C’è una parola che il Sindaco ama utilizzare con particolare enfasi in ogni sede istituzionale, nelle riunioni politiche, nei Consigli comunali e negli incontri pubblici con i cittadini: trasparenza.
Una parola importante, fondamentale per chi amministra la cosa pubblica.
Una parola che dovrebbe rappresentare un metodo di governo, uno stile amministrativo, una scelta di campo.
Eppure, più il Sindaco parla di trasparenza, più cresce nella cittadinanza la sensazione che tra i proclami e la realtà esista una distanza sempre più evidente.
Perché la trasparenza non è una parola da esibire. È rendere comprensibili le decisioni, spiegare ai cittadini le ragioni delle scelte, consentire alla comunità di sapere chi decide, come decide e nell’interesse di chi decide.
Oggi, invece, emerge un modello amministrativo che lascia aperti molti interrogativi e offre poche risposte.
Una gestione nella quale spesso le decisioni sembrano maturare lontano dal confronto pubblico e istituzionale. Una gestione nella quale non sempre appare chiaro dove finisca il ruolo degli amministratori eletti e dove inizi quello di figure che, pur senza incarichi ufficiali, sembrano esercitare un’influenza significativa sugli indirizzi politici dell’amministrazione.
Da anni assistiamo alla presenza costante di personaggi che preferiscono rimanere dietro le quinte, lontano dai riflettori e dalle responsabilità dirette, ma che continuano ad apparire come punti di riferimento di molte scelte strategiche. Persone che dispensano consigli, suggeriscono percorsi, costruiscono equilibri e sembrano voler esercitare un ruolo determinante senza assumersene apertamente la responsabilità.
La politica, però, richiede una cosa semplice: metterci la faccia.
Ed è proprio sui fatti che la tanto evocata trasparenza mostra tutte le sue fragilità.
L’ultimo Consiglio comunale ne è stato l’ennesima conferma. La comunicazione della variazione delle deleghe ha certificato un ulteriore accentramento di competenze nelle mani di un numero sempre più ristretto di amministratori.
E che dire delle risposte sui lavori della Villa comunale? Annunciate nel Consiglio dedicato e ancora attese dai consiglieri e dai cittadini che chiedono semplicemente chiarezza su un’opera importante per la comunità.
E ancora, resta aperto il tema dei contributi alle associazioni cittadine. Nessuno mette in discussione il valore delle realtà che animano il tessuto sociale della nostra comunità. Proprio per questo, però, un Comune che si trova in una condizione di predissesto finanziario dovrebbe adottare criteri ancora più rigorosi, trasparenti.
Sono questioni concrete. Domande che riguardano il modo in cui viene amministrata Cittanova e che meritano risposte altrettanto concrete.
La trasparenza non si misura dal numero di volte in cui viene pronunciata ma dalla disponibilità a spiegare le scelte, a confrontarsi con chi la pensa diversamente e a consentire ai cittadini di verificare la coerenza tra parole e comportamenti.




