Reggio Calabria, il ritorno di Scopelliti e il silenzio imbarazzato della Lega. Pressing del Generale Vannacci e Forza Italia per far aderire ai loro movimenti Giuseppe Mattiani?
Mar 11, 2026 - redazione
Reggio Calabria, il ritorno di Scopelliti e il silenzio imbarazzato della Lega. Pressing del Generale Vannacci e Forza Italia per far aderire ai loro movimenti Giuseppe Mattiani?
C’è un dato politico che ormai appare evidente nella campagna per le comunali di Reggio Calabria: il ritorno sulla scena di Giuseppe Scopelliti non unisce il centrodestra, lo divide. E lo fa nel modo più plateale possibile, cioè attraverso il linguaggio più eloquente della politica: le assenze.
L’evento “Reggio riparte dal lavoro – 1.000 occupati, nessuno escluso” avrebbe dovuto rappresentare un momento di rilancio. In realtà si è trasformato in una fotografia impietosa delle contraddizioni che attraversano la Lega reggina e, più in generale, l’intero centrodestra locale.
Non si trattava di un appuntamento qualsiasi. Eppure, proprio lì dove la Lega avrebbe dovuto mostrare compattezza, si è materializzato il vuoto politico: assenti i commissari territoriali, assenti diversi dirigenti, assenti figure che in teoria dovrebbero rappresentare l’ossatura del partito sul territorio. Un’assenza collettiva che difficilmente può essere liquidata come una coincidenza.
Dietro quel vuoto c’è molto di più: c’è il disagio di un partito che non sa come gestire l’ingombrante ritorno di Scopelliti. Un ritorno che non è solo politico, ma simbolico. Perché riporta al centro della scena una stagione della politica reggina che molti, dentro e fuori il centrodestra, avevano archiviato da tempo.
La Lega di Matteo Salvini si trova così davanti a un paradosso: da un lato cerca di presentarsi come il partito del cambiamento, dall’altro si ritrova a orbitare attorno a una figura che rappresenta uno dei capitoli più controversi della politica calabrese degli ultimi vent’anni.
Il risultato è un partito che oscilla tra opportunismo e imbarazzo. Opportunismo quando si tratta di intercettare consenso in una città dove Scopelliti conserva ancora relazioni e pezzi di consenso. Imbarazzo quando quel sostegno diventa troppo visibile e rischia di compromettere la narrazione del “nuovo corso”.
Le assenze all’evento non sono quindi un dettaglio di cronaca politica: sono un messaggio. Un modo per dire senza dirlo che una parte della Lega non intende farsi trascinare dentro un’operazione percepita come personalistica e poco condivisa.
Ma il problema non riguarda solo il Carroccio. Riguarda anche lo stesso Scopelliti. Perché il suo ritorno sulla scena sembra seguire uno schema già visto: iniziative mediatiche, annunci ambiziosi, progetti che parlano di lavoro e rilancio, ma che finiscono inevitabilmente per ruotare attorno alla sua figura.
In altre parole, più che un progetto politico per Reggio, appare come l’ennesimo tentativo di rimettere al centro un leader del passato.
Ed è qui che emerge la vera questione. Reggio Calabria ha bisogno di una classe dirigente capace di guardare avanti, non di un dibattito politico che continua a muoversi dentro le stesse dinamiche, gli stessi nomi e gli stessi equilibri che hanno segnato il passato.
Se questo è l’inizio della campagna elettorale, la sensazione è che il centrodestra reggino stia entrando nella partita più diviso che mai, sospeso tra il peso di vecchie leadership e l’incapacità di costruire una proposta realmente nuova per la città.
Intanto i rumori della politica diventano sempre più assordanti. Il pressing di Forza Italia e del generale Roberto Vannacci a favore del dirigente leghista Giuseppe Mattiani sta infatti ridisegnando nuovi equilibri interni. Uno scenario che rende ancora più evidente la tensione tra la nuova classe dirigente del partito e l’ombra lunga dell’ex presidente della Regione.
Uno scontro che, ormai, è percepibile anche a occhi chiusi.




