Gioia Tauro, Valerio Romano, “clima di odio che soffia sulla città fin dal giorno delle elezioni”
Giu 10, 2026 - redazione
Quanto accaduto nell’ultimo Consiglio comunale è il risultato di un clima di odio che soffia sulla città fin dal giorno delle elezioni.
Gli eventi degli ultimi mesi, commissione d’accesso compresa, avrebbero dovuto favorire un confronto più sereno, almeno nell’attesa delle conclusioni della stessa commissione. Così, però, non è stato.
Si continua a governare la città con rancore e rabbia, arrivando perfino a tentare di sovvertire la volontà espressa dai cittadini attraverso il voto. Questa non è più politica, ammesso che lo sia stata negli ultimi tempi.
Non ci si confronta più sui temi, sui problemi e sulle idee. Prevale invece una continua contrapposizione, fatta di accuse reciproche e recriminazioni.
Dove ci condurrà tutto questo? E, soprattutto, a cosa sarà servito?
Dopo il dissesto finanziario e lo scioglimento del Comune, si era cercato con fatica di ricostruire un ente profondamente compromesso nelle sue fondamenta. Oggi, però, gran parte di quel lavoro rischia di essere vanificato.
La politica ha una grande responsabilità, perché quando il clima diventa incandescente le conseguenze non ricadono più soltanto su chi governa o su chi si oppone, ma sull’intera comunità.
Una comunità che fatica ancora a costruire il proprio futuro valorizzando le migliori competenze, esperienze e intelligenze. Una comunità che non è riuscita fino in fondo a trasformarsi in una vera città.
Eppure, quella stessa città è guardata dall’esterno con interesse, riconosciuta come baricentro dello sviluppo della Calabria e del Mezzogiorno. Una città che, nonostante le sue enormi potenzialità, continua a non riuscire a liberarsi della mentalità del piccolo paese.
Abbiamo costruito strade, quartieri nuovi, palazzi e ville. Abbiamo trasformato il volto della città, ma non siamo stati capaci di costruire un’identità condivisa, un autentico senso di appartenenza e la volontà collettiva di cambiare.
Amiamo troppo poco la nostra città e i nostri spazi. E, forse, non siamo ancora pienamente consapevoli delle straordinarie opportunità che abbiamo davanti.
È da qui che bisognerebbe ripartire: dal rispetto per la nostra comunità, dall’orgoglio di appartenervi e dalla consapevolezza che nessun futuro può essere costruito sull’odio, sul rancore e sulla divisione.



