Alecci (Capogruppo Pd): “Immagini che lasciano pietrificati. Il caporalato e lo sfruttamento del lavoro hanno radici profonde nella nostra regione”

banner pasticceria taverna

Quello che è successo ad Amendolara ha lasciato tutti pietrificati, per la ferocia, per la condizione da cui scaturisce, per ciò che rappresenta: una ferita profonda per la Calabria e per l’intero Paese. Quelle immagini, che la segretaria Elly Schlein ha definito “drammatiche e devastanti”, non possono essere archiviate come un semplice episodio di cronaca nera, ma chiamano in causa un sistema che rende invisibili migliaia di lavoratrici e lavoratori nelle nostre campagne. In questi giorni abbiamo lasciato che a parlare fossero innanzitutto il dolore, le famiglie, le comunità e le istituzioni impegnate nelle indagini. Oggi, mentre auspico che si faccia piena luce su esecutori ed eventuali mandanti di questa atrocità, ritengo doveroso che l’intero mondo politico – a partire da chi governa la Regione – avvii una riflessione seria e non di facciata, per prevenire che simili situazioni possano ripetersi.
Alla vigilia del dibattito in Consiglio regionale sento il dovere di intervenire non solo per ribadire cordoglio e vicinanza, ma per indicare con chiarezza la direzione che la Calabria deve prendere se vuole davvero dire “mai più” di fronte a questo orrore. Il caporalato e lo sfruttamento del lavoro in Calabria hanno radici profonde. Se Waseem, Amin, Safi e il giovanissimo Ullah hanno pagato con la vita nella maniera atroce che tutti hanno visto, nelle campagne, nei cantieri, nei luoghi di lavoro sono centinaia, migliaia, i lavoratori sfruttati e condannati a una vita non degna di un essere umano. Se la legge 199 del 2016 ha rappresentato un punto di svolta fondamentale per la lotta al caporalato e allo sfruttamento lavorativo, oggi è evidente che c’è bisogno di fare di più e meglio, sul piano nazionale e su quello regionale. Il mercato del lavoro è cambiato, le vie dell’immigrazione irregolare si sono trasformate e diversificate, chi sfrutta i lavoratori dispone di risorse e reti sempre più sofisticate. La lotta allo sfruttamento deve passare da un collegamento reale tra tutti gli attori istituzionali, con un rafforzamento dei protocolli territoriali e un maggiore coordinamento tra Prefetture, enti locali e parti sociali; la politica ha l’onere di guidare questo passaggio verso una società del lavoro più equa e giusta, non di inseguire le emergenze a tragedia avvenuta. Anche per tutelare le tante aziende che lavorano nel rispetto della legalità.
Il Consiglio regionale di lunedì 8 giugno sarà, dunque, il banco di prova della credibilità della Regione di fronte a quella che tante realtà sociali e sindacali hanno definito “l’ennesima tragedia annunciata”. Ci sono strumenti normativi che esistono ma che non hanno avuto attuazione adeguata, sia a livello nazionale (legge 199 del 2016) sia a livello regionale (legge n. 9 del 26 aprile 2018), da cui partire per costruire una tutela più efficace per questi lavoratori. Come capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale considero la seduta di lunedì un’occasione che non può essere sprecata. Chiederemo che dal dibattito escano impegni chiari e verificabili: un cronoprogramma preciso per l’attuazione integrale della legge regionale n. 9/2018, il rafforzamento del Tavolo regionale di contrasto al caporalato, un piano per i trasporti sicuri e per il superamento dei ghetti, un sistema stabile di alloggi dignitosi e di servizi di prossimità per i lavoratori agricoli. Alla maggioranza che governa la Regione diciamo con nettezza che non basta esprimere cordoglio né limitarsi alle dichiarazioni di principio: servivano e servono scelte, programmazione, risorse, controlli.
In questi anni la Calabria ha accumulato ritardi inaccettabili nell’attuazione delle politiche sul lavoro agricolo, lasciando troppo spesso soli i sindaci, le associazioni e le organizzazioni sindacali che nei territori cercano di colmare i vuoti delle istituzioni. Il Gruppo Pd sarà in piazza ad Amendolara, al fianco della Cgil, e delle altre organizzazioni che manifesteranno per dire basta a un sistema che trasforma il bisogno di lavoro in vulnerabilità e in rischio di morte. Il lavoro povero e sfruttato non può essere considerato un “costo accettabile”. Da parte nostra la scelta è chiara: nessuna ambiguità verso chi sfrutta, pieno sostegno a chi chiede legalità e diritti, a partire dalle vittime di Amendolara e da tutti i braccianti invisibili che non hanno voce