Test di Medicina, Rosellina Madeo (Pd): “una vittoria di Pirro che nuoce alla meritocrazia e alla futura classe medica”
Gen 10, 2026 - redazione
Una vittoria di Pirro quella che il Governo va sbandierando sui test di medicina. Un insuccesso che si misura con solo un terzo degli ammessi che ha raggiunto la sufficienza negli esami del semestre filtro e con due terzi che ne hanno superato almeno uno. Nessun criterio iniziale è stato rispettato perché, pur di non lasciare i posti vuoti, si è preferito rispondere alla logica del tutti dentro ammettendo con riserva anche chi aveva superato un solo esame su tre. E questo, neanche a dirlo, si sta traducendo in un ricorso collettivo da presentare entro il 15 gennaio per tutti quelli che sono stati esclusi e che di fatto lamentano un cambiamento dei parametri di accesso a test conclusi.
Questo è il risultato di una riforma che funziona? Avevo definito una Caporetto i risultati degli esami d’accesso e, ora, i numeri della disfatta si contano sul campo. Oltre 30mila studenti che hanno vissuto il semestre filtro, che poi di semestre aveva davvero ben poco con le lezioni condensate in poco più di due mesi, e che ad oggi, a metà dell’anno accademico, si trovano con un nulla di fatto.
La riforma Bernini, rivista in corso d’opera perché forse così ben studiata non era, ha lasciato fuori tante ragazze e ragazzi e, anche coloro che sono riusciti ad accedere, in molti casi lo hanno fatto con un solo esame superato su tre partendo con uno svantaggio enorme e tanto da recuperare.
I trenta mila studenti che non sono rientrati in sanatorie e condoni vari si trovano invece esclusi da tutto: anche dai corsi affini che Bernini aveva previsto come paracadute.
L’Udu è sul piede di guerra, il sindacato degli studenti annuncia un ricorso collettivo entro il 15 gennaio. Precisamente, questa riforma è servita a chi e a cosa? Non certo alle nostre figlie e i nostri figli che hanno come sogno nel cassetto quello di salvare vite umane, e nemmeno ad operare una selezione accurata visto che, sull’orlo del fallimento e del pericolo di posti vuoti, si è deciso di ammettere a Medicina anche chi ha superato un solo esame su tre. La sensazione di molti studenti è quella di aver praticamente perso un anno e, al pensiero di dover congelare altri sei mesi di carriera universitaria qualora volessero ritentare in futuro, smarrimento e incertezza sono dietro l’angolo.
Non si può far finta di nulla e dire che questa riforma abbia funzionato. C’è bisogno di dialogo, di confronto e di soluzioni condivise. Sebbene non tutti siamo nella posizione di poter incidere effettivamente sulle cose, è nostra responsabilità tenere alta l’attenzione e porre il tema al centro del dibattito politico. Andare avanti dicendo che va tutto bene, considerando peraltro che la maggior parte degli studenti entrati deve recuperare più di una materia gravando sull’organizzazione degli atenei, è frutto di un atteggiamento miope e irresponsabile. Sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico. Soprattutto in un paese come il nostro, dove il Governo dovrebbe concentrarsi su come attrarre medici di medicina generale e specialisti nel servizio sanitario pubblico arginando la continua emorragia verso il privato.
Guardiamo in casa nostra: le ex guardie mediche chiudono perché non ci sono professionisti disponibili per coprire i turni. Il caso recente di Schiavonea, costretta a serrare i battenti durante le feste natalizie, è un esempio lampante. Nei reparti mancano nefrologi, radiologi e medici di emergenza urgenza. I medici in Calabria sono tra i meno pagati d’Italia e per questo i concorsi vanno deserti e gli specialisti, qualora decidano di restare nei confini regionali, prediligono il privato.
L’auspicio, oltre al fatto che il Governo metta seriamente mano sulla parità di trattamento economico dei medici in Italia, è che questa riforma venga rivista seriamente con il parere di tecnici ed esperti perché è estremamente dannoso andare avanti per tentativi sulla pelle delle nostre ragazze e ragazzi e, a distanza di anni, sulla vita dei pazienti.



