Gioia Tauro, “Teatro dell’assurdo”. Alessio, “Le fiabe di Palazzo e il salto della frittata”

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Cronaca di un’amministrazione che scambia il Municipio per un palcoscenico
Atto I: Le fiabe di Palazzo e il salto della frittata.
Sua Eccellenza, che chiameremo per comodità “La Capasanta”, ci delizia quotidianamente con le cronache del suo reame incantato. Narrazioni epiche, prive del fastidioso corredo di allegati documentali, che celebrano presunte gesta di cui solo lei conosce i dettagli. È inarrestabile, una vera forza della natura; peccato che questa natura si manifesti spesso come un torrente in piena, pronto a travolgere le casse comunali mentre lei si cimenta nella sua disciplina olimpica preferita: il salto della frittata, utile a far atterrare la realtà sempre sul lato più comodo. Di fronte ai nostri legittimi quesiti sull’operato amministrativo, la Sindaca preferisce la bacchetta magica alla burocrazia. Il copione è collaudato: si proclama l’esatto contrario di ciò che si è affermato solo ventiquattr’ore prima. È il fascino dell’incoerenza. Un incantesimo che, purtroppo per lei, si dissolve puntualmente al primo contatto con un atto protocollato.
Atto II: L’arte di dividere.
Il vero capolavoro politico della gestione attuale, un primato che rischia di restare negli annali di Gioia Tauro, è aver polarizzato la cittadinanza. Il modus operandi sembra dettato da un manuale di “sovranismo municipale”: le decisioni pubbliche appaiono concentrate in una sola mano, in un contesto in cui il dibattito democratico fatica a respirare.
• Gestione Patrimoniale: La Sindaca agisce come se fosse l’unica proprietaria dell’Ente, dimenticando che il ruolo di primo cittadino è un prestito temporaneo concesso dagli elettori.
• La lista degli “altri”: Esiste una netta divisione tra chi applaude acriticamente e chi, sollevando dubbi, viene etichettato come “infedele” o elemento di disturbo.
• Il clima lavorativo: Si respira un’aria pesante, con una costante tensione rivolta a chi, tra i dipendenti pubblici, è reo di non aderire alla linea del momento.
Il risultato è un Municipio che assomiglia sempre meno alla casa di vetro promessa in campagna elettorale e sempre più a un consiglio di famiglia: le decisioni si prendono a porte chiuse e si comunicano, quando va bene, a cose ormai fatte.
Atto III: Il Caso PISU, il RUP e la memoria corta.
Sul fronte PISU, la sceneggiatura sindacale meriterebbe una menzione speciale per la creatività nel cercare altrove le responsabilità. Tuttavia, i documenti – a differenza della memoria umana – non perdonano.
• Il contesto: I progetti PISU risalgono all’Amministrazione Bellofiore. All’epoca, l’attuale Sindaca non era una spettatrice, ma ricopriva il ruolo tecnico di responsabile della Ragioneria.
• Il ruolo del consorte: Il RUP e Direttore dei Lavori dell’epoca era l’architetto Franco Mangione, coniuge della Sindaca. L’architetto è attualmente imputato nel processo Waterfront 2, che vede contestate ipotesi di reato assai serie, tra cui truffa e abuso d’ufficio.
• L’impatto: Si stima un potenziale danno all’Ente superiore ai 10 milioni di euro. Danno che, è bene ricordare, fu oggetto di una pianificazione di risanamento (ex art. 268, comma 2, TUEL) operata dalla mia amministrazione proprio per tutelare la tenuta finanziaria del Comune. Cercare di addossare colpe altrui per lenire antiche «sassolini nella scarpa» è una strategia che, dal punto di vista politico, appare debole quanto l’assenza di prove documentali a mio carico.
Atto IV: Trasparenza a corrente alternata.
