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TAURIANOVA (RC), MONDAY 26 OCTOBER 2020

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Mirafiori: secondo la Camusso il voto è stato condizionato

Mirafiori: secondo la Camusso il voto è stato condizionato

De Benedetti: “Marchionne ha salvato la Fiat”

Mirafiori: secondo la Camusso il voto è stato condizionato

De Benedetti: “Marchionne ha salvato la Fiat”

 

(ANSA) ROMA – ”Valuteremo se ricorrere alla magistratura” ma questo ”non basta”. Lo afferma il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ospite di ‘In mezz’ora’, all’indomani dell’esito del referendum a Mirafiori, aggiungendo che ”una clausola che impedisce a un lavoratore di partecipare ad uno sciopero e’ un tema che sicuramente arriva sino alla Corte Costituzionale” perche’ ”siamo di fronte a dei diritti che non sono disponibili ne’ a un’impresa ne’ a un sindacato”. Comunque, prosegue, ”non e’ sufficiente dire che ricorreremo alla magistratura” perche’ ”non si puo’ affidare la rappresentanza sindacale” alla magistratura. Il 46% di no al referendum di Mirafiori mi ”ha stupito”, perche’ era un ”voto cosi’ condizionato, cosi’ costretto che non permetteva ai lavoratori di decidere” ma c’e’ stato ”l’orgoglio, la capacita’ di reazione dei lavoratori”. Lo afferma il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ospite di ‘In mezz’ora’, all’indomani dell’esito del referendum a Mirafiori. Quanto all’esito, ”ho pensato che saremmo stati piu’ vicini al risultato di Pomigliano (36% no). Il risultato ha stupito me come tutti, anche se avevamo colto un po’ di nervosismo dell’azienda”.

CAMUSSO A SACCONI, E’ TIFOSO – ”Al ministro vorrei dire intanto che non decide lui se servono o non servono delle leggi e che ha un’idea della partecipazione e della organizzazione sindacale fatta di tifoserie”. Lo afferma il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ospite di ‘In mezz’ora’, all’indomani dell’esito del referendum a Mirafiori e ribadendo la necessita’ di arrivare ad un accordo con le altre organizzazioni sindacali e imprenditoriali sulla rappresentanza e la democrazia sindacale e poi ad una legge. ”Anche quel referendum ci dice che bisognerebbe essere poco tifosi e invece molto attenti a come si ricostruiscono condizioni di condivisione”, aggiunge il numero uno della Cgil.

BERSANI, NUOVE REGOLE PARTECIPAZIONE ENTRO UN ANNO – Pier Luigi Bersani chiede che entro un anno per la Fiat si trovino nuove regole di rappresentanza. Lo ha detto rispondendo ai giornalisti a Bettola “C’é stata una scelta precisa che va rispettata e c’é stato un dissenso – ha ricordato -. Tuttavia siamo in presenza di temi che non si possono affrontare con l’accetta. La Fiat rispetti i suoi impegni ed investa. Si trovi il modo entro un anno, cioé all’avvio del nuovo meccanismo, di avere nuove regole per la partecipazione e per la rappresentanza. E’ questo l’impegno che dobbiamo darci come grandi forze sociali e politiche. Abbiamo davanti dodici mesi in cui fissare delle nuove regole che ricompongano una frattura che dev’essere saldata”. FASSINO, ORA L’AZIENDA SI FACCIA CARICO DEL MALESSERE – “Ora l’azienda si faccia carico del malessere della classe operaia, anche di quegli operai che hanno dato il loro sofferto sì al referendum sul contratto per Mirafiori perché preoccupati per il loro lavoro”. Lo ha detto Piero Fassino oggi al Lingotto nel suo discorso di apertura della campagna elettorale per la carica di sindaco di Torino. Un luogo, il Lingotto, dove una volta c’era la sala presse della Fiat, scelto non certo a caso, come simbolo di quella innovazione che la città ha saputo intraprendere pur mantenendo la sua vocazione industriale. “Quello votato è un accordo per garantire la continuità di produzione negli stabilimenti di Mirafiori che da due anni sono in precarietà – ha detto Fassino – un accordo importante senza il quale il rischio chiusura era reale, ottenuto con il sofferto si di molti operai spaventati per il loro futuro e che hanno espresso un malessere di cui tutti dobbiamo farci carico, in primo luogo l’azienda. Chiunque si intenda di lavoro e di fabbrica – ha aggiunto – sa che si lavora bene non solo se è forte il comando, ma se c’é condivisione”. Per Fassino c’é negli operai della Fiat e non solo della Fiat un “sentimento di solitudine di cui bisogna tener conto”. “Non si può lasciare soli gli operai – ha concluso – ma la vicenda Fiat ci dice anche se vogliamo scommettere sull’ innovazione dobbiamo puntare su qualità, specializzazione e formazione. Tutti devono fare la loro parte, anche i sindacati e anche il governo rimasto scandalosamente fuori dall’intera vicenda”.

