Operazione “Break out”, emesse dal Gip condanne a 6 imputati per il tentato omicidio di un ex collaboratore di giustizia, riconosciuta l’aggravante mafiosa. Contatti anche con la ‘ndrangheta
Giu 04, 2026 - redazione
Il Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale Ordinario di Brescia, ha pronunciato il 3 giugno sentenza di condanna nei confronti di 6 persone, 5 uomini e 1 donna, a seguito del giudizio celebrato con rito abbreviato. Condanne pesanti, tra i 4 e gli 8 anni di reclusione, per il tentato omicidio di un ex collaboratore di giustizia residente da anni a Brescia. Per 5 imputati il GUP ha riconosciuto l’aggravante dell’agevolazione mafiosa ex. art. 416bis.1 C.P.. contestata in quanto la morte della vittima designata avrebbe dovuto inserirsi in un più ampio quadro di riaffermazione della potenza criminale del clan Sarno per il controllo degli equilibri criminali nei quartieri orientali di Napoli.
Un settimo imputato, al vertice del clan “Sarno”, ha optato per il rito ordinario, le cui prime due udienze si sono già tenute a Brescia.
L’indagine che ha condotto alla sentenza pronunciata oggi trae origine dall’incendio, avvenuto nel gennaio 2022 a Brescia, zona Urago Mella, di un’autovettura in uso ad un ex collaboratore di giustizia di origini campane da tempo residente nel capoluogo di questa provincia. L’incendio veniva appiccato mediante un comune innesco posto su uno pneumatico con lo scopo di avviare una lenta combustione ed attirare, quindi, in strada il proprietario dell’auto destinatario dell’azione omicidiaria, non portata a compimento per il tempestivo intervento dei Vigili del Fuoco e delle Forze di polizia che avevano indotto i malintenzionati a desistere dal loro proposito criminoso.
Considerati i trascorsi delinquenziali della vittima e la sua passata appartenenza a contesti di criminalità organizzata campana, la DDA delegava al Centro Operativo DIA bresciano l’esecuzione delle indagini che disvelavano l’esistenza di un vero e proprio progetto omicidiario ordito in danno dell’ex collaboratore di giustizia, ideato e organizzato da vari appartenenti a un gruppo criminale capeggiato da altro pentito, a suo tempo figura apicale del clan SARNO di Ponticelli (quartiere di Napoli) attualmente detenuto in forza di ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP di Brescia nei suoi confronti in quanto ritenuto mandante dell’azione omicidiaria.
In precedenza, nel corso delle indagini, sono stati effettuati altri 3 arresti in flagranza di reato, tra i quali quello di un terzo (ex) collaboratore di giustizia, colto negli attimi immediatamente successivi all’acquisto di un fucile di precisione Remington mod. 700 cal. 308, completo di ottica e munizioni,
reperito sul mercato delle armi provento di furti in abitazione. Gli accertamenti svolti hanno permesso di evidenziare che l’arma era destinata all’esecuzione dell’omicidio di un appartenente al Clan Sarno che, se non sventato, avrebbe potuto innescare una faida. Anche per i restanti due arresti in flagranza di reato si è proceduto per detenzione e porto di arma da sparo in luogo pubblico, nello specifico di 2 pistole Beretta, rispettivamente calibro 22 short e 6.35, con matricole abrase e relativo munizionamento.
Le investigazioni hanno altresì evidenziato i contatti del clan SARNO con alcuni esponenti ritenuti vicini alla cosca ‘ndranghetista ARENA di Isola Capo Rizzuto (KR).
I fatti posti alla base della condanna odierna sono stati commessi integralmente dopo i vari periodi di collaborazione con la Giustizia degli imputati, alcuni dei quali radicati a Brescia dove erano giunti nell’ambito del programma di protezione da cui erano successivamente fuoriusciti, rendendosi, peraltro, responsabili di molteplici reati commessi sul territorio bresciano. Gli stessi fatti si inseriscono in un più allarmante quadro di riaffermazione criminale del Clan Sarno nel quartiere Ponticelli di Napoli.




