L’autogol dell’associazione nazionale dei magistrati…il palazzo di giustizia diventato sede elettorale. Sconcerto tra i sostenitori del Si

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I luoghi di giustizia non sono palcoscenici di competizione referendaria

La Giunta dell’Unione Camere Penali Italiane esprime la più ferma condanna per il reiterato e sistematico utilizzo dei Palazzi di Giustizia da parte di esponenti dell’Associazione Nazionale Magistrati a fini di propaganda politica in vista del referendum sulla riforma della separazione delle carriere. Ciò che si sta consumando è l’appropriazione abusiva di spazi e simboli istituzionali appartenenti all’intera collettività, sottratti alla loro funzione propria e piegati al servizio di una causa di parte.

Quei luoghi sono affidati alla magistratura per l’esercizio della giurisdizione in nome del popolo italiano, non per farne strumento di propaganda referendaria. Appropriarsene – con cartellonistica politica affissa davanti alle aule di udienza, con comizi travestiti da convegni, con la destinazione esclusiva degli spazi interni ad eventi contrari alla riforma – significa sottrarre alla collettività il patrimonio ideale e fisico che essa ha consegnato in fiducia alla magistratura. Un atto di prevaricazione tanto più grave perché perpetrato da chi è chiamato, per ruolo costituzionale, a essere custode imparziale di quei valori, non loro interprete di parte.

Non è la prima volta che questa Giunta denuncia simili iniziative. Lo avemmo già fatto quando, con quel “CASA NOSTRA” ripetuto tre volte in un’aula istituzionale, la magistratura associata rivelò quella visione proprietaria della giustizia che è alla radice della sua opposizione corporativa alla riforma. Quella formula non era uno sfogo estemporaneo: era una dichiarazione programmatica, che rivela qualcosa di ancora più preoccupante della propaganda in sé — la convinzione, ormai data per scontata persino dai suoi autori, che tra magistratura e ANM non vi sia distinzione alcuna, che i Palazzi di Giustizia siano la sede naturale dell’una perché lo sono dell’altra. È precisamente questa identificazione tra funzione costituzionale e appartenenza corporativa a rendere urgente e necessaria la riforma.

Va ribadito che questa presa di posizione non mette in discussione il diritto dei magistrati di esprimere le proprie opinioni e partecipare al confronto democratico. Tale diritto deve però essere esercitato nelle sedi appropriate — piazze, sedi associative, mezzi di comunicazione — non nelle aule di giustizia, che non possono essere degradate a palcoscenici di competizione referendaria.

I Palazzi di Giustizia sono la casa del popolo italiano, in nome del quale la giustizia viene amministrata, non la sede operativa di un’associazione di categoria. L’Unione Camere Penali Italiane chiede pertanto con urgenza alle alte istituzioni del Paese — alle Presidenze delle Corti e al Ministero della Giustizia — di intervenire affinché vengano immediatamente rimossi tutti i materiali propagandistici esposti negli uffici giudiziari e affinché simili episodi non possano ripetersi. La neutralità dei luoghi in cui si amministra la giustizia in nome del popolo italiano non è negoziabile.

La Giunta

https://www.camerepenali.it/cat/13582/i_luoghi_di_giustizia_non_sono_palcoscenici_di_competizione_referendaria.html