Reggina, basta alibi: dopo l’ennesima figura a Gela, chi non ha l’orgoglio di indossare la magia amaranto lascia e vada via

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DI CLEMENTE CORVO

Nella città di Gela finisce con l’ennesimo rimpianto. La Reggina non riesce a vincere una partita che poteva ancora tenere vive le speranze di lottare per il campionato. Di fronte una squadra che non ha fatto altro che difendersi per tutti i 90 minuti, chiusa nella propria metà campo. Eppure, gli amaranto non sono riusciti a portare a casa i tre punti.

È veramente mortificante aver visto una squadra come la città di Gela difendersi con tanti ragazzi e poco organico, e vedere la Reggina non riuscire a fare neanche una rete. Una rete che avrebbe permesso di conquistare due punti in più, punti che ancora lasciavano margini di grande speranza per la vittoria del campionato. Soprattutto in considerazione del risultato della Nissa, che ha pareggiato sul campo dell’Acireale.

Una squadra, quella della città di Gela, che ha semplicemente difeso la propria porta senza fare altro. Ma per poter segnare la Reggina cosa aspetta? Bisogna che gli avversari escano completamente dal campo?

Dopo quanto visto ieri, dopo l’ennesima prestazione senza orgoglio e senza dignità, ormai non c’è più niente da difendere. Questi uomini sono indifendibili. Qui non occorre che ci siano grandi cultori del calcio, perché prestazioni così umilianti vengono capite anche da chi di calcio capisce poco o niente.

Attacco sterile, lacune che si ripetono

Ancora una volta sono emerse le grandi lacune offensive che questa squadra si porta dietro da mesi. Gli attaccanti non riescono a sfruttare le più facili occasioni da rete. Palle gol nitide sprecate, scelte sbagliate negli ultimi metri, zero cattiveria sotto porta. Non si può pensare di vincere un campionato se chi deve buttarla dentro manca l’appuntamento con la rete quando l’avversario ti concede tutto il campo.

Una squadra che si disunisce nei momenti chiave

Questo è il film di un’intera stagione. Nei momenti opportuni, quando si poteva arrivare ad agganciare la vetta della classifica, la squadra si è subito disunita. Ha dimostrato di essere un gruppo senza stimoli, privo di quella fame che serve per vincere. Eppure i valori tecnici ci sono: lo hanno dimostrato le prestazioni di Caltanissetta e di Barcellona Pozzo di Gotto. Ma non basta una fiammata. Manca la determinazione costante, quella cattiveria agonistica che ti fa trasformare ogni partita in una finale.

Chi è venuto a Reggio Calabria sapeva cosa significasse indossare questa maglia. Sapeva che in questa piazza ogni gara andava giocata come se fosse l’ultima, perché solo così a fine anno si vince. Queste qualità, però, molti di questi uomini non le hanno mai manifestate.

Non meritano Ballarino, la città e la maglia

Fa male pensare alla serietà del Patron Ballarino, che non merita certamente questi comportamenti da parte dei giocatori. Un presidente che sta investendo e programmando, trattato così sul campo. Questi atteggiamenti stanno umiliando una città intera, una società, una maglia gloriosa e stanno mortificando un’intera tifoseria che non smette mai di crederci.

Dispiace soprattutto per i reggini che fanno parte di questa squadra, quelli che ci stanno mettendo l’anima ogni domenica. Dispiace che nello spogliatoio non si prendano provvedimenti nei confronti di chi indossa senza dignità la maglia della Reggina. Perché questa maglia pesa, e se non la senti tua è meglio farselo dire.

Il calcio e la politica: due strade diverse

In tutto questo, serve chiarezza: la politica, sia di destra che di sinistra, dovrebbe mettersi da parte. Non c’entra assolutamente niente con il calcio. Se qualcuno vuole farsi pubblicità politica, è più logico che vada a risolvere i tanti aspetti problematici che si notano ogni giorno nella città di Reggio Calabria. La Reggina non è un palco elettorale. È passione, è storia, è gente che soffre.

Ieri contro la città di Gela l’ennesima dimostrazione: senza carattere e senza rispetto per i colori che si indossano, in questo modo non si va da nessuna parte. E i sogni di vertice restano solo sogni.., chi non ha l’ l’orgoglio di indossare l’amaranto lasci e vada via!