Approda in Cassazione il giudizio sulle infiltrazioni della camorra in Veneto
Lug 01, 2026 - redazione
La ciclopica sentenza, di 3287 pagine, di condanna emessa in data 30.10.24 dalla Corte di appello di Venezia con la quale fu affermata la presenza della camorra di Casal di Principe in Veneto, con centro operativo ad Eraclea, inasprendo le pene inflitte dal Tribunale di Venezia in data 05.06.23, è giunta per la verifica innanzi alla Suprema Corte, ma la sentenza definitiva sorprendentemente non è stata emessa.
La quinta sezione della cassazione, alla luce della complessità e della molteplicità delle questioni giuridiche introdotte dalla difesa relative a temi di grande importanza, dopo le arringhe difensive, ha deciso di rinviare la storica decisione al sei ottobre, caso questo indubbiamente eccezionale e molto raro.
A contribuire a rendere complessa la decisione, oltre alla contrastata natura camorristica del gruppo, è la presenza di una condanna di anni 41 e mesi 4 di reclusione (ridotta ad anni 30 per il principio moderatore), per 63 reati inflitta al ritenuto capo della compagine, l’imprenditore edile Donadio Luciano, per il quale il cassazionista Dario Vannetiello del foro di Napoli, ha impugnato con un numero elevato ed inusuale di motivi di ricorso, ben ventisei.
Non solo.
La difesa di Donadio Luciano, valorizzando il lavoro svolto dall’avvocato Giovanni Gentili nei giudizi di merito, ha anche denunziato la violazione del diritto di difesa che ritiene essersi verificato durante il processo ed ha invocato la inutilizzabilità di milioni di intercettazioni captate in decenni di indagine, sollevando anche una importantissima questione di illegittimità costituzionale della norma in materia di intercettazione.




