Il terremoto a Gioia Tauro

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di Antonino Napoli

Ieri mattina ho ricevuto una telefonata da Luigi Longo, direttore del giornale online “Approdocalabria”, che mi informava di un “terremoto” a Gioia Tauro. Il primo pensiero è andato, naturalmente, a un evento sismico, tanto che ho risposto d’istinto che a Taurianova non si era avvertito nulla. Solo dopo ho compreso il senso reale di quella espressione: non un fenomeno naturale, ma un fatto amministrativo di grande rilievo, la nomina della commissione di accesso al Comune.
Un terremoto, dunque, istituzionale. Di quelli che non fanno tremare la terra, ma interrogano profondamente le coscienze e il funzionamento delle nostre istituzioni.
La vicenda impone una riflessione che va oltre il caso specifico. L’ordinamento prevede strumenti incisivi, come lo scioglimento dei consigli comunali per infiltrazioni mafiose, proprio per tutelare la legalità e garantire che l’azione amministrativa sia libera da condizionamenti. Si tratta di strumenti necessari, soprattutto in territori in cui la presenza della ‘ndrangheta è storicamente radicata e capace di incidere sulle dinamiche pubbliche.
Tuttavia, proprio perché si tratta di misure così gravi e invasive, esse devono fondarsi non su meri sospetti, ma su fatti concreti, accertati, inequivoci. Il rischio, altrimenti, è quello di scivolare verso una logica emergenziale permanente, in cui la soglia del sospetto si abbassa fino a diventare criterio sufficiente di intervento. E questo non è compatibile con uno Stato di diritto.
Non può esistere un “doppio binario” anche nella valutazione delle situazioni amministrative: ciò che è richiesto in termini di prova e rigore in un comune del Nord deve valere allo stesso modo per un comune del Sud. La legalità non può essere declinata in base alla geografia, né può essere influenzata da pregiudizi o automatismi.
Al tempo stesso, non si può ignorare il dato di realtà. In alcune aree del Paese, le organizzazioni criminali esercitano una pressione concreta e talvolta pervasiva sulle istituzioni locali. Ma è proprio per questo che la risposta dello Stato deve essere ancora più solida, più rigorosa, più ancorata ai fatti, affinché sia non solo giusta, ma anche percepita come tale dai cittadini.
E poi c’è Gioia Tauro, con le sue straordinarie potenzialità. Una città che, grazie alla sua posizione strategica, al mare e al porto, potrebbe rappresentare un motore di sviluppo per l’intera regione. Vederla oggi in una condizione di difficoltà amministrativa e di incertezza istituzionale non può lasciare indifferenti.
Gioia Tauro ha diritto a una classe dirigente all’altezza delle proprie ambizioni, competente, credibile e trasparente. Solo così potrà trasformare le proprie potenzialità in realtà e diventare davvero un punto di riferimento per l’intero territorio.
Perché il vero “terremoto” che serve non è quello delle commissioni o dei provvedimenti straordinari, ma quello di una rinascita civile, amministrativa e culturale che restituisca fiducia ai cittadini e dignità alle istituzioni.