Gioia Tauro, segnali inquietanti e timori di una nuova escalation criminale: appello a istituzioni e antimafia
Mar 28, 2026 - Luigi Longo
Gioia Tauro, segnali inquietanti e timori di una nuova escalation criminale: appello a istituzioni e antimafia
Un’auto data alle fiamme, un ritrovamento di armi da guerra e un clima che torna a farsi pesante. A Gioia Tauro si riaccendono i riflettori su una situazione che molti definiscono “inquietante” e che richiama alla memoria le fasi più delicate della storia criminale del territorio.
L’episodio dell’auto incendiata, riconducibile al figlio di un soggetto legato ad ambienti già noti, viene letto come un possibile segnale. Un messaggio, secondo alcuni osservatori, che si inserisce in un contesto più ampio segnato anche da recenti operazioni delle forze dell’ordine, tra cui il sequestro di armi da guerra da parte della Guardia di Finanza.
Per comprendere il presente, è inevitabile guardare al passato. Il riferimento è al 2009, anno dell’uccisione di Rocco Molè, evento che segnò una frattura storica tra due delle principali famiglie della ’ndrangheta locale, i Molè e i Piromalli, legate anche da vincoli di parentela. Quella rottura, maturata dopo decenni di equilibri, fu al centro di una delle più importanti inchieste antimafia della provincia di Reggio Calabria: l’operazione “Cent’anni di storia”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia con il supporto dei Ros e della Squadra Mobile, che fece luce su dinamiche e contrasti interni alle cosche.
Un elemento, questo, che torna oggi al centro delle riflessioni: nel mondo della ’ndrangheta, si sa, nulla viene dimenticato. Anche a distanza di anni, vecchie tensioni possono riemergere e trasformarsi in nuove criticità.
Da qui l’appello alle istituzioni e alle forze dell’ordine: è necessario comprendere fino in fondo cosa stia accadendo e intervenire per evitare che il territorio possa scivolare nuovamente in una spirale di violenza. In questo quadro, viene comunque riconosciuto come positivo il lavoro della Direzione distrettuale antimafia, con l’operazione “Restauro” che ha colpito figure di vertice, tra cui esponenti di spicco della cosca Piromalli.
Accanto all’azione investigativa, si chiede però anche una risposta forte della politica. Tra le proposte, la convocazione di un consiglio comunale straordinario dedicato al sostegno delle attività della DDA e alla riaffermazione della presenza dello Stato, coinvolgendo la cittadinanza in un momento di condivisione e presa di posizione collettiva.
Resta fermo un principio: il rispetto del lavoro della magistratura e del diritto di ogni individuo a un giudizio equo. Ma sul contrasto alla ’ndrangheta, il messaggio deve essere chiaro: non è possibile arretrare, neanche di un millimetro.




