di accompagnamento amicale al raggiungimento del bene comune .Quindi non fare tagli lineari ai presidi di rappresentanza dello stato ma mantenerli ed incentivarli, solo per fare un esempio è stato sbagliato cancellare il distaccamento dei VVF di Rosarno dal progetto di sviluppo del Corpo Nazionale. Aprire un presidio di legalità – come lo è certamente un distaccamento dei VVF – avrebbe sicuramente una valenza non trascurabile per lo sviluppo sociale, culturale ed economico di tutto il comprensorio.
CONCLUSIONI
Questi sono i contenuti sui quali, come Cgil, Cisl e Uil, intendiamo aprire un confronto con chi si è candidato a guidare Reggio per i prossimi cinque anni e indirettamente la Città metropolitana, perché li riteniamo strategici per il futuro di questo territorio. Il ruolo nostro è quello di difendere i lavoratori, che intendiamo affermare in maniera sempre più incisiva nella contrattazione, nella negoziazione e nella concertazione, ma senza rinunciare a proporci anche come forza sociale unitaria responsabile, attenta e interessata al bene comune. Quello che chiediamo è di passare dalla logica dei protocolli d’intesa, che fino ad oggi hanno prodotto tanta fuffa e poca sostanza, a quella degli accordi esigibili che presuppongono impegni precisi e tempi di realizzazione certi.
In una fase come questa, di grande inquietudine individuale e collettiva, nella quale tutte le realtà rappresentative sono chiamate a fornire il loro contributo di idee e di proposte, noi non vogliamo far mancare il nostro. Come Cgil, Cisl e Uil, siamo consapevoli dei tempi difficili che attendono la nostra gente, quindi mettiamo da parte le nostre differenze per chiedere, unitariamente, un confronto vero con chi si è candidato a governare le istituzioni locali, per cercare soluzioni vere ai problemi vecchi e nuovi che non consento al territorio di crescere economicamente e socialmente.
Questa terra ha bisogno di vedere tutti i suoi figli e le sue figlie di buona volontà, senza pretestuose divisioni, superando le divergenze con il dialogo, combattere insieme per aiutarla a diventare migliore, più giusta e più solidale, meno chiusa e più inclusiva.
Alla politica chiediamo di aprirsi al confronto, con il Sindacato e non solo, di accogliere le buone idee, da qualunque parte esse provengano, di trasformarle in fatti concreti, di abbracciare i sogni dei singoli, specialmente quelli dei giovani, e di trasformarli in visione collettiva, perché un’utopia coltivata da pochi se diviene desiderio di tanti è molto probabile che diventi realtà.

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