Vannacci, il pretesto e la partita vera nel centrodestra di Gioia Tauro

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A prima vista sembrerebbe soltanto la nascita di due movimenti che si richiamano al generale Roberto Vannacci. In realtà, la partita che si sta giocando a Gioia Tauro è molto più complessa e ha poco a che vedere con il dibattito nazionale. Il vero terreno di scontro è tutto interno al centrodestra.
Quando nello stesso Comune prendono forma due iniziative politiche che guardano allo stesso riferimento nazionale, ma fanno capo a persone diverse e vicine a componenti differenti della maggioranza, significa che qualcosa si è incrinato negli equilibri consolidati. Non è tanto il nome del movimento a fare notizia, quanto il momento politico in cui nasce.
La successione degli eventi merita attenzione. Prima l’apertura dell’amministrazione comunale nei confronti di uno dei movimenti, poi la necessità di precisare, con un secondo comunicato, che la maggioranza resta salda e che nulla cambia rispetto all’inizio della legislatura. Quando la politica sente il bisogno di ribadire la propria compattezza, spesso è perché qualcuno ne ha messo in discussione l’esistenza.
Il precedente delle elezioni della Città Metropolitana aggiunge un elemento di riflessione. Il tentativo del sindaco di costruire una lista autonoma non è approdato al risultato sperato, lasciando l’impressione che i rapporti con i livelli superiori di Forza Italia non siano più quelli di un tempo. Da allora ogni nuovo movimento, ogni nuova adesione e ogni presa di posizione vengono inevitabilmente letti anche come segnali indirizzati ai vertici del partito.
È qui che il “fattore Vannacci” cambia significato. Più che un progetto politico alternativo, potrebbe rappresentare una leva negoziale. Un modo per ricordare che esistono altre strade, altri contenitori e altri riferimenti qualora gli equilibri interni dovessero diventare troppo stretti. In politica, del resto, le nuove sigle servono spesso a pesare i rapporti di forza prima ancora che a vincere le elezioni.
Resta da capire se siamo davanti all’inizio di una vera ricomposizione del centrodestra su basi nuove oppure all’ennesimo capitolo di una competizione tutta interna a Forza Italia. Perché il rischio, quando il confronto si concentra esclusivamente sulle appartenenze e sulle leadership, è che passino in secondo piano i temi che interessano davvero la città.
I cittadini chiedono risposte su sviluppo, servizi, lavoro e programmazione amministrativa. La politica, invece, sembra continuare a discutere di assetti, correnti e posizionamenti. È un copione già visto. E ogni volta che accade, il confine tra strategia e autoreferenzialità diventa sempre più sottile.
Forse il punto non è se i due movimenti cresceranno o meno. Il punto è capire perché siano nati proprio adesso. In politica il tempismo raramente è casuale. E quando compaiono nuovi contenitori nello stesso campo, quasi mai il problema è il contenitore: è ciò che non riesce più a stare dentro quello vecchio.