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TAURIANOVA (RC), VENERDì 23 FEBBRAIO 2024

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In ricordo della mamma di Rossella Casini

In ricordo della mamma di Rossella Casini

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La nostra scrittrice racconta la sua personale amicizia con la madre della ragazza uccisa dalla ‘ndrangheta nel 1981

di MIRELLA MARIA MICHIENZI

In ricordo della mamma di Rossella Casini

La nostra scrittrice racconta la sua personale amicizia con la madre della ragazza uccisa dalla ‘ndrangheta nel 1981

 

di Mirella Maria Michienzi

 

 

Gentile Direttore,
leggere che, in “Io parlo” della giornalista Francesca Chirico, tra le donne uccise dalla ‘ndrangheta, perché avevano deciso di “parlare”, viene ricordata Rossella Casini, studentessa universitaria fiorentina, è stato per me, con un sobbalzo di emozione, il ritorno di una memoria che mai, in verità, si era sopita.
Agli inizi degli anni ’80 conobbi la signora Casini, madre di Rossella, perché con il figlio gestiva un ingrosso di casalinghi a pochi metri dalla mia abitazione. Nacque subito una grande simpatia reciproca; io provavo anche per quella donna, piccola e minuta come Edith Piaf, una grande tenerezza. Sin dal primo giorno che ci si conobbe mi parlò della sua Rossella che era partita con il treno da Firenze ma non era mai arrivata a Palmi dove avrebbe dovuto testimoniare. Madre e figlia erano ospiti della famiglia del fidanzato; durante una cena in una casa nella campagna della Tonnara avevano assistito ad una sparatoria e si erano salvate, perché si erano rifugiate sotto il tavolo.
Ogni volta che mi vedeva la signora faceva lo stesso racconto sperando che io riuscissi a capire dove fosse la figlia. Parlava, la signora Casini, con un tono allibito, disperatamente addolorato e rassegnato. I suoi occhi erano perennemente colmi di un pianto che non fuorusciva mai. S’interrompeva soltanto quando nei nostri pressi c’era il figlio. Allora mi diceva: “Silenzio, parliamo piano, perché mio figlio non vuole che se ne parli”. Il figlio, cortese ma pensieroso e rabbuiato, era chiuso nel silenzio di chi capisce che deve fermarsi. Ecco perché – io ritengo – le foto di Rossella sono pervenute soltanto dall’archivio universitario!
Il dolore di questa famiglia era straziante, perché qualche anno prima era morta, poco più che ventenne, un’altra figlia a seguito di un delicato intervento a cui seguì un vergognoso caso di malasanità che rimase impunito.
Per due volte i Casini si sono trovati davanti a un muro di piombo e hanno desistito, perché hanno capito che la lotta era impari.
Spesso la signora mi chiedeva, poiché sono nata in un paese vicino a Palmi, se conoscevo qualcuno che potesse darci notizie di Rossella anche se lei era convinta che fosse stata lanciata dal treno in corsa, perché a Palmi non era mai arrivata. Non l’ho mai detto alla signora, per non darle l’ennesimo dolore, che mi ero subito informata e, con mio grande raccapriccio e delusione, una persona del luogo (che faceva parte della borghesia intellettuale!) mi disse con atteggiamento di disprezzo, se non approvando quasi giustificando il fatto accaduto: “Quella ragazza parlava troppo!”.
Ho letto che dopo 32 anni a Palmi vogliono intitolare una strada a Rossella, la ragazza del nord che per amore non ebbe paura della ‘ndrangheta sperando di fare cambiare la mentalità non solo del fidanzato e della di lui famiglia ma anche di tutto il contesto sociale. Io proporrei che questa iniziativa si ripetesse a Firenze come un monito che ricordi perennemente che ognuno di noi deve e può fare qualcosa nella società di cui facciamo parte e ne siamo in eguale misura responsabili, travalicando i confini geografici e le limitatezze settoriali.