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Lea Garofalo, Pm: “Ha sempre agito per il bene di sua figlia”

Lea Garofalo, Pm: “Ha sempre agito per il bene di sua figlia”

| Il 27, Mar 2012

 

Il Pubblico ministero chiede 6 ergastoli

Lea Garofalo, Pm: “Ha sempre agito per il bene di sua figlia”

Il Pubblico ministero chiede 6 ergastoli

 

 

(ANSA) – MILANO – “Quella di andare a Milano dall’ex compagno è stata una decisione sbagliata, ma come tutte le decisioni prese da Lea nella sua vita è stata una scelta fatta per il bene e nell’interesse di sua figlia”. Così il pm della Dda di Milano Marcello Tatangelo ha descritto gli ultimi momenti della vita di Lea Garofalo nel processo milanese a carico del suo ex convivente Carlo Cosco e di altre 5 persone, tutti accusati, a vario titolo, di aver sequestrato e ucciso la donna calabrese, ‘testimone di giustizia’, sciogliendola in 50 chili di acido. La requisitoria del pm, iniziata ieri mattina, è ancora in corso e dovrebbe concludersi con le richieste di condanna tra circa un’ora. La sta seguendo, ‘nascosta’ per “ragioni di sicurezza” in un corridoio a fianco all’aula della prima Corte d’Assise, anche la figlia di Lea, Denise Garofalo, 19 anni, parte civile nel processo contro il padre e gli altri imputati. Il pm ha mostrato in aula le immagini delle telecamere in zona corso Sempione-Arco della Pace a Milano, che ripresero “gli ultimi istanti documentati dell’esistenza in vita di Lea”. La donna, infatti, quella sera del 24 novembre 2009, salì in macchina dell’ex compagno con cui, dopo anni e anni, “aveva cercato un contatto pensando che se magari avesse ‘abbassato la testa’, forse lei avrebbe potuto continuare a vivere accanto a sua figlia”. Da quella sera di Lea non si seppe più nulla. Era andata a Milano con la figlia perché Carlo Cosco aveva telefonato a Denise dicendole, come ha ricostruito il pm, “vieni a Milano, ti pago il biglietto e ti compro dei vestiti”. Per il pm, Cosco aveva programmato il sequestro e l’omicidio con “diabolica lucidità”, ci pensava sin “dal 2001” e ci aveva già provato “sei mesi prima a Campobasso”. Carlo Cosco e il fratello Giuseppe, secondo il pm, volevano ammazzarla e farla sparire perché lei soprattutto sapeva e aveva parlato con gli inquirenti “di un omicidio avvenuto nel ’95”. Certo, ha chiarito il pm, “che Lea ha sopravvalutato sé stessa quando è andata a Milano con la figlia, ma immaginate voi una madre che non ha soldi per comprare un vestito alla figlia, che è terrorizzata, fragile e che sta cercando di salvarsi a suo modo dall’ex compagno. Ha agito ancora per il bene della figlia”.

PM CHIEDE 6 ERGASTOLI. CARCERE A VITA PER EX COMPAGNO LEA GAROFALO E ALTRI 5

Il pm di Milano Marcello Tantangelo, nel processo con al centro la morte di Lea Garofalo che venne uccisa e sciolta nell’acido, ha chiesto sei ergastoli. Per l’accusa devono essere condannati al carcere a vita l’ex compagno della donna, Carlo Cosco, e gli altri cinque complici.

Il pm, in particolare, ha chiesto l’ergastolo con isolamento diurno di 18 mesi per Carlo Cosco, l’ex compagno di Lea Garofalo, per i suoi due fratelli Giuseppe e Vito Sergio Cosco, per Carmine Venturino, per Rosario Curcio e per Massimo Sabatino. Tutti accusati, a vario titolo, del sequestro e dell’uccisione della donna calabrese, che venne sciolta in 50 litri di acido nell’hinterland milanese nel novembre del 2009, perché, secondo l’accusa, Carlo Cosco e il fratello Giuseppe temevano che lei sapesse e avesse rivelato agli inquirenti dei particolari su un omicidio avvenuto nel 1995. Ad ascoltare la requisitoria del Pm, in un corridoio nascosto tra l’aula e la camera di consiglio, c’era anche la figlia di Lea, Denise, 19 anni, parte civile contro il padre e uno dei testi fondamentali dell’accusa.

PM, IMPUTATI SONO SEI VIGLIACCHI

“Sono dei vigliacchi, si sono messi in sei contro una donna”. Con queste parole il pm di Milano Marcello Tatangelo si è rivolto ai giudici della prima corte d’assise, riferendosi ai sei imputati accusati di avere sequestrato e ucciso la donna calabrese Lea Garofalo, sciogliendola nell’acido. Mentre il magistrato chiedeva sei ergastoli per gli imputati, ha mostrato su un telone alcune foto della ‘testimone di giustizia’, dicendo alla corte: “Date giustizia a questa donna”.

Il pm ha chiesto a giudici di non concedere le attenuanti ad alcuno degli imputati “anche se certi sono incensurati”. Secondo il pm, infatti, “chi non ha premuto il grilletto non è migliore degli altri e non può differenziarsi in un delitto orrendo come questo, caratterizzato da crudeltà inumana e pervicacia”. E’ orrendo, ha aggiunto il magistrato, “pensare a una donna indifesa, legata, torturata, a cui hanno sparato in testa”. E’ orrendo, ha proseguito ancora il Pm, “pensare a un padre che sfrutta il desiderio della figlia di avere una felpa”. E infatti, nella sua requisitoria, durata oltre 14 ore, il magistrato ha chiarito che Carlo Cosco riuscì a ‘invitare Denise e Lea a Milano quei giorni di novembre del 2009, facendo lega sul fatto di acquistare dei vestiti alla figlia. La donna, in quei giorni era gia’ fuori dal programma di protezione (aveva deciso di uscirne nella primavera 2009) perché stava cercando “un contatto” con l’ex compagno “per vedere se riusciva a continuare a vivere”. Secondo il pm, infatti, Cosco, aveva deciso di ucciderla sin dal 2001. Nell’ultima parte della sua requisitoria, il magistrato ha parlato anche della consulenza, firmato da un noto professore, “su come si scioglie un corpo in acido”. Nella relazione viene chiarito che per sciogliere un corpo di 50 chili nell’acido devono passare circa 3 giorni. I tabulati dei telefoni degli imputati, ha spiegato ancora il pm, hanno certificato la presenza di alcuni di loro per tre giorni nel magazzino nell’hinterland milanese dove sarebbe stato commesso il macabro omicidio.

redazione@approdonews.it