Sanità, Ranuccio: “Calabria ferma sulle cure palliative, solo il 20% dei pazienti assistito”

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«A sedici anni dall’approvazione della legge 38/2010, in Calabria il diritto alle cure palliative continua a rimanere in larga parte inattuato. Non si tratta di un ritardo burocratico, ma della mancata garanzia di un diritto che riguarda la salute e la dignità delle persone nella fase più delicata della vita».

Lo dichiara il Vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, Giuseppe Ranuccio, annunciando il deposito di un’interrogazione a risposta scritta sulla mancata piena istituzione e operatività della Rete regionale delle cure palliative.

Secondo i dati richiamati nell’atto ispettivo, in Calabria circa 10.000 persone ogni anno necessitano di cure palliative, ma il livello di copertura dei servizi si attesterebbe attorno al 20% del fabbisogno. Un divario rilevante rispetto ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e agli obiettivi nazionali che fissano al 90% la soglia di copertura entro il 2028. «Sono numeri – osserva Ranuccio – che evidenziano un ritardo strutturale che la Regione non può più ignorare».

«La normativa nazionale è stata recepita formalmente – prosegue – ma la Rete regionale non risulta mai pienamente organizzata e operativa. I monitoraggi di AGENAS e del Ministero della Salute segnalano criticità persistenti: manca una ricognizione completa delle attività e non è garantita un’erogazione uniforme delle prestazioni su tutto il territorio».

Particolarmente grave appare la situazione nel territorio dell’ASP di Reggio Calabria. Strutture nate per garantire assistenza ai malati in fase avanzata, come gli Hospice di Melicucco e Siderno, risultano oggi inutilizzate, vandalizzate e lasciate al degrado, con un evidente spreco di risorse pubbliche. Sul piano organizzativo, le cure palliative verrebbero spesso ricondotte all’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI), in contrasto con quanto previsto dalla normativa che impone équipe multidisciplinari dedicate e standard assistenziali specifici. Anche le Unità di Cure Palliative, pur formalmente istituite, in diversi casi non disporrebbero di autonomia gestionale, centri di costo propri o personale stabilizzato, restando di fatto prive di piena operatività.

«La Giunta regionale – conclude il Vicepresidente Ranuccio – è chiamata ad assumere decisioni concrete e tempestive: occorre rendere operative le strutture esistenti, assicurare un’organizzazione conforme alla normativa vigente e adottare un programma triennale coerente con gli standard previsti dal DM 77/2022. Ogni ulteriore ritardo incide direttamente sui diritti dei cittadini calabresi».