L’Anniversario. “Non può essere morale chi è indifferente. L’onestà consiste nell’avere idee e crederci e farne centro e scopo di se stessi”. Un secolo fa ci lasciava Piero Gobetti
Feb 16, 2026 - Giuseppe Larosa
C’era una volta… Piero Gobetti, ai giovani o a chi fa politica oggi potrebbe essere un nome sconosciuto o forse un personaggio di qualche film, nulla di tutto ciò. Piero Gobetti è stato un rivoluzionario ai tempi di quel periodo buio, esecrabile e inqualificabile e che grazie anche al suo sacrificio, i post-fascisti sono al governo, i loro accoliti e sostenitori possono sfoggiare le loro elucubrazioni frustranti nei social e dirò di più, grazie a lui ed a quel sangue versato durante la Resistenza, i post-fascisti possono fare carriera, insegnare nelle scuole e finanche fare i parlamentari. Sarebbe stato così se fosse stato il contrario senza la lotta partigiana? Oggi ricorre l’anniversario della scomparsa di un grande intellettuale che morì a soli 25 anni ed aveva rivoluzionato il pensiero socialista liberale in quell’epoca, una mente eccelsa che fece tremare le gambe a Mussolini ma non con la paura, ma con la forza delle sue idee, raccolte in un importante saggio sulla lotta politica italiana ancora molto attuale, anzi, oggi più attuale che mai, Gobetti, a proposito della lotta politica disse, leggete bene e imparate, “Opposizione senza illusioni e senza ottimismi; ma chi è scettico in altro modo, chi si professa apolitico non è soltanto un letterato o un retore, è un disertore, un complice del regime”.
Piero Gobetti morì in esilio a Parigi dopo essere stato vittima dei pestaggi squadristi in Italia e nonostante tutto, “Bisogna amare l’Italia con orgoglio di europei e con l’austera passione dell’esule in patria (…) per capire con quale serena tristezza e inesorabile volontà di sacrificio noi viviamo nella presente realtà fascista (…) le nostre malattie e le nostre crisi di coscienza non possiamo curarle che noi. Dobbiamo trovare da soli la nostra giustizia. E questa è la nostra dignità di antifascisti: per essere europei dobbiamo su questo argomento sembrare, comunque la parola ci disgusti, nazionalisti”.
Nella sua attività di intellettuale contro il regime fascista non adeguandosi alle direttive, a novembre del 1924 il prefetto ingiunge la cessazione definitiva delle pubblicazioni e la soppressione della stessa casa editrice per “attività nettamente antinazionale” e lo stesso Gobetti reagì con parole intrise di orgoglio e di passione, “sarò palesatamente costretto all’infelice dissenso (…). La libertà d’opinione è stata soppressa come una rete che viene sradicata: senza possibilità di dialogare sono destinato ad essere sopraffatto. A cosa serve più, ora, fare finta?”.
Tra le opere principali di Gobetti, “La Rivoluzione Liberale. Saggio sulla lotta politica in Italia” (1924), in cui esplora il suo pensiero e auspica una rivoluzione che possa rigenerare il paese in contrasto allo spirito fascista che si dilagava in quegli anni e che definisce come l’espressione dei mali cronici italiani: pigrizia, conformismo, assenza di spirito critico e infantilismo politico.
Piero Gobetti l’11 febbraio si ammala di bronchite, oltre ad avere seri problemi cardiaci e muore in una clinica francese il i Neuilly-sur-Seine, vi muore nella notte tra 15 febbraio e il 16 del 1926, assistito da Francesco Fausto e Francesco Saverio Nitti, da Prezzolini e da Luigi Emery. È sepolto nel cimitero parigino di Père-Lachaise.
Per non dimenticare, per imparare e per ricordare quanto è stato criminale per l’Italia quel regime tremendo, fatto di orrore e orrori, ma soprattutto far ricordare a chi oggi fa la morale dall’altra parte delle idee di Gobetti, che tali condizioni gli sono consentite grazie a chi in nome di quella libertà ha perso la vita!