SACCONI , DA MARCHIONNE IMPEGNO A INVESTIRE ”Tutta questa vicenda scaturisce da una dichiarazione di impegno da parte di Marchionne. Nasce dalla presentazione a Palazzo Chigi del piano ‘Fabbrica Italia’, che poi e’ stato presentato anche agli investitori. Quindi da una dichiarazione di impegno di investimento prima a Pomigliano e poi a Mirafiori”. Lo sottolinea il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, a proposito di Fiat, a Sky Tg24, ospite dell’Intervista’ a Maria Latella. ”Quello che si puo’ chiedere ragionevolmente ancora a Marchionne – prosegue il ministro – e’ di far evolvere ulteriormente, anche da parte aziendale, gli strumenti partecipativi che coinvolgono i lavoratori oltre ad una gestione attenta delle risorse umane”.  L’accordo su Mirafiori ”ovviamente non sara’ riaperto’ ha spiegato il ministro del Lavoro. ”La Fiom – aggiunge Sacconi – non si intesti tutto questo risultato. Non si e’ assunta tutta quelle responsabilita’ che si sono assunte le altre organizzazioni sindacali per l’investimento”. I no espressi al referendum (il 46%), sostiene infatti il ministro, ”non sono una adesione alle politiche sindacali e non solo della Fiom. Sono una espressione di quella preoccupazione diffusa di non conciliare i tempi di lavoro con i tempi di non lavoro; di un malessere determinato dalla prospettiva di cambiamento” e non dalla ”lettura ideologica” sostenuta dai metalmeccanici della Cgil. Sulla intenzione della Fiom di intraprendere, quindi, ”la via giudiziaria” contro l’accordo, Sacconi replica: ”Credo che valga la via politico-sindacale; valga come riflessione propria della Fiom e dell’intera confederazione”, la Cgil, ”e della stessa azienda e delle altre organizzazioni per vedere quale possa essere un comune denominatore, anche il minimo, per coabitare pur avendo posizioni diverse rispetto all’accordo, che ovviamente – dice – non viene riaperto e rispetto ai termini della piena utilizzazione degli impianti che accompagnera’ gli investimenti”. In ogni caso, sostiene Sacconi,  ”il voto” di Mirafiori ”ha dato un impulso significativo a cambiare le relazioni industriali, viziate nel nostro Paese da un sovraccarico ideologico”; oggi, aggiunge il ministro, ”servono relazioni di tipo collaborativo, come quelle che Cisl, Uil, Ugl e Fismic hanno accettato”. ”L’obiettivo finale” della Fiat, che ”ha dato vita ad una nuova societa’ che non si e’ immediatamente iscritta a Confindustria, volendo realizzare un nuovo modello collettivo dentro Confindustria” e’, sottolinea infine Sacconi, ”un contratto dell’auto nel sistema confindustriale e nuove regole di relazioni industriali che in qualche modo distinguano tra chi firma e chi non firma gli accordi”.

