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TAURIANOVA (RC), FRIDAY 30 OCTOBER 2020

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“Ma è tardi, sempre più tardi” Montale, nelle sue liriche, esprimeva "il male di vivere", le disarmonie sociali e mentali della società italiana del secondo dopo guerra

“Ma è tardi, sempre più tardi” Montale, nelle sue liriche, esprimeva "il male di vivere", le disarmonie sociali e mentali della società italiana del secondo dopo guerra

Di Maria Concetta Valotta

“Ma è tardi, sempre più tardi”. Parafrasando il grande Eugenio Montale, si potrebbe esprimere così, il momento attraversato attualmente dalla politica italiana e, soprattutto dai leader e dai vertici dei vari Movimenti e partiti, alla luce di una obiettiva e serena valutazione degli esiti delle urne. Montale, nelle sue liriche, esprimeva “il male di vivere”, le disarmonie sociali e mentali della società italiana del secondo dopo guerra. Ma se davvero all’epoca si poteva ravvisare un malessere sociale, cosa mai avrebbe potuto raccontare oggi, il poeta ligure? Se negli anni ’50 si pativano i traumi postumi dell’Occupazione nazista ed i lutti reali e psichici di un popolo che emergeva dopo anni di guerre e di dittature totalitarie, cosa mai avrebbe scritto, l’autore di “Ossi di seppia”, osservando lo sfasciume e la crisi identitaria che accompagna la vita politica italiana negli ultimi anni? In ogni schieramento politico, assistiamo, quotidianamente a fronde interne, a diatribe inconcludenti ed a beghe di palazzo. Ci si attacca e ci si scaglia gli uni contro gli altri alla ricerca di una escalation narcisistica, specchiandosi con bramosia nel proprio laghetto, crogiolandosi nella propria immagine riflessa, spacciando le sconfitte per vittorie e i nemici per amici. Ma anche se nelle strategie diplomatiche tutto ciò potrebbe anche essere valido, la lettura in prospettiva del prossimo futuro italiano, non ha bisogno di interpretazioni esegetiche e di rivisitazioni interpretative dei risultati ottenuti: ABBIAMO BISOGNO DI UNA LEADERSHIP CONCRETA E PREPARATA! Che nostalgia delle scuole di partito e delle sezioni locali che forgiavano i caratteri e gli ideali, trasmettendo la dottrina dei vari orientamenti e formavano l’identità morale e civile degli italiani! Di Battista, il frontman 5stelle, finito nel mirino all’interno del “Movimento”, a seguito della campagna perpetrata inutilmente, contro il riconfermatissimo governatore della Puglia, Emiliano, poche ore dopo gli esiti del voto regionale, in una diretta Facebook, afferma: “È la più grande sconfitta nella storia del Movimento”.
Non è rammarico il suo, ma un implicito attacco atto a demolire l’operato di coloro, – leggi tra le righe Di Maio – che hanno provato ad autocompiacersi del successo del Sì referendario, sottacendo e glissando sul risultato piuttosto insoddisfacente delle amministrative. Un affondo implicito contro Luigi Di Maio, ma anche un modo per attaccare, ancora una volta, chi tra i 5Stelle porta avanti la linea dell’alleanza con i DEM. Riportiamo: “Sbagliato parlare di alleanze, il tema è la crisi d’identità del Movimento”. E poi: “Una leadership forte? C’è stata e ha dimezzato i voti alle europee”.
Sul fronte opposto, arrivano le parole di Roberto Fico, presidente della Camera, interprete dell’alleanza giallorossa. “La responsabilità delle colpe e dei meriti è collettiva. No a guerre per bande e a personalismi. Serve una governance collegiale. E io sono sempre disposto a dare una mano”. E poi: “La crisi di identità del movimento Cinquestelle nasce da molto prima della sconfitta di queste elezioni, va avanti da troppo tempo. Per questo io auspico gli Stati generali”. Infine prova a stoppare le pulsioni della destra precisando che questo “Parlamento è pienamente legittimato ad eleggere il prossimo presidente della Repubblica”.
Un altro attacco era arrivato, in mattinata, da Massimo Bugani, capo dello staff di Virginia Raggi, bolognese, volto storico dei 5Stelle. In un post su Facebook ha definito la vittoria dei Sì al referendum un “successo degli italiani e non certo dei partiti”, spiegando che il Movimento ha avuto il merito di “intercettare quest’onda”.
E, pur senza citarlo, ha messo sotto accusa l’esultanza manifestata dai vertici 5Stelle, in particolare da Luigi Di Maio: “Non sfugge il tracollo del M5S in ogni tornata elettorale, dalle europee del 2019 ad oggi, con gravi responsabilità in capo a chi da allora non ha mai voluto avviare un momento di riflessione interna, non ha avuto il coraggio di convocare stati generali, non ha minimamente gestito le precedenti regionali in Calabria e in Emilia lasciando i gruppi allo sbando, non ha mai preso alcuna posizione per costruire progetti seri nei territori ed ha poi deciso di dimettersi, non certo dopo aver preso atto del fallimento, ma solo per lasciare una palla avvelenata in mano al suo successore, il quale per forza di cose era un traghettatore ma non aveva la legittimazione per prendere decisioni importanti”.
Come dire, non è possibile attribuire ogni responsabilità al reggente, Vito Crimi. Ed ha aggiunto: “I cittadini hanno bisogno di credere in un progetto, di emozionarsi, di vedere che qualcosa si muove per un fine diverso e più alto dalla semplice salvaguardia della propria poltrona. Altrimenti, se si continua così, si fa la fine di Narciso”.
Un mezzo terremoto per il Movimento. Con i vertici che provano a frenare l’onda dei frondisti convocando per giovedì 24 settembre l’assemblea congiunta dei deputati e senatori M5S. All’ordine del giorno, si legge nella mail di convocazione, Stati Generali e riorganizzazione del Movimento. E la vicepresidente del Senato, Paola Taverna, prova ad accelerare: “Adesso Stati generali”.
Stessa scelta di parola da parte di Di Maio: “Gli Stati generali prima arrivano e meglio è”. _”Ma è tardi, sempre più tardi”_

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