Questione sfratto “Gruppo teatrale gioiese Giangurgolo”, la lettera al Prefetto dell’avv. Giuseppe Macino

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Gentile Signora Prefetto di Reggio Calabria,

ho il dovere – quale cittadino – di notiziarla che a Gioia Tauro è in corso di esecuzione  la condanna a morte di un teatro popolare. Ma questo crimine  – in primis – viene fatto surrettiziamente in Suo nome. Ella, infatti, doverosamente, ha ritenuto di invitare i responsabili degli Enti locali ad un capillare accertamento delle condizioni di sicurezza dei locali aperti al pubblico. E  lo ha fatto immediatamente ed opportunamente  dopo i luttuosi avvenimenti di Crans Montana. Il Comune di Gioia Tauro – e per esso la sindaca felicemente regnante – ha colto l’occasione –  unidirezionale ed esclusiva – per seguire le sue ossessioni  ed eseguire le sue personali vendette,  come oramai da circa  due anni  ci ha abituati, nel silenzio  delle Istituzioni. Non risulta che il Comune si sia preoccupato di altri controlli e, nel caso che ci occupa, nessun  controllo tecnico  è  stato operato.

Ma cosa ha fatto la sindaca ? ha mandato avanti  un funzionario dell’Ufficio tecnico il quale –  inconsapevole di tutto – non avendo proceduto ad alcun sopralluogo, accertamento e  quant’altro dovuto –  ha tuttavia dato corso all’avvio di un procedimento amministrativo  ai sensi degli artt.7 ed 8 della L.241/90 finalizzato alla adozione  di provvedimenti in materia di pubblico spettacolo, uso dell’immobile e  risoluzione  di un contratto di comodato d’uso, in corso da ventitre anni. Immobile di proprietà comuale. E sì, Signora Prefetto, si tratta di proprietà comunale.  Questo immobile era di proprietà di una cittadina gioiese, residente da tempo in Inghilterra che – ammirata per le coraggiose iniziative di riscatto ambientale e sociale  dell’allora Sindaco Aldo Alessio – volle donarlo al Comune perchè fosse destinato ad attività culturali e sociali .E così è stato. Infatti nel Dicembre del 2002 – Sindaco Dal Torrione – l’immobile  è stato concesso in comodato d’uso alla Associazione Culturale “Gruppo teatrale gioiese Giangurgolo”. Giangurgolo è una antica maschera cittadina . L’Associazione ne ha fatto la propria sede e punto di incontro di giovani, donne, uomini che – favorendo aggregazione sociale – ha sviluppato un laboratorio teatrale,costruito un piccolo teatro, elaborato testi di commedie dialettali, favorito la crescita artistica di attori, registi etc.Tutto autogestito e a carico dei soci, senza spese per la collettività, senza compensi per alcuno .Senza lucro o scopo di lucro.I locali sono stati attrezzati, messi in sicurezza. Ogni anno sono state  rappresentate, con due recite,aperte ad invito, le opere originali elaborate  e la compagnia – amatissima e seguita anche  con rappresentazioni fuori città – e’ ormai  parte dell’orgoglio gioiese. Però questo momento di libertà, cultura e bellezza, Gentile Prefetto, doveva sparire . Senza un solo sopralluogo, senza alcuna interlocuzione con l’Associazione  e – negando accesso agli atti  pur richiesto – la Giunta comunale  ha deliberato la morte di una esperienza culturale ed umana unica  ed irripetibile in una città affamata di cultura e di bellezza.

Inutile dirle, Gentile Signora Prefetto, che le argomentazioni della Giunta  sono strumentali e giuridicamente inconsistenti   e che l’Associazione aveva dato immediatamente  la volontaria adesione a non presentare spettacoli al pubblico, chiedendo all’Ente di dare, se ritenute necessarie, prescrizioni tecniche idonee a fugare le pretestuose  motivazioni frettolosamente fabbricate . Ma c’era fretta di spegnere la luce della cultura  senza aspettare la fine contrattuale di Dicembre 2027. Eppure nei suoi ventitre anni di vita, confortata dalle disposizioni di tutela assicurate dallo Statuto Comunale, mai il Comune ha contestato alcuna criticità urbanistica o fiscale – come era ed è a perfetta conoscenza della sindaca, per note ragioni personali. E’ penoso? E’ così.

Penso  – da uomo libero – che  avverso l’arroganza  del potere la Legge assicuri ancora i giusti rimedi.

Le invierò  gli atti di questa odiosa vicenda, per una Sua valutazione. Se vorrà.

Ma mi premeva dirLe, Gentile Prefetto, che ritengo orrendo che si sia usato una sua giusta raccomandazione, per far da sgabello e pretesto alla arroganza ed alla protervia. Mi preme sottolineare che si è usato la tragedia di 41 ragazzi morti, il dolore dei feriti, la disperazione delle famiglie di Crans Montana per un fine disonorevole. E questo fa male. Ed ho motivo di pensare che faccia male anche a Lei,

Con stima

Avv. Giuseppe Màcino