Giuseppe Morogallo, il coraggio che resiste oltre le onde!
Di Clemente Corvo
Giuseppe Morogallo, un ragazzo di appena 14 anni, ha dimostrato che l’eroismo non ha età. Con coraggio e determinazione, ha agito seguendo l’istinto e salvato una vita. La sua storia è un monito sull’importanza del rispetto per le forze della natura e un promemoria che, anche in momenti di crisi, la compassione e l’azione rapida possono fare la differenza. La comunità di Gioia Tauro ha una nuova figura da ammirare e un giovane che ci ricorda l’importanza della prontezza d’animo e della solidarietà.
Di seguito la sua intervista rilasciata al giornalista Clemente Corvo dove viene tracciato un profilo completo e approfondito del giovane eroe, comprendendo le motivazioni, le emozioni e le riflessioni post-evento ed offrendo ai lettori una visione d’insieme dell’accaduto e valorizzando l’azione di Giuseppe.
D. Giuseppe, prima di tutto, come stai? Come ti senti dopo un intervento così coraggioso?
R. Mi fanno un po’ male i muscoli e i tagli ma mi sento felice e soddisfatto ma anche traumatizzato perché le onde erano davvero alte e mi hanno fatto paura.
D. Cosa ti è passato per la mente nel momento in cui hai visto l’ex ferroviere in difficoltà?
R. Ho pensato di andare lì e aiutarlo da sopra il pontile ma non ci sono riuscito e quindi mi sono buttato.
D. Molti avrebbero esitato o avrebbero atteso aiuto esterno. Cos’è che ti ha spinto ad agire immediatamente?
R. Perché era in acqua da diverso tempo e continuava a chiamare aiuto. Non mi sono sentito di aspettare ancora perché avevo paura che annegasse.
D Avevi mai avuto esperienze di salvataggio o formazione in materia prima di questo episodio?
R.No, mai.
D. Com’è stata la reazione dei tuoi familiari e amici quando hanno saputo del tuo coraggioso gesto?
R. I miei genitori e i miei parenti all’inizio erano molto spaventati poi però mi hanno detto che sono stato bravo e molto coraggioso.
D. Parlaci della situazione in acqua. Come sei riuscito a mantenere la calma e a gestire una situazione così critica?
R. Io fin da piccolo sono cresciuto a contatto col mare, quindi sapevo come affrontare le onde grandi e vedevo che questo signore le prendeva nel modo sbagliato e finiva sempre sott’acqua. Allora mi sono tuffato e l’ho spinto sui massi così lui è potuto risalire sul pontile, io intanto ho cercato di arrampicarmi ma non ci riuscivo perché le onde erano troppo grosse, alla fine ho incastrato un piede sotto un masso e sono rimasto agganciato finché non c’è stata una pausa delle onde e sono riuscito a risalire.
D. Quanto ha influito l’adrenalina nell’azione? Ti sei reso conto immediatamente del pericolo che correva l’uomo o è stato un istinto naturale proteggerlo?
R. Mi sono reso conto del pericolo ma buttarmi è stato istintivo quando ho pensato che stesse davvero annegando. L’adrenalina era tantissima, infatti ho sentito il dolore e la stanchezza solo diverso tempo dopo.
D. Come ti sei sentito nel momento in cui sei riuscito a portare l’anziano a riva? Cosa ti ha detto lui?
R. Quando ho visto che era riuscito a salire mi sono sentito sollevato e sia lui che sua moglie non finivano di ringraziarmi. Mi dispiace solo di non averlo potuto conoscere, non so neanche il suo nome.
D. La comunità di Gioia Tauro ti ha definito un eroe. Come reagisci a questo titolo? Ti senti davvero un eroe o pensi di aver fatto solo ciò che era giusto?
R. Non mi sento un eroe, penso di aver fatto quello che era giusto.
D. Dopo questa esperienza, hai qualche consiglio da dare ai tuoi coetanei e alla comunità in generale riguardo alla sicurezza in mare?
R. È importante non fidarsi mai troppo del mare. Il mare è bello però può essere molto pericoloso, bisogna stare attenti e entrare solo in sicurezza, specialmente non fare il bagno quando è molto mosso.
– Dopo la nostra coinvolgente intervista con il giovane Giuseppe Morogallo, voglio fare un passo indietro e condividere con voi, lettori, non solo le parole di un eroe adolescente, ma anche le emozioni e riflessioni di chi ha vissuto una situazione simile.
Ci sono momenti nella vita che ci mettono alla prova, che ci chiedono di agire rapidamente, di mettere da parte ogni paura e di correre in aiuto di chi ne ha bisogno. Ho vissuto uno di questi momenti quando ho tratto una persona priva di sensi dai binari del treno. La tensione, l’adrenalina, il bisogno di agire: tutte sensazioni che Giuseppe ha certamente provato in quel tragico momento al mare di Gioia Tauro.
L’atto di Giuseppe richiedeva più di semplice coraggio; richiedeva un senso intrinseco di altruismo, un rispetto profondo per la vita umana e, soprattutto, una determinazione che va oltre la sua giovane età. Non tutti possono comprendere appieno l’emozione che si prova in simili circostanze, ma io, avendo vissuto una situazione analoga, posso dire con certezza che Giuseppe ha dimostrato un carattere e una determinazione eccezionali.
In quegli attimi, ogni secondo conta. La minima esitazione potrebbe avere conseguenze fatali non solo per chi si trova in pericolo, ma anche per chi tenta di aiutare. Giuseppe ha agito con una freddezza e una determinazione che pochi possiedono, mettendo a rischio la propria vita per salvare un altro essere umano.




