Zambrone, Epifanio, “Regolamento Comunale: pilastro della democrazia, non strumento di Libera interpretazione”

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In merito al recente comunicato del gruppo “Identità e Futuro per Zambrone”,
corre l’obbligo di ripristinare la verità dei fatti e il rispetto delle norme.
Ed iniziamo utilizzando un’affermazione fatta proprio dal gruppo in uno dei loro
precedenti comunicati, “Il buon governo ha un presupposto fondamentale,
semplice ma imprescindibile: il principio della verità!”.
Un Regolamento non è un canovaccio da adattare alle esigenze del momento, né
un atto di libera interpretazione; esso rappresenta il punto fondante dell’agire
amministrativo, volto a garantire l’imparzialità e a impedire che l’arbitrio di parte,
limiti il carattere democratico delle istituzioni.
Assistiamo ad un rito ormai consolidato: a rispondere ad un comunicato i cui
protagonisti sono il Sindaco e il Presidente del Consiglio, è l’intero gruppo di
maggioranza. Un “fare scudo” collettivo che somiglia molto più ad un’arrampicata
sugli specchi, nel tentativo di giustificare l’ingiustificabile.
Le bugie, però, hanno le gambe corte e ai cittadini, bisogna sempre spiegare le
cose nella loro verità, non con giustificazioni tendenzialmente o spudoratamente
di parte.
il
Citare esclusivamente il comma 4 dell’art. 26 è un’operazione volutamente
fuorviante per l’opinione pubblica. Tale norma si applica esclusivamente quando i
consiglieri richiedono solo risposta scritta. E non è stato il nostro caso! Ma è
comma 3 dello stesso articolo a parlare chiaro: “…Alle interrogazioni e
interpellanze per le quali è chiesta risposta orale, dovrà essere dato comunquе
riscontro entro 30 (trenta) giorni in sede di consiglio comunale, anche
appositamente convocato dal Presidente del Consiglio…”.
Questa è la disposizione univoca che si applica al nostro caso!
La tesi secondo cui il riscontro scritto esaurirebbe l’obbligo di discussione, oltre
che inesistente nel regolamento, è una pericolosa dichiarazione d’intento:
rispondere per iscritto per evitare il confronto pubblico in aula, sperando nel
silenzio dell’opposizione.
Non è una questione burocratica, è una questione di principio. Il Presidente del
Consiglio ha il dovere di agire come garante super partes, non come braccio
esecutivo di una maggioranza che intende silenziare il sindacato ispettivo.
Smentiamo categoricamente l’affermazione secondo cui l’opposizione
utilizzerebbe “stabilmente” la formula della risposta scritta unita alla discussione
in consiglio. I dati dicono l’esatto contrario: i casi in cui abbiamo avanzato tale
duplice richiesta sono rarissimi e sono tutti documentati. È proprio esaminando
le convocazioni degli ultimi 4 anni che emerge la verità: in quelle rare occasioni, le
nostre interrogazioni sono state inserite all’ordine del giorno ma stranamente, il
gruppo di identità e futuro per Zambrone ci accusa anche, di non aver sollevato
mai rilievi in passato. Dimenticanze o cosa?
Non esistono “prassi” di comodo dove regna la democrazia, ma dove una
gestione parziale del potere, mina pericolosamente la trasparenza e la sana
rappresentanza politica.
E il gruppo di Rinascita per Zambrone esige trasparenza e ascolto alle tante
istanze dei cittadini di Zambone che si rivolgono ai suoi consiglieri per dubbi,
problemi o informazioni.
Restiamo conviti anche del nostro parere sulla legittimità di firma del riscontro
sulla rottamazione quinques da parte del Presidente del Consiglio.
In merito alla “rottamazione dei tributi”, accogliamo con favore l’inserimento nel
prossimo Consiglio, ma rigettiamo con fermezza l’espressione secondo cui tale
inserimento avverrebbe “non in quanto atto dovuto”.
Discutere le istanze dei cittadini in aula è sempre un atto dovuto, non una
concessione benevola della maggioranza come di un monarca al governo.
Notiamo infine, con rammarico, il persistente silenzio sulla nostra richiesta di
assemblea pubblica relativa alla frana della SP83, tema su cui i cittadini
attendono un dibattito aperto, non interpretazioni regolamentari.
La democrazia non vive di concessioni, ma di regole rispettate.