Elezioni in Ungheria, Brutto attacca: “La sinistra esulta per una vittoria di centrodestra”

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Il dibattito politico che si è acceso nelle ultime ore, anche alla luce del risultato per cui esulta il consigliere regionale Ernesto Alecci che vede la sinistra non ottenere nemmeno un seggio, offre l’occasione per una riflessione più ampia sul contesto europeo e sul significato autentico dei processi democratici.

Il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, Angelo Brutto, interviene con decisione per ristabilire una lettura aderente alla realtà dei fatti, a partire da quanto accaduto in Ungheria. Le recenti elezioni hanno infatti sancito la vittoria di Péter Magyar, leader di un partito chiaramente collocato nell’alveo conservatore e di centrodestra.

“Colpisce – afferma Brutto – assistere all’entusiasmo di una certa sinistra italiana per l’affermazione di una figura politica che incarna valori e visione propri del centrodestra europeo. È un paradosso che fotografa in maniera plastica lo stato di confusione e di debolezza in cui versano alcune forze progressiste”.

Secondo il capogruppo di Fratelli d’Italia, il risultato elettorale ungherese smentisce in modo netto la narrazione, spesso strumentale, di un Paese privo di piena democrazia. 

“In Ungheria – prosegue – non c’era alcuna dittatura. Le urne hanno parlato con chiarezza: ha vinto la democrazia, il popolo ungherese ha scelto liberamente ed ancora una volta un indirizzo politico di centrodestra”.

Un passaggio che, per Brutto, dovrebbe indurre a maggiore prudenza nelle analisi e nelle prese di posizione, soprattutto quando si tenta di utilizzare scenari internazionali per fini di polemica interna. 

“La lezione che arriva dall’Ungheria è semplice: i cittadini scelgono liberamente e premiano proposte politiche credibili, radicate e coerenti”. 

Infine, uno sguardo alle prospettive future e ai rapporti tra governi: “A Péter Magyar va il nostro augurio di buon lavoro. Siamo certi che saprà costruire un rapporto solido e proficuo con l’Italia, rafforzando una collaborazione già oggi strategica tra governi che condividono valori e visione.