La Casa Comunale dovrebbe essere un palazzo di vetro. Invece, assistiamo a una strana gestione degli accessi agli atti:
• Ostacoli procedurali: Le richieste dei consiglieri di minoranza, diritti garantiti per legge, sembrano trasformarsi in un percorso a ostacoli tra ritardi ingiustificati e rimandi burocratici.
• Il velo della privacy: La privacy viene invocata come uno scudo ogni qualvolta si tratti di rendere pubblici atti amministrativi. Curiosamente, tale riservatezza sembra evaporare magicamente quando la visibilità social richiede un palco diverso, trasformando le aule istituzionali in set di dirette dal sapore più mediatico che istituzionale.
Nonostante le cortine fumogene, continueremo a fare luce. I cittadini di Gioia Tauro meritano risposte, non favole, e rispetto, non etichette. Perché, al netto di ogni fiction politica, la verità rimane l’unico parametro che conta.
Atto V: Il mercato delle bandiere e la fiera dei padrini politici.
Fino a pochi giorni fa apprendevamo, dai social dello stesso Petracca, la notizia che sarebbe diventato il rappresentante in loco del circolo di Italia Futura, la creatura politica del generale Vannacci — figura le cui posizioni, ampiamente riportate dalla stampa nazionale, ne hanno fatto uno dei volti più controversi e divisivi della destra italiana. Poi, con un tempismo quasi letterario, abbiamo appreso che Petracca sarebbe “caduto da cavallo” — sulla strada di Damasco della politica gioiese — e che il suo posto sarebbe stato preso da altri. Infine, ieri, è arrivata una velata smentita dell’Amministrazione Comunale: un comunicato rivolto non a noi, si badi, ma con ogni evidenza a Cannizzaro e a Forza Italia, secondo cui il Comune di Gioia Tauro resterebbe fermo nella propria collocazione politica, senza mai nominare direttamente Forza Italia.
• Il valzer delle bandiere: in pochi giorni la narrazione social è passata dall’orbita di Vannacci a un silenzio studiato su Forza Italia, senza che la Capasanta si sbilanciasse mai apertamente né nell’una né nell’altra direzione.
• Il messaggio in codice: a nostro avviso, questo andirivieni di annunci e smentite assomiglia sempre più a un messaggio cifrato indirizzato dalla Capasanta a Cannizzaro: la volontà, cioè, di non rompere il rapporto, alzando però la posta delle proprie pretese politiche.
• Il vero obiettivo: brucia ancora, a quanto pare, l’assenza di una qualsiasi componente dell’attuale maggioranza nelle liste del centrodestra per il rinnovo degli organismi della Città Metropolitana: un vuoto su cui far convergere i voti raccolti in questi anni, merce di scambio buona per Cannizzaro o per chiunque altro sia disposto a offrire di più, magari un posto sicuro nelle liste per le elezioni politiche del 2027 e, con esso, la tanto agognata poltrona in Parlamento.
• Il metodo: tutto fa brodo, anche gli accordi al ribasso. La città può attendere: al primo posto restano le ambizioni personali di chi non è ancora riuscita a conquistarsi un posto al tavolo delle decisioni che contano.
Del resto la capasanta è un mollusco che sopravvive esattamente così: apre la conchiglia quando fiuta una corrente favorevole, la richiude di scatto al primo segnale di burrasca. Una strategia impeccabile in natura. Molto meno rassicurante quando a praticarla è chi ha in mano il bilancio di un Comune.
«Tutti i nodi vengono al pettine.»
«Ce la faremo, perché non ci siamo mai arresi.»
Con distaccata consapevolezza, Aldo Alessio (Ulisse) già Sindaco di Gioia Tauro
Comunicato N°47 — 2 luglio 2026 | Precedente: N°46 — 1° luglio 2026
Pubblicazione di satira politica ai sensi dell’art. 21 della Costituzione Italiana. I fatti richiamati riguardano l’attività amministrativa e giudiziaria, di pubblico dominio; i commenti costituiscono libera espressione critica dell’autore.