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TAURIANOVA (RC), GIOVEDì 20 GENNAIO 2022

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Cittanova, strutture ex ospedale come Punti Primo Intervento Questa la proposta di Fratelli d'Italia. Pronta interrogazione regionale di Alessandro Nicolò

Cittanova, strutture ex ospedale come Punti Primo Intervento Questa la proposta di Fratelli d'Italia. Pronta interrogazione regionale di Alessandro Nicolò
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Fratelli d’Italia di Cittanova propone di utilizzare le strutture dell’ex presidio ospedaliero della cittadina come PPI (Punti di Primo Intervento) vista la carenza strutturale in materia sanitaria del territorio della Piana di Gioia Tauro. Progetto che nasce dalla constatazione che il vicino pronto soccorso dell’ospedale di Polistena è quasi sempre intasato di lavoro per il grande afflusso di persone che convergono presso l’unica struttura sanitaria in caso di emergenza. Proposta che non va assolutamente a creare conflitti d’interesse con la vicina cittadina ma che invece allarga il ventaglio dell’offerta sanitaria in un territorio in cui la carenza di cure mediche è all’ordine del giorno.

I Punti di Primo Intervento, detti anche “urgency room”, infatti, si differenziano dai Pronto Soccorso in quanto i pazienti vi possono accedere solo autonomamente e non accompagnati da un’ambulanza del servizio di emergenza/urgenza ed inoltre possono fornire un servizio anche solo sulle 12 ore invece che sulle 24 ore. Su questa linea si sta muovendo il nostro rappresentante in seno al Consiglio regionale, l’on. Alessandro Nicolò che è pronto a depositare un’interrogazione regionale sulla questione.

L’eventuale istituzione a Cittanova del Punto di primo intervento, ne siamo certi, consentirebbe al vicino pronto soccorso di Polistena di funzionare meglio, più agevolmente e con maggiori standard di sicurezza, viste anche le continue lamentale di medici e infermieri che denunciano la costante carenza di personale, piaga della sanità calabrese; e soprattutto assicurare un servizio di maggiore garanzia per i pazienti che si rivolgono alle cure di primo intervento. Statistiche sanitarie alla mano evidenziano, appunto, che la maggior parte dei pronti soccorsi in Calabria sono intasati da una percentuale di pazienti che ricadono nella casistica dei cosiddetti “codici verdi” (o “urgenza differibile”, cioè senza segni di imminente pericolo di vita); e dei “codici banchi”, quest’ultimi risultano in gran numero rispetto alle impellenze, ossia casi “non urgenti” come vengono definiti dai sanitari, che nei fatti vanno a coincidere con accessi impropri e quindi sottoposti al pagamento del ticket.

Una proposta lineare che va ad incontrare una struttura ospedaliera, quella di Cittanova, fino a qualche decennio fa considerata una vera eccellenza in alcuni reparti di medicina specialistica, ma insensatamente smantellata, e che oggi è sottoutilizzata negli spazi e nel personale. Altresì ci rendiamo conto che siamo davanti ad una difficile situazione per la sanità calabrese, con un commissario di governo catapultato da Roma che tende a stringere la “cinghia” con tagli lineari alla spesa sanitaria non sempre accettabili, con ricadute negative per tutto il mondo della sanità e in particolar modo per l’utenza finale; e con un presidente della Giunta regionale incapace di far sentire la propria voce nei palazzi della politica nazionale specialmente quando questi erano dello stesso colore politico.

Ma allo stesso tempo intravediamo degli spiragli all’orizzonte visto che il commissario in questo particolare momento è mal digerito dai nuovi inquilini di Palazzo Chigi e dalla nuova maggioranza parlamentare. Un cambio di rotta certamente gioverebbe e smuoverebbe le acque stagnanti della sanità calabrese creando le condizioni per alcuni assestamenti nell’organizzazione complessiva della struttura sanitaria della nostra regione. La proposta di Fratelli d’Italia rientra in questa prospettiva che potrebbe essere rafforzata il prossimo anno quando un centrodestra, ridefinito e più forte, potrebbe tornare a governare, con criterio e capacità, la Calabria fino a questo momento malgovernata e che ancora aspetta un presidente di Regione che minacciava d’incatenarsi per avere rispetto e più poteri in ambito sanitario, ma che invece non è in grado di far ascoltare neppure la sua stessa voce.