Si torna a lavorare al porto di Gioia Tauro, garanzie da Msc

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Si torna a lavorare al porto di Gioia Tauro. Lo hanno deciso i lavoratori che hanno tolto il blocco attuato dal 13 febbraio a conclusione di un lungo incontro che una loro rappresentanza ha avuto con il capo della divisione cargo di Msc, Paolo Maccarini, giunto a Gioia Tauro per confrontarsi con i portuali sugli impegni che la linea che fa capo all’imprenditore italo-svizzero Gianluigi Aponte assumerà nello scalo calabrese. “Siamo pronti a fare investimenti – ha detto Maccarini – per 140 milioni di euro per ammodernare il parco mezzi del terminal portuale, vero tallone di Achille del porto che ha provocato nel tempo la caduta della produttività dello scalo. Siamo convinti che in questo modo possono crearsi le condizioni di stabilità occupazionale per tutti i lavoratori del porto. Siamo pronti a portare i volumi necessari per il rilancio del porto”.

Segreteria Cgil Calabria Cgil Gioia Tauro Filt Cgil Calabria Filt Cgil Gioia Tauro

La situazione in cui si trova il porto di Gioia Tauro è allarmante e non può essere trattata come una qualsiasi vertenza di lavoro ma come il punto più evidente della crisi del Mezzogiorno e, al contempo, come il terreno su cui il Governo del Paese può misurare la capacità di dare risposte serie a problemi complessi. Oggi la partita la stanno giocando due colossi societari quotati in borsa che utilizzano Gioia come un risiko schierando i propri eserciti per obiettivi più grandi e diversi dove ci sono interessi finanziari imponenti senza alcun rispetto per il territorio e le persone che lavorano. Nel corso del 2018 c’è stato un calo dei volumi di circa il 13%, nel 2017 di quasi il 5% che si aggiungono ai cali degli anni precedenti e che hanno impoverito la capacità dello scalo a competere nel momento in cui gli altri porti di trashpment hanno avuto un aumento di volumi. Perché questo calo di volumi? Perché lo scontro fra MCT e MSC è giunto ad un punto di irresponsabilità non più sopportabile. Non si può, infatti, continuare a dire che i volumi non vengono portati perché le banchine non possono sostenerli e, dall”altra parte, dire che gli investimenti non vengono fatti perché gli altri non portano i volumi. Il Governo faccia rispettare l’APQ del 2016, faccia rispettare gli impegni assunti da MCT e MSC di investire e portare container fino a 40 mila teus a settimana. E, soprattutto, faccia assumere gli impegni a chi li può e li deve mantenere. In sostanza, l’impegno a non licenziare deve certamente essere assunto da MCT, ma nel caso, come dice il Governo, di una revoca della concessione ci deve essere l’impegno che MSC deve assumere al tavolo ministeriale di riassumere da subito tutti i 1.370 lavoratori.

Ecco perché abbiamo chiesto già prima della crisi che il tavolo fosse aperto contemporaneamente, come già avvenuto nel 2016, sia al Ministero dei trasporti che alla Presidenza del Consiglio. La vertenza di Gioia è delicata, si intrecciano le questioni portuali e del trashpment a quelle della logistica e del possibile insediamento industriale con la ZES ed i relativi investimenti. Stiamo parlando cioè di una area complessa che oltre al porto ed alla ricchezza del suo possibile sviluppo può precipitare nella desertificazione e nell’oblio. Siamo, dunque, ad una svolta reale che va affrontata con responsabilità e con fermezza, evitando strumentalizzazioni elettorali e mettendo in campo capacità e relazioni per portare a compimento una vertenza difficile e dagli esiti incerti. Alla Regione Calabria  chiediamo di interrompere il silenzio di questi giorni e di partecipare ai tavoli nazionali sostenendo le proposte sindacali. Al Governo italiano chiediamo di farsi rispettare da due aziende che da Amburgo e Ginevra pensano a Gioia Tauro solo per i propri interessi societari trascurando il territorio e i lavoratori.