MARCEGAGLIA, HA VINTO LA LINEA DI CONFINDUSTRIA – Dopo la vittoria dei ‘si” al referendum su Mirafiori, ”l’azienda ha tutte le condizioni per dare seguito all’investimento su Mirafiori”. Lo afferma il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, in un’intervista al Sole 24 Ore, nella quale definisce l’esito della vicenda Fiat come ”la conferma di tre anni di linea di Confindustria. ”Se Cisl e Uil hanno firmato l’accordo il 23 dicembre e’ stato anche grazie al contributo – afferma – dato dal nostro atteggiamento: si decide con chi ci sta, a maggioranza, senza aspettare chi non vuole la modernizzazione”. Adesso, per la presidente di Confindustria e’ il momento di elaborare ”regole su misura per settori e aziende. Non il Far West: alcuni principi condivisi dove ognuno puo’ trovare la sua soluzione”, sull’esempio dei contratti degli alimentaristi, del tessile e del chimico, ”entro la primavera – annuncia – prepareremo una proposta su come star dentro la confederazione in modi diversi”. Quanto alle newco di Pomigliano e Mirafiori, Marcegaglia afferma di avere ”un accordo con Sergio Marchionne e John Elkann per far si’ che nel piu’ breve tempo possibile le newco rientrino nella confederazione, nel momento in cui faremo una normativa per l’auto”. Le relazioni industriali, dopo il caso Fiat, per Marcegaglia devono cambiare partendo da alcuni ”punti fermi”. ”No al potere di veto delle minoranze – precisa – se la maggioranza firma. I contratti, una volta firmati, devono essere applicati e rispettati. E non va bene nemmeno il referendum sempre su tutto proposto dalla Fiom. L’assemblearismo non e’ la soluzione, deve valere il principio di rappresentanza. Poi chiediamo un accordo tra le parti, non una legge”. Sulla percentuale dei ‘si” emersa dal referendum, poco piu’ del 54%, Marcegaglia dice di non essere sorpresa perche’ Mirafiori e’ una fabbrica ”dove la conflittualita’ e’ alta” ma ripete che l’accordo proposto da Marchionne ”rispetta gli standard internazionali e non lede i diritti dei lavoratori”. CHIAMPARINO, MODELLO TEDESCO PER RELAZIONI INDUSTRIALI – ”Ora il Pd ha il dovere di offrire una posizione chiara per un sistema di relazioni industriali completamente nuovo” che assomigli al ”modello tedesco”, in cui si responsabilizzano i sindacati e si coinvolgono di piu’ i lavoratori. E’ la proposta del sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, lanciata in un’intervista al Sole 24 Ore, all’indomani dell’esito del referendum di Mirafiori. Chiamparino si dice ”stufo della supponenza di una certa sinistra che pensa di rappresentare l’universo – afferma – . Adesso basta con le affermazioni di principio, e’ ora di sporcarsi le mani e ricostruire”, l’ora in cui ognuno deve fare la sua parte. ”La Fiat fornisca qualche dettagli in piu’ sul piano Fabbrica Italia – prosegue il sindaco – Confindustria e i sindacati si diano da fare per mettere a fuoco un nuovo sistema di relazioni, il governo favorisca questo tavolo e chiarisca se l’auto e la mobilita’ sostenibile sono fattori di politica industriale”. E’ il momento di ”aprire una fase nuova – conclude Chiamparino – nel rapporto con i lavoratori, se non altro per non fare la figura di un’azienda basata sul comando o sull’unilateralita’ delle relazioni”

DE BENEDETTI, MARCHIONNE HA SALVATO LA FIAT DAL BARATRO – “Credo che tutti debbano dire grazie a Marchionne che ha preso la Fiat in un momento di baratro e l’ha salvata”: lo ha detto stamani Carlo De Benedetti, prima di partecipare alla convention con la quale Piero Fassino apre la campagna elettorale per la sua candidatura a sindaco di Torino. Per De Benedetti, “la Fiat sarà sempre più americana” e quella che sta vivendo il gruppo torinese è “una svolta storica inevitabile”. ”Non entro nel merito di cosa e’ accaduto – ha detto De Benedetti parlando con i giornalisti – ma faccio una riflessione non ideologica sulla Fiat. Credo che tutti debbano dire grazie a Marchionne che ha preso la Fiat in un momento di baratro e l’ha salvata. Una cosa – ha aggiunto – non scontata quando ha cominciato”. ”Torino e non solo Torino – ha aggiunto De Benedetti – devono essere grati a Marchionne per il lavoro fatto. Gli va riconosciuto di aver capito che in un mondo globalizzato l’auto non aveva futuro se non avesse attivato una grande collaborazione internazionale. E’ stato infatti capace di cogliere l’opportunita’ Chrysler che e’ stato un vero passo decisivo”. ”Questi – ha sottolineato De Benedetti – sono i fatti e non si possono considerare le conseguenze se prima non si considerano i fatti. Fra le conseguenze vi e’ quella che la Fiat sara’ sempre piu’ americana. Ma – si e’ chiesto – quali erano le alternative? Forse vedere morire la Fiat e Torino. Questa e’ una svolta storica inevitabile e – ha concluso – auguro a Marchionne il successo per questa avventura”.